Il cinema è un Dio e Tarantino è il suo sacerdote.

Tarantino fa cinema, Tarantino ama il cinema, Tarantino è il cinema.

Ad ogni film aggiunge un tassello alla sua personalissima poetica, ricercando fino in fondo l’essenza della realtà, nascosta nel fondo di un’inquadratura. Come Death proof e più di Death proof, Bastardi senza gloria riflette sulla settima arte, attingendo a piene mani dalla tradizione e riportando il mezzo alla sua essenza primordiale. Bastardi senza gloria inizia come un western, per poi diventare dramma ed infine cinema puro.

Tarantino conosce i classici, li cita, li plasma, li adatta alle sue esigenze, lasciando lo spettatore ebbro di tanta e tale sfolgorante bellezza. Se Death proof era una sfida senza esclusioni di colpi tra il vecchio ed il nuovo cinema (e un giorno ne parleremo diffusamente), Bastardi senza gloria è il disperato grido di ribellione di un cinema che si vuole riappropriare della propria identità. Liberatosi finalmente dell’ingombrante mantello della verosimiglianza, il cinema vola alto, verso la libertà di dire e mostrare, verso l’effimero gusto di mostrare tutto quello che la realtà non consente.

Spezzate le catene del messaggio, rotti gli argini del sottotesto, il cinema di Tarantino ci porta verso territori inediti ed inesplorati, verso un mondo fatto di celluloide assoluta, dove il verbo si è fatto pellicola. Bastardi senza gloria è il definitivo tributo di un regista appassionato ad un mestiere che ama, il resto, tutto il resto è accademia.

Perchè il cinema sa, fa e può, unico giudice e giuria di una realtà altra, di una dimensione parallela con regole diverse, le sue. Il cinema dunque, che si fa beffe di noi spettatori, dall’alto della sua onniscenza, che ride a crepapelle del nostro stupore e delle nostre certezze. La realtà smette di esistere, la storia cambia, nessuna regola e nessun prigioniero, il Dio della celluloide esige i suoi scalpi e su tutto regna un penetrante ed inebriante puzzo di cinema. In mezzo c’è tutto il resto e intorno ci siamo noi, attoniti, sbigottiti, accecati, abbagliati, sopravvissuti forse, ma di certo mai più gli stessi…

Credo che questo sarà il mio capolavoro, dice Brad Pitt nella battuta finale del film: mai frase fu più vera e profetica, sì questo è davvero il capolavoro di Tarantino.

LA SCENA CHE VALE IL FILM
L’inizio, la taverna, il finale… tutto il resto.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Vietatissimo, n.c.
Se avete da 13 a 20 anni: Capolavoro, 10
Se avete da 20 a 30 anni: Capolavoro, 10
Se avete da 30 a 40 anni: Oltre il capolavoro, 11
Se avete da 40 anni in su: Capolavoro, 10

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