L’ho già detto molte volte, eppure ripeterlo non fa mai male: l’appassionato di horror è una creatura timida e riservata, bisognosa di affetto e di attenzioni.

Perennemente abituato ad essere preso in giro dalle produzioni di mezzo mondo e da beffardi trailer fasulli, l’appassionato di questo tipo di film (come me) si crogiola spesso nel passato e nelle pellicole che lo hanno contrassegnato, impossibilitato a riconoscersi ed identificarsi in un presente spesso troppo scadente e povero di idee. Questo fa di lui il più sensibile dei cinefili e il più soggetto a cocenti delusioni cinematografiche.

In un desolato e desolante panorama in cui i film horror davvero validi si contano sulle dita di una mano, Hatchet ha il sapore dell’acqua di fonte incontaminata. Questo filmino senza pretese infatti (perchè di questo si tratta, niente più di un filmino), ha tutte le carte in regola per farsi apprezzare da un pubblico di appassionati.

Intanto il tasso di emoglobina è altissimo, punteggiato qua e la da impennate di cattiveria gratuita, davvero sopra le righe. Il sangue scorre a fiumi, anzi schizza a secchiate, facendo da contrappunto ad un assortimento di efferatezze davvero invidiabile: Ossa divelte, arti strappati, mandibole piallate, crani sfondati… e potrei continuare ancora.

Il cast è azzeccato e variegato, qualcosa che va al di là del solito gruppo di adolescenti carne da cannone, ma un vero gruppo eterogeneo, più o meno pronto a vender cara la pelle. Le amichevoli apparizioni di due mostri sacri come Tony Todd e Robert Englund, non fanno altro che aggiungere un pizzico di pepe ad una pietanza già molto saporita.

Infine, l’aspetto forse più gradevole del film, è il sottile umorismo che non lo abbandona mai, nemmeno nelle scene più truci. Un umorismo, che serpeggia traditore, inducendo spesso lo spettatore ad abbassare la guardia, anche quando di lì a poco, l’orrore lo sorprenderà alle spalle.

Pur essendo un semplice slasher, Hatchet, ha la capacità di usare il genere senza deriderlo e senza proporre miracoli. Come recita giustamente la locandina originale del film, questo non è un remake, ne un sequel e nemmeno un film basato su di un altro film giapponese, forse a conti fatti di questi tempi non è poco.

IMPORTANTE

Indispensabile consumare il tutto con la dovuta dose di distacco, ironia e disincanto, forse correrete il rischio di divertirvi.

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