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THE PURGE

the-purge-posterSe dovessi credere a tutto quello che sento e leggo in rete, probabilmente il mio destino di spettatore sarebbe segnato da due enormi macro categorie: i capolavori e l’immondizia. Da sempre cerco di farmi un’opinione personale e soprattutto sono assolutamente convinto che le sfumature aiutino a vivere il cinema in maniera più equa, dignitosa e giusta. Non è affatto così banale come è stato dipinto The Purge, disprezzato e dileggiato quasi all’unanimità, anzi, sotto la cenere a grana grossa del genere, a saper ben guardare giace ben altro. Non lasciamoci ingannare dallo spunto intrigante (una società che per far fronte alla crisi economica e alla violenza dilaganti, decide di sospendere la legge per 12 ore l’anno, ore in cui ogni cosa è permessa compreso l’omicidio), il film va ben oltre questa semplice idea e quella che potrebbe sembrare una banale pellicola di assedio domestico, si trasforma presto in una cinica riflessione su di un futuro più che possibile, diretta conseguenza di un modo di pensare spesso fin troppo condiviso. Il modo in cui viene intesa questa sospensione della legge e dell’ordine, ha risvolti socialmente agghiaccianti: i ricchi si tutelano con sistemi d’allarme sofisticati e costosissimi, mentre ai poveri, ai reietti e ai relitti della società, non resta che scappare, nascondersi e pregare. The Purge propone una soluzione semplice e paradossale, una resurrezione economica eliminando i “pesi morti” della società, cioè quegli sprechi rappresentati da chi non produce ricchezza, ma al contrario la fa spendere alla società che li sostiene. Ecco quindi che il film, in modo sottile, quasi strisciante, infilando qua e là una mezza frase allarmante, una telefonata alla radio o uno stralcio di talk show televisivo, va a delineare i limiti di un modo di vivere che ha trovato la soluzione sbagliata, arrivando a sacrificare la parte più importante di una società civile, l’umanità che la sottende. Ambientato sapientemente in un futuro praticamente identico al nostro, un domani in cui il secondo emendamento non solo è condiviso, ma addirittura estremizzato, The Purge colpisce al cuore, sollevando parecchie domande e facendo esattamente quello che il genere al suo meglio deve fare: intrattenere facendo pensare. Mimetizzandosi perfettamente dietro una trama assai convenzionale, questa camaleontica pellicola colpisce forte e duro, dapprima limitandosi a preparare il campo di battaglia, per poi dedicarsi a far deflagrare una ad una tutte le convenzioni sociali, portandole alle loro estreme conseguenze. Non c’è luce in fondo al tunnel di The Purge, l’epifania e la catarsi si pagano salatissime, al mondo non resta che raccontare il nulla, mentre alcuni folli si preparano ad organizzare inutuli, ipocrite e patetiche veglie di preghiera, probabilmente in memoria di un’umanità, ormai definitivamente smarritasi.

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V/H/S/2

vhsAlzi la mano con me chi si è stancato del dannato POV e dello stramaledetto Found Footage. Per i più distratti, cioè per tutti coloro che hanno vissuto la loro vita su Marte negli ultimi 10 anni, il POV (acronimo di Point Of View: punto di vista) è quel discutibile stratagemma cinematografico, che a braccetto con il Found Footage (materiale video miracolosamente ritrovato) consente ad ogni demente con una videocamera e uno straccio di idea di fare un film. Grazie ad un certo Oren Peli (che possa bruciare all’inferno) questo tipo di traballante poetica, negli ultimi anni ha proliferato soprattutto in campo horror, generando robaccia davvero inguardabile, a metà strada tra l’imbarazzo e il mal di mare. Ora da queste poche righe avrete capito che il sottoscritto non è certo di parte, quando afferma senza timore di essere smentito, che V/H/S/2 è un film straordinario e cosa ancor più sorprendente, dannatamente pauroso. V/H/S/2 è un film collettivo ad episodi, uno di quelli che si facevano tanto tempo fa e che tutti noi, ad un certo punto della nostra vita, abbiamo amato e di cui serbiamo gelosamente il ricordo nel cuore. Aggiornato ai nostri tempi ecco che la cifra stilistica di V/H/S/2 è proprio il POV, ogni episodio infatti è girato usando ed abusando di questo espediente narrativo, con un senso ed un significato però, visto che dopotutto è proprio il concetto di visione ad essere al centro dell’intera vicenda. Con tanta intelligenza, un pizzico di furbizia e una secchiata di follia, ogni segmento, compreso quello principale che fa da filo conduttore, affronta a suo modo i temi classici del cinema horror: fantasmi, zombie, sette sataniche e rapimenti alieni, topoi talmente abusati che risulta difficile immaginare che il film possa inventare qualcosa di nuovo. Invece, complice lo stile di regia, raramente così efficace, funzionale ed in sintonia con gli eventi narrati, V/H/S/2 parte lento, scaldando l’atmosfera con un episodio ectoplasmatico che lascia un po’ l’amaro in bocca, per alzare il tiro grazie ad un’invasione di morti viventi ripresa con telecamera GoPro e per concludersi con gli ultimi due spettacolari, disturbanti e spaventosi episodi (il terzo è da antologia) che vi faranno saltare sulla sedia se non addirittura provare un vero e proprio malessere diffuso, facendovene implorare la fine. V/H/S/2 quindi funziona perché non è solo pretesto e furbizia, ma riesce a fare a pezzi il sistema nervoso dello spettatore, bombardandolo di idee, follia e pura paranoia. Per una volta il POV funziona alla grande, come nel caso del camera-zombie e della dog-cam del finale, il Found Footage non disturba e tutto sembra essere costruito apposta per lasciar intendere che se le idee ci sono, il mezzo espressivo è giustificato, funzionale e insostituibile, Cinema di cuore e di testa quindi, che non mancherà di meravigliarvi, mentre vi spaventa a morte. Resta un mistero come mai una pellicola come questa non riesca a trovare un posto nelle sale di questo nostro paese, mentre preferiamo continuare a distribuire l’ennesimo capitolo di  Paranormal Activity, ma questa probabilmente è sempre e comunque un’altra storia.

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MANIAC

maniacCi vogliono coraggio e una buona dose di incoscienza per avvicinarsi al disturbante Maniac, indimenticato cult firmato da William Lustig ed interpretato da un Joe Spinell in stato di grazia. Coraggio ed incoscienza dicevamo, soprattutto se si decide di far interpretare il maniaco del titolo a Frodo Baggins in persona, ossia Elijah Wood. Eppure il film funziona e bisogna ammettere che, cosa piuttosto rara per l’horror, trova una propria strada, affrancandosi dal classico di riferimento, cercando insomma di essere qualcosa di diverso e non solo una moderna fotocopia dai colori sgargianti, del lavoro di qualcun altro. La trama è piuttosto semplice, non che  notissima a tutti gli appassionati, Maniac infatti segue le gesta di un serial killer cacciatore di scalpi, determinato a dar vita, ovviamente nella sua fantasia malata, ai manichini che da sempre lo circondano e lo ossessionano. Quello che fece Lustig, in un periodo in cui nessuno lo aveva ancora fatto in maniera così malata, lercia e quasi documentaristica, fu dar vita ad una biografia di serial killer a metà strada tra il ripugnante ed il patetico, sviluppando così un’inconscia empatia tra lo spettatore e il pazzo protagonista. La buona notizia è che questa nuova versione mantiene invariata quell’empatia, se possibile addirittura rendendola più palpabile e distonica, il film infatti è girato in prima persona, sfruttando la visuale del killer, creando quindi ad un tempo, sia un espediente narrativo coinvolgente, che un sentiero per sperimentare qualcosa di nuovo, spesso di azzardato. Guardando lo svolgersi degli eventi attraverso gli occhi del killer, non solo ci troviamo a trepidare per lui, ma addirittura ci scopriamo a desiderare ciò che lui desidera, abbattendo di fatto e in maniera non banale, l’invisibile barriera tra cinema e spettatore. Più di una volta lo spettatore-killer si troverà a condividere e convivere suo malgrado con la sgradevole sensazione di sentirsi sporco fin nel profondo dell’anima, lordo di sangue ed ebbro di follia. Maniac non ha probabilmente la forza dirompente del suo antesignano, ma pur soffrendo di quella patinata compostezza tipica degli horror dell’ultimo periodo, non ha perso un grammo di quella carica eversiva che conquistava nell’originale, su tutto il finale, che mantiene inalterata la sua putrida, repellente e malatissima soluzione, che ancora oggi ne rende quasi insopportabile e sicuramente indimenticabile, la visione.

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JUAN DE LOS MUERTOS

juan-muertos-poster-bMettiamola così.

A Cuba un’epidemia di morti viventi, bollati dalle autolrità non come zombies ma come dissidenti, costringe lo squattrinato Juan e l’amico Lazaro ad arrangiarsi e sbarcare il lunario con un’impresa a conduzione dilettantesca dall’improbabile nome di Juan de los muertos, che si occupa di aiutare i possibili clienti ad uccidere i loro cari, defunti ed affamati.

Ammesso e non concesso che siate ancora qui a leggere queste righe e non siate corsi come pazzi a procurarvi disperatamente questo film, continuo. Continua a leggere

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THE BAY

Il cinema è incredibile.

Tu spettatore ti accomodi in sala, convinto di vedere il solito film poco originale a base di found footage, telecamera claudicante e orrore spicciolo, quando ti accorgi improvvisamente e con tua grande meraviglia di non riuscire a staccare gli occhi dallo schermo, nemmeno per il tempo di un singolo battito di ciglia.

Le ragioni che rendono The Bay un piccolo gioiello e a suo modo il primo mattone che va ad inaugurare una nuova stagione del cinema, sono principalmente due e sono complementari l’una all’altra. La prima è la maestria con cui è diretto, non usando un unico punto di vista, ma generando un ibrido mix tra tutti i possibili mezzi espressivi multimediali; mentre la seconda, consequenziale alla prima, è la scoperta che in cabina di regia c’è nientemeno che Barry Levinson, in parte anche responsabile dell’idea che sta alla base della sceneggiatura. Continua a leggere

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HANSEL & GRETEL CACCIATORI DI STREGHE

hansel-and-gretel-witch-hunters-poster-speciale-imax-263966A volte non c’è niente di meglio di una bella cazzatona col botto!

Preso per buono che una volta spentesi le luci in sala assisteremo ad una serie di assurdità sparate a velocità supersonica, l’idea strampalata che Hansel e Gretel una volta uccisa la strega che se li voleva mangiare, abbiano deciso di fare di ciò una remunerata ed onorevole professione, ha quantomeno del sublime. Questo il semplice presupposto per una storia che senza tante sorprese, molto fracasso e tanto divertito divertimento, si crogiuola nella rivisitazione della fiaba e del mito, mai come questa volta così autoironico e scacciapensieri.

Se Jeremy Renner è un Hansel granitico, la sorpresa più grande arriva dalla burrosa e desiderabile Gretel interpretata da Gemma Arterton. Certo le streghe non mancano e il retrogusto steampunk che si respira per tutto il film, serve a concretizzare ed attualizzare un’atmosfera deliziosamente retrò, che conferisce al film una guascona cialtroneria capace di conquistare anche i più dubbiosi. Continua a leggere

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LE STREGHE DI SALEM

The-Lords-of-Salem-Poster2Non penso sia possibile avvicinarsi a questo film impreparati, il rischio è quello di sottovalutarlo, o peggio di trovarlo terribilmente noioso.

Viaggio lisergico, denso di sensazioni, quasi materico, attraverso un’epoca, un modo di fare cinema (gli anni ’70) e un genere (l’horror) tra i più abusati e bistrattati di sempre, Le streghe di Salem ha non poche analogie con il brano musicale che come un dannato, indimenticabile, malato mantra, domina e riempie il film. Monotono eppure ipnotico, giustamente primordiale nella sua struttura, sudicio, insinuante ed infine splendidamente grezzo all’orecchio (ma sarebbe giusto dire all’occhio) di chi ha il tempo e la voglia di prestarvi davvero attenzione. Continua a leggere

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