Esiste un sentire comune, secondo cui all’ultimo gradino della scala evolutiva cinematografica italiana ci sarebbero i film di Moccia. Salendo in questa ideale classifica troviamo i cinepanettoni di Oldoini, Neri Parenti e Vanzina, poi arrivano Salemme, Pieraccioni e Panariello. Molto in alto, quasi in vetta (esclusivo appannaggio di Ozpetek e Muccino), troviamo invece il cinema di Brizzi (due Notte prima degli esami, Ex) e quello di Veronesi (due Manuali d’amore, Italians e prima ancora Viola bacia tutti). Tralasciando quello che sta in mezzo, a me interessano gli estremi, Moccia e Veronesi, la visione di Genitori & figli: agitare bene prima dell’uso è un’ottima scusa per parlarne.

Comincio col dire che il film in questione è debole debole, quasi uno spreco di tempo. Genitori nevrotici e perennemente fuori di se dalla rabbia, senza un briciolo di autocritica e soprattutto quasi incapaci di amare nessuno, tranne che se stessi, figli troppo maturi, colpevolmente trascurati e banalmente pieni di buon senso… La famiglia (e la società) descritta da Veronesi non funziona, troppo falsa nella sua esacerbata imperfezione, troppo ottusa nell’incapacità di provare felicità, empatia, compassione.

Il rapporto con gli anziani è ridicolo e sbrigativo (anche se ci regala la miglior scena del film), i gravi problemi educativi dei figli solo tangenzialmente rilevanti (il razzismo è un abbozzo, uno spunto, nulla più), infine l’onnipresente tema della ricerca dell’amore e della felicità, è una zavorra che fa precipitare il film in un abisso senza fondo.

Margherita Buy è la solita paranoica incompresa, Michele Placido è un professore quasi convincente, Silvio Orlando non si discosta dai ruoli di cinquantenne frustrato e ribelle a cui è stato soggiogato da un pò di tempo a questa parte e Luciana Littizzeto è semplicemente Luciana Littizzetto. Un paio di battute salaci regalano alla pellicola qualche sorriso, ma di certo siamo lontani anni luce da uno spettacolo godibile, divertente, maturo ed adulto.

Torniamo quindi da dove eravamo partiti e cioè dal cinema di Moccia. Tralasciando i ben noti ultimi film, prendiamo ad esempio il tanto vituperato Classe Mista 3°A. L’adolescenza in quel film era trattata esattamente come nella commedia “alta” di Veronesi, così lo erano anche il mondo degli adulti (i professori di Classe Mista hanno però spessore da vendere in confronto ai vuoti ed arroganti protagonisti di Genitori & Figli) e soprattutto lo era la sfera emotiva, che comprendeva oltre all’amore, anche il risentimento, l’amicizia e l’illusione.

Quindi Moccia batte Veronesi? No, ma per lo meno siamo sullo stesso piano. Non c’è motivo di disprezzare alcuni autori se dobbiamo poi esaltare personalità come quella di Veronesi, Muccino, Pieraccioni, Ozpetek. Il cinema italiano, TUTTO, è in profonda crisi, sperduto ed impaurito, incapace di trattare argomenti veri, adulti, giusti. Noscondendosi dietro al falso problema della realizzazione di se stessi, facciamo film tutti uguali, interpretati sempre dagli stessi attori, nati per essere dimenticati, pronti a sfumarsi in un vago ricordo collettivo, fatto di amore, egoismo e poca pochissima dignità.

La commedia italiana è lontana, lo sono anche il neorealismo, Fellini, Antonioni, Visconti e il cinema di protesta di Germi, Petri e Rosi. La nave ormai sta affondando, ma state tranquilli, l’orchestra continuerà a suonare fino alla fine.

VOTO

Da 00 a 13 anni: Carino, 6

Da 14 a 22 anni: Carino, 6

Da 23 a 33 anni: Carino, 6

Da 34 a 45 anni: Poco, troppo poco, 5

Da 45 a 70 anni: Caruccio, 5,5

Annunci