Dispiace dover ammettere di essersi sbagliati. Quando uscì Donnie Darko venne naturale gridare al miracolo. Richard Kelly era stato protagonista di un esordio al fulmicotone, un film stratificato e complesso, ideale per farsi ricordare negli anni a venire. Purtroppo a tale promessa non è mai seguita una reale conferma e dopo anni di silenzio è seguito lo zoppicante Southland Tales.

Ora parecchi anni dopo quel magnifico esordio, ecco fare capolino The box, fanta-thriller dal claudicante valore artistico. Al di là dell’amore di Kelly per le domande lasciate in sospeso (cosa centra l’handicap di Cameron Diaz? Che centra il fatto che Frank Langella lavorasse per la Nasa?), il film ha un suo ipnotico incedere, che purtroppo si fa sempre più confuso proprio nel momento in cui sciogliendo i nodi narrativi, dovrebbe farsi più chiaro.

La pecca più grave di The box è quella di procedere per irritante accumulo, infischiandosene di parole come coerenza e misura. Ad uno spunto intrigante e ben architettato (non a caso il film è tratto da un racconto del geniale Richard Matheson) fa quindi da contraltare uno sviluppo confuso, indeciso, chiassoso. Perennemente indeciso tra misticismo e fantascienza, in costante bilico tra thriller e dramma, The box mette troppa carne al fuoco, causando un’indigestione ai poveri nauseati spettatori.

Amplificando in modo insopportabile i punti di forza (ma anche quelli di debolezza) del suo esordio, Richard Kelly confeziona un film che avrebbe potuto essere un piccolo classico, invece rischia di trasformarsi in un piccolo ed insignificante ricordo, che aspetta solo di essere rimosso. Uno spreco, nient’altro che un confuso spreco di mezzi, idee, uomini e donne. Forget it.

VOTO

Se avete da 00 a 13 anni: Carino ma noioso, 7
Se avete da 13 a 20 anni: Bello, 8
Se avete da 20 a 30 anni: Carino, 7
Se avete da 30 a 40 anni: Confuso, 5
Se avete da 40 anni in su: Confuso, 5

Annunci