Tralasciando per un momento il fatto che il trucco dell’uomo lupo fa somigliare il buon Benicio Del Toro ad un orsacchiotto, le ragioni per ridere di questa ennesima deriva sul tema della licantropia sono comunque innumerevoli.

Partendo da una trama telefonata e ritrita (capisco che sia il remake di un classico ma un minimo di svecchiamento avrebbe giovato all’operazione revival), fino ad approdare al sacro e pluriproposto problema della credibilità di sceneggiatura. I puri di cuore obietteranno che lo sviluppo narrativo ha un impianto classico e che con i lupi mannari si finisce sempre a ripetere gli stessi topoi, ma Un lupo mannaro americano a Londra, L’Ululato, tre film della saga di Ginger Snaps e perfino Voglia di vincere, mi fanno sostenere fermamente il contrario.

I mezzi per elaborare diversamente la figura dell’uomo orsacchiotto (cioè lupo, scusate) ci sono, basta saperli trovare in fase di sceneggiatura. Sequenze come quella della trasformazione a vista nel gabinetto medico di fronte a decine di testimoni, non ha nulla di terrificante, anzi ricorda i cartoni animati della Warner Bros.

I personaggi andavano cesellati con un minimo di garbo e non tagliati con l’accetta. Benicio Del toro arranca e stanca la platea, con la sua perpetua aria afflitta e maledetta, Emily Blunt è talmente eterea da fornire un’interpretazione impalpabile, Hugo Weaving prova a metterci la dovuta buona volontà, ma resta costantemente e cortesemente nell’ombra, infine Sir Antony Hopkins (evidentemento costretto ad ingenti spese straordinarie) si abbandona ad una gigioneria senza freni e precedenti, torturando con rara cattiveria l’autostima degli spettatori paganti.

Concludendo, L’uomo Orsacchiotto (Lupo, lupo, lupo… non mi entra in testa!) non è film da buttare completamente, ma risulta inutile se si ha un minimo di preparazione cinematografica sull’argomento. Imbolsito da una durata eccessiva e probabilmente da un’eccessiva aspettativa, The Wolfman è pellicola che si avvita su se stessa, inciampando continuamente in ingenuità, buchi narrativi ed interpretazioni al limite del ridicolo (c’è perfino una Geraldine Chaplin da mani nei capelli).

La produzione e la distribuzione estremamente travagliate hanno bloccato il film per due lunghi anni, prima di fargli vedere la luce in una sala cinematografica. Probabilmente c’era un ottimo motivo.

VOTO

Da 00 a 13 anni: Carino, 6

Da 14 a 22 anni: Molto carino, 7

Da 23 a 33 anni: Debole, 5

Da 34 a 45 anni: Inutile, 4

Da 45 a 70 anni: No, 2

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