District 9 è il classico film nato per farsi amare e ricordare da tutti gli spettatori del globo terracqueo e capiamoci, non c’è proprio nulla male in questo.

A partire dalla messa in scena documentaristica, fino alla furba scelta della location (il Sud Africa e non una grande città americana), il film si destreggia abbastanza prevedibilmente negli angusti ed insidiosi corridoi della fantascienza colta, nata per far riflettere gli spettatori.

Grazie a baraccopoli, razzismo verso gli alieni (che per una volta non sono una razza superiore, ma dei veri e propri poveracci spaziali, da assistere, curare ed umiliare) e un intrigante finale aperto, District 9 si candida a restare per settimane intere piantato nelle sinapsi di chi avrà la fortuna di vederlo.

Fin qui tutto bene, veniamo ai lati oscuri. Il vero problema del film è quello di voler calare l’asso dell’immedesimazione a tutti i costi, trasformando progressivamente il protagonista in uno dei tanto vituperati derelitti stellari. La mutazione, è francamente fuoriòuogo, troppo facile e di dubbia coerenza narrativa, un espediente che coinvolge a livello emotivo, ma lascia piuttosto freddi se ci si ragiona un pò su. Anche il pre finale è piuttosto raffazonato, frutto di una buonissima idea che aveva però bisogno di uno sviluppo migliore, così come tutta la seconda parte del film, vittima di alcuni inciampi e di molte ingenuità.

Il vero valore aggiunto di un film come District 9 però, risiede nella figura del suo protagonista, un perfetto inetto, piuttosto irritante e molto egoista fin quasi alla fine del film. A discapito del solito cliché, che vede l’eroe impegnato in grandi gesti di altruismo e solidarietà, votati al bene comune, qui si assiste ad un vero ribaltamento. Il Wikus Van De Merwe interpretato da Sharlto Copley è un essere spregevole, che agisce mosso esclusivamente dal disprezzo, dall’opportunismo e dall’egoismo, una bella doccia fredda di realtà per un genere appannagio di altruismo smisurato e sacrificio apocalittico.

Concludendo, gli elemementi ci sono tutti per amare questo film, l’idea giusta, il giusto mezzo espressivo (così cool e così alla moda), il perfetto protagonista (uno Zeno Cosini Sud Africano) e un bel pò di azione fracassona, che non guasta mai.

Furbino, ma con gusto… anzi, forse con giusto.

VOTO

Da 00 a 13 anni: Dai 12 anni: Carino,6

Da 14 a 22 anni: Caruccio, 6,5

Da 23 a 33 anni: Bello, 7

Da 34 a 45 anni: Molto bello, 8

Da 45 a 70 anni: Bello, 7

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