Ingenuo e splendido film, come solo il vero cinema sa essere. Ingenuo nella messa in scena e nella banalità della sua grandezza, forte di una vicenda eccezionale, orchestrata da uomini straordinari.

Forse basterebbero un paio di meravigliose sequenze di puro cinema e un paio di calde,liberatorie lacrime destinate a rigare il viso alla fine dela visione. Invictus è film importante, bellissimo, pronto a marchiare a fuoco la nostra anima, capace di farci cadere in ginocchio per implorarne di più e ancora.

Lasciando da parte per un momento l’importante storia che racconta, la bellezza della pellicola sta nei travolgenti momenti di cinema che sa regalare ai nostri ormai stanchi occhi. Attimi di un cinema classico e forse dimenticato, nascosto nel profondo della nostra coscienza e pronto ad essere riconosciuto da ogni molecola del nostro corpo.  Scene come l’allenamento tra i bambini della baraccopoli o la partita finale, sono preziose ed irripetibili, gemme sfavillanti di una travolgente bellezza, che ha il profumo della sincerità e non del calcolo.

Morgan Feeman ci regala una performance maiuscola ed indimenticabile, da gustare rigorosamente in lingua originale. Il nostro infatti non solo imita postura e gesti di Mandela ma anche il suo modo di parlare, caratterizzato dalle incertezze e dalla scolastica piattezza di una seconda lingua. Non gli è da meno un convincente e toccante Matt Damon, sincero capitano di una squadra di rugby destinata alla leggenda.

Clint Eastwood confeziona un grande film, attingendo dalla sua onesta urgenza di raccontare e raccogliendo la staffetta di un cinema in via di estinzione. Chi scrive non si è mai sperticato in lodi altisonanti per il lavoro dell’inossidabile Clint, riconoscendogli almeno due capolavori (Gli spietati e Gran Torino), alcuni ottimi film (Mystic River, Million Dollar baby) e molte prove mediocri (Space Cowboys, Mezzanotte nel giardino del bene e del male).

Ma Invictus è opera di mirabile bellezza, grido anacronistico e ribelle di un cinema che scompare, ancorato ad una struttura ed un’estetica classiche ma mai vecchie. Capace di restituire un periodo, un uomo ed una contagiosa magia, Invictus è probabilmente il film più solare dell’ottuagenario autore, che lasciato da parte il pessimismo delle sue ultime opere, abbraccia affettuosamente una nazione e il suo sogno.

Affresco a volte sussurrato e altre urlato, alchimia intangibile di sorrisi e canzoni, suoni e preghiere, eterea parabola di impeccabile rigore cinematografico, gioia e pianto liberatorio, grido di libertà e pace infinita…

Un cinema che ti fa stare bene, ti fa sentire meglio, con te stesso e con gli altri, un cinema che regala senza volere nulla in cambio se non le nostre lacrime.

Se questo è un sogno, allora non svegliatemi mai più. Voglio continuare a poter sognare un cinema etico, giusto, classico, così banale e così grande, anzi grandissimo. Lasciatemi sognare e lasciatemi piangere. Ve ne prego.

VOTO

Da 00 a 13 anni: Bello, 7,5

Da 14 a 22 anni: Bellissimo, 8

Da 23 a 33 anni: Bellissimo, 8

Da 34 a 45 anni: Capolavoro, 9

Da 45 a 70 anni: Capolavoro, 9