Cosa accadrebbe se un bel giorno tutti i messicani scomparissero come per magia dallo stato della California? E’ questo l’interrogativo a cui tenta di rispondere l’insolito film di Arau.

Uscito solo in dvd e alla chetichella questa docu-fiction dall’indubbio valore si fa notare per l’originalità con cui affronta un tema attualissimo e alla fine comune a molte società. Se in California ci sono i messicani in Italia ci sono gli albanesi e i magrebini, i senegalesi e i cinesi. Ovunque la paura del diverso fa nascere in molte persone un atavico desiderio di isolarsi in comunità sigillate e anti intrusione, il semplice aggirarsi per le strade di individui dalla carnagione differentemente pigmentata crea il panico in alcuni e domande inquietanti in altri (quanto ci costano? cosa fanno? perchè non se ne vanno?).

La pellicola di Arau risponde e bene a tutte queste domande e quello che ne salta fuori è una verità di certo non sorprendente anzi palesata ormai da tempo agli occhi di chi ha un minimo di discernimento: i messicani sono la spina dorsale su cui si basa l’economia della California. Generalizzando, le etnie più deboli e povere sono quelle su cui quelle ricche e potenti costruiscono il loro potere e la loro ricchezza. Parcheggiatori, commessi, camerieri, spazzini, giardinieri, raccoglitori di frutta, operai, babysitter, tutti lavori umili e indispensabili svolti dagli umili e dagli indispensabili messicani, cinesi, magrebini, albanesi di questo mondo.

Tornando ai nostri messicani, capite anche voi che teorizzare in un film che questa forza lavoro un bel giorno scompaia nel nulla lasciando a svolgere i loro compiti i basiti autoctoni crea un bel cortocircuito culturale. Il colpo di genio del film sta nel non prendersi troppo sul serio, infatti non ci troviamo al cospetto di un dramma ma di una commedia a tratti esilarante. Vedere gli scienziati che si interrogano sulla scomparsa dei companeros o assistere alle innumerevoli veglie organizzate per implorarne il ritorno, non solo fa sorridere ma a tratti fa davvero sbellicare. A questo tono scanzonato si affiancano dati reali sullo stato delle cose, sull’impiego della manodopera, sui salari e sul costo dell’assistenza sanitaria.

Se avete un’ora e mezza da impiegare, date un’occhiata a Un giorno senza messicani, forse lo troverete sconclusionato, forse lo troverete folle e povero di mezzi, ma sono sicuro che se saprete apprezzarne le intenzioni allora non solo vi divertirete ma addirittura riuscirete a perdonargli limiti e difetti.

In mezzo alle innumerevoli trovate affastellate dal regista si staglia un uomo, un barbone, un pazzo che borbotta in modo incomprensibile una frase: “loro (i messicani) erano gli unici che ancora credevano al sogno americano, gli unici che speravano di poter ancora cambiare la propria vita venendo a vivere in un posto migliore….” Fa riflettere.

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