Ho visto questo film con gli occhi disincantati e rassegnati del genitore amorevole, conscio di guardare una cosa che piacerà esclusivamente alla propria figlia. Eppure, nonostante le debolissime premesse la pellicola in questione mi ha deluso oltre ogni ragionevole aspettattiva.

La storia dei tre antipatici topacci, capitanati dall’insopportabile Alvin, imbocca senza vergogna una china discendente di ineguagliata pochezza narrativa, con l’unica missione di percorrere le insopportabili e poco battute strade dell’immondizia più conclamata. Nella sua poco ragguardevole durata di un’ora e venti minuti, il film si abbandona ai luoghi comuni, spiaggiandosi esausto sui soleggiati litorali del musicarello per adolescenti.

La ragione infatti, che ultimamente porta Hollywood a buttare tutto in musica, resta francamente imperscrutabile. Forse sull’onda lunga di planetari successi come High School Musical, le pellicole ultimamente hanno identificato il loro climax narrativo nell’esibizione di giovani talenti. In questo disarmante panorama Alvin e i suoi fratelli topi, risultano fastidiosamente accessori, così come le nuove co-protagoniste del film (altre tre topacce) e gli imbarazzanti comprimari.

Jason Lee ridotto da protagonista a macchietta (non fa altro che aggirarsi sporadicamente per il film gridando il nome dell’insulso roditore che da il titolo a tutto), le tantissime ingenuità telefonatissime, la solita collezione di gratuite citazioni mutuate da altre pellicole, la vacuità dei temi trattati ed un’irritante colonna sonora eseguita in sorcio falsetto, sono  i disastrosi elementi che compongono Alvin Superstar 2.

Partendo dal presupposto che, il modo di proporre intrattenimento intelligente per i ragazzi, esiste eccome (vedere per credere La principessa e il ranocchio), la critica che muovo a questa ed altre porcherie del genere, è l’assenza di cuore. Credere che per divertire i ragazzi siano sufficienti una banda di topastri digitali e qualche battuta deficiente è non solo irritante, ma anche offensivo.

In attesa dell’interessante (almeno si spera) Alice in Wonderland, targato Tim Burton, non resta che consolare i nostri delusi figli con una confezione gigante di pop-corn, ottimo placebo contro il cattivo cinema e corsia preferianziale per un rotondo appagamento di pancia, non certo di testa.

LA SCENA CHE VALE IL FILM

Nessuna scena di quelle viste da me, vale il film.

VOTO

Da 00 a 13 anni: Carino, 6,5

Da 14 a 22 anni: Bruttino, 5

Da 23 a 33 anni: Brutto, 4

Da 34 a 45 anni: Orribile, 3

Da 45 a 70 anni: Ignobile, 2

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