Lascia una strana sensazione guardare questo horror da quattro soldi. Per cominciare fin dalle primissime inquadrature, una spiacevole sensazione di già visto invade occhi e cervello, registrando quelle sequenze come già acquisite, già appartenenti al vostro bagaglio cinematografico.

Case 39 infatti si muove goffo nei battuti ed abusati territori appannagio dell’infanzia diabolica. Film come L’innocenza del diavolo e The Omen, fino ai recenti Il respiro del diavolo ed Orphan, sono infatti le già non eccelse pietre di paragone per questo filmetto di serie z. La storia dell’assistente sociale che si trova alle prese con una bambina che non è quello che sembra, pesca dal passato, ma soprattutto lascia troppe porte aperte. Veri e propri buchi di sceneggiatura, falle incolmabili che restano senza spiegazione e risposta, lasciando gli spettatori attoniti e pieni di domande.

Come se non bastasse, a guastare ulteriormente la festa ci pensa l’ingombrante interpretazione di Renée Zellweger. Per tutta la durata del film infatti, lo spettatore non riesce a togliersi di dosso la sensazione di assistere al terzo capitolo delle avventure di Bridget Jones. Come accadde al buon Antony Perkins prima di lei, anche la nostra Renée è rimasta vittima di quel famosissimo ruolo trappola che le consente di interpretare solo commedie leggere. Gli stessi irritanti sguardi basiti, lo stesso consolidato corollario di smorfie, il volto perennemente congelato dal botulino in una paresi forzata, che le consente tre espressioni facciali: la rabbia paonazza, il sorriso imbarazzato e l’attonito stupore.

Vedere un film horror in queste imbarazzanti condizioni, rasenta il ridicolo, il finale poi è un colpo di grazia cinematografico da cui difficilmente ci si potrà riprendere in tempi brevi. Da dimenticare… magari potessi.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Dai 12 anni in su Carino, 6
Se avete da 13 a 20 anni: Carino, 6
Se avete da 20 a 30 anni: Insomma, 5
Se avete da 30 a 40 anni: Schifezza, 3
Se avete da 40 anni in su: Immondizia, 2

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