Con Nicholas Sparks si finisce sempre all’obitorio, è un assioma.

Viene da pensare che quest’uomo abbia avuto la più triste e disperata esistenza che si possa immaginare, per riversare tanto lecrimoso sadismo addosso ai suoi personaggi. Ne Le parole che non ti ho detto, Kevin Costner moriva ad un passo dal raggiungimento del suo sogno d’amore, la stessa cosa capitava a Richard Gere in Come un uragano, per non parlare poi del destino arcigno e nefasto capitato tra capo e collo ai protagonisti de I passi dell’amore e Le pagine della nostra vita… insomma ne ha ammazzati più Nicholas Sparks di Agatha Christie.

Ma cosa accade quando nostro signore delle lacrime, incontra un altro leader incontrastato del cleenex? Infatti Dear John (ora parliamo del film, promesso), è diretto da Lasse Hallstrom, un uomo che ha fatto della lacrima una scienza esatta. Stranamente i due pater lacrimosa, posti uno di fronte all’altro si elidono, dando vita ad una pellicola più frizzante del solito.

Non vi metterete certo a ballare la hula però, pur non saltando l’obbligatoria fermata all’obitorio, un minimo di speranza baluginerà alla fine del tunnel. Lontano anni luce dai film che ho citato prima, ma anche dalla mestizia di The shipping news, dalla tristezza de Il vento del perdono e dalla tragedia di Hachiko (tutti film diretti da Hallstrom in persona), Dear John si lascia guardare, regalando qua e là qualche lacrima, senza dover ricorrere ad un fastidioso trapianto dei dotti lacrimali.

Chiarito questo aspetto, bisogna però dire che, quello che non funziona nel film, purtroppo, è ben altro. Un fastidioso ed insistito patriottismo spicciolo e da cartolina, una pesante bordata di retorica e un florilegio di luoghi comuni, appesantiscono ed imbolsiscono la numismatica storia d’amore di John e Savannah. La pellicola non è per nulla aiutata dalle vacue e dimenticabili interpretazioni di Channing Tatum (impalpabile) e Amanda Seyfried (perennemente imbalsamata in un sorriso ebete), che molto meglio hanno fatto altrove. Ulteriore aggravante, l’assurda presunzione di rendere frizzante uno scambio epistolare, impresa titanica ai limiti della natura umana.

Ricapitolando. Vedere questo film è un serio attentato al vostro buon gusto e al vostro sacrosanto diritto di sognare un amore più giusto e libero da sacrifici strazia cuore e da gesti di disperata ed insana utopia.

Solo per inguaribili romantici, preferibilmente in piena pubertà.

VOTO

Da 00 a 13 anni: Che palle…, 4

Da 14 a 22 anni: Fino ai 17 anni… Molto Bello, 8

Da 23 a 33 anni: Brutto!, 4

Da 34 a 45 anni: Proprio bruttino, 5

Da 45 a 70 anni:  Però…, 6

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