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THE MASTER

originalThe Master è la storia di due follie. Lucide e consapevoli, si incontrano e si riconoscono. Poi si dicono addio.

Può dunque un pazzo, prendere parte alla pazzia di un altro pazzo? La risposta semplice e cristallina è negativa, nessun folle può partecipare alla follia altrui, ma tenterà di affermare la propria, comunque, sempre, ad ogni costo.

Paul Thomas Anderson costruisce un film che affonda le proprie radici in una purezza classica che lascia attoniti. Si è parlato tanto delle straordinarie performance dei due protagonisti, e a ragione per carità sono entrambi da togliere il fiato, ma trovo che questa valutazione sia profondamente ingiusta nei confronti di una pellicola che possiede un rigore, prima di tutto nella sostanza che nella forma, da pietrificare il sangue nelle vene. Continua a leggere

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LINCOLN

lincoln-posterIo posso solo immaginare l’ondata di patriottico entusiasmo e di orgoglio nazionale, che accompagnerà il nuovo lavoro di Spielberg, film che probabilmente lo vedrà trionfatore alla fine di Febbraio, al cospetto di una grata ed ossequiosa Academy, desiderosa di tributare il dovuto onore ad un regista, un presidente e una nazione, tutto nella stessa serata.

Posso quasi sentire lo scolastico entusiasmo che ha attraversato gli studenti della quasi totalità dei plessi scolastici degli Stati Uniti d’America, nel momento in cui si sono seduti in sala per vedere quello che di solito studiano solo sui libri di storia, facendo quasi a gara nel riconoscere quel deputato, quell’aneddoto o quella lampada ad olio.

Purtroppo però, io sono italiano. Continua a leggere

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ARGO

Non è affatto facile parlare di un film su cui più o meno tutti hanno già detto la loro opinione.

Destino ingrato di chi arriva buon ultimo dopo l’intera rete, quello di provare a dire qualcosa di nuovo, senza sembrare stupido o semplicemente banale.

Argo è uno splendido film, diretto con mestiere da quella garanzia che ormai è diventato Ben Affleck, eppure, per chi scrive, questa terza prova da regista del talentuoso Ben non ha la spontanea urgenza di raccontare di Gone baby gone, ne soprattutto la forza e la massiccia mascolinità di quel The Town che è stato fin troppo sottovalutato e che io ho personalmente amato alla follia. Continua a leggere

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SOUND OF MY VOICE

Noi spettatori alla fine siamo persone semplici.

Non abbiamo bisogno di insistiti colpi di scena, trovate raccapriccianti ed epifanie dell’ultima ora, ci basta una buona manciata di intelligenza, qualche bel dialogo ben scritto e un incedere elegante, aiutato da una regia degna di questo nome. Insomma abbiamo bisogno di un film che non vada ad intaccare la nostra autostima, telefonando fin troppo ed arrivando a giustificare qualsiasi bivio narrativo.

Sound of my voice si classifica ai primissimi posti tra le pellicole più intelligenti dell’anno, entrando lentamente ed inesorabilmente nella mente dello spettatore, arrivando a restituire uno spettacolo stimolante, mai banale, ricchissimo di domande e finalmente avaro di risposte. Continua a leggere

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IO e TE

C’è un momento in Io e Te, quello in cui erompono le note e i versi di Ragazzo solo/Ragazza sola, versione italiana di Space Oddity anch’essa eseguita dal Duca Bianco,  in cui Bernardo Bertolucci costruisce una sequenza perfetta, di rara bellezza, grazie alla quale ci è finalmente tutto chiaro.

Quel poetico, impacciato e commovente balletto tra un fratello e una sorella, praticamente estranei ma mai così vicini, affini e complementari, ci fa esplodere nella testa come una supernova il significato della nostra presenza lì, in quella sala cinematografica a vedere il nuovo film di un grande maestro del cinema.

E’ il significato e l’essenza stessa dell’adolescenza che si palesa ai nostri occhi inumiditi dalle lacrime, quel momento estremamente delicato fatto di troppi dubbi ed altrettante certezze, quel misto di rabbia, sicurezza e delicata fragilità. Io e Te ci riappropria, come spettatori di un cinema italiano sempre più perduto a raccontare l’ombelico di padri e madri impegnati ad innamorarsi della loro decrescita, del valore e della responsabilità di quell’età ingrata, irripetibile, delicatissima e splendida, che troppo spesso fingiamo di dimenticare. Continua a leggere

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MAGIC MIKE

La prima cosa che salta agli occhi guardando Magic Mike, ultima fatica di un regista (Steven Soderbergh) che personalmente non smetterò mai di seguire ed amare, nonostante la sua altalenante capacità di stregarmi, è la mancanza di tutto quell’apparato di sensi di colpa, miseria, tristezza e decadenza, tipici della maggior parte delle pellicole che trattano l’intrattenimento per adulti.

E’ decisamente molto facile farsi contagiare dalla gioia e dall’elettricità che scaturiscono dalle esibizioni sul palco dei protagonisti, ragazzi e uomini diversi tra loro, ma tutti accomunati da una grande sicurezza in se e da invidiabile consapevolezza del proprio corpo. Non troppo diverso dalla solita parabola di ascesa, caduta e resurrezione che tante e forse troppe volte abbiamo visto in sala, Magic Mike riesce ad essere comunque fresco e mai crepuscolare, lontano milioni di anni luce dal moralismo e dallo stucchevole imbarazzo che ci si aspetterebbe da un film dedicato allo spogliarello maschile. Continua a leggere

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KILLER JOE

Killer Joe e’ l’anima e la coscienza putrida di un paese abitato da macilenti fantasmi piegati dalla vita. Joe e i protagonisti che si affacciano al suo palcoscenico osceno, sono corpo e anima divisa tra buone intenzioni, avidità, amore, violenza e sesso.

Come ognuno di noi, nel suo profondo e’ diviso tra pulsioni e razionalizzazioni, così il padre, il figlio, la matrigna, il killer e la candida figlia minore, sono in conflitto e scontro, decisi a prevalere e a sopravvivere. Come treni che corrono sullo stesso solitario binario, destinati ad un’imminente collisione, così le diverse anime di Killer Joe si fondono sferraglianti, lasciandoci attoniti, spaventati e svuotati. Continua a leggere

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KILLING THEM SOFTLY

Molto di più del piatto Cogan (titolo italiano che ancora una volta non osa, prendendo di peso il titolo del libro da cui il film è tratto e relegando quello originale in seconda fila), il ben più evocativo Killing them softly (cioè, Uccidili dolcemente), sembra riferirsi più che alla filosofia di lavoro del killer Brad Pitt, ad un’intenzione più generale, globale, in cui i poveracci di questo modo, vengono lentamente e dolcemente strangolati da un sistema che ormai è fuori controllo.

Probabilmente sto esagerando, ma questo bel film ambientato a ridosso dell’elezione di Obama, alla vigilia di una crisi mondiale che di fatto ha messo in ginocchio moltissimi e che sta ancora mietendo vittime da una parte all’altra dell’oceano, non può essere visto semplicemente come un thriller o un pulp movie alla Guy Ritchie, cosa che assolutamente non è, ma merita una lettura più profonda, forse polemica, sicuramente politica. Continua a leggere

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SEEKING A FRIEND FOR THE END OF THE WORLD

21 Dicembre 2012. Probabile fine del mondo?

Bisogna riconoscere ai Maya, oltre ad aver fomentato un monsone di paranoia collettiva e nutrito le tasche di una pletora di improvvisati santoni ed autorucoli dell’ultima ora, il merito indiscusso di aver regalato all’asfittico panorama cinematografico un briciolo di meritato respiro.

Mai come in quest’ultimo anno abbiamo assistito al fiorire di pellicole che hanno come pretesto narrativo la fine dei giorni, dell’umanità o della vita così come noi la conosciamo. Al fianco di imbarazzanti blockbuster (penso ovviamente a 2012 di Emmerich) e film d’autore (Melancholia di Lars Von Trier), si sono affacciati ai nostri schermi anche pellicole più dimesse ed altrettanto interessanti, che hanno saputo affrontare l’estinzione con garbo e con intensità. Se lo splendido Perfect sense ha già trovato asilo all’interno di queste pagine, ora è il momento di parlare del piccolo e sognante Seeking a friend for the end of the world, delicata commedia drammatica dai toni sentimentali ed insolitamente poetici. Continua a leggere

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EXCISION

Ci sono i film che siamo abituati a vedere, film belli, film brutti e poi c’è Excision.

Raramente una pellicola mi ha allo stesso tempo disgustato ed affascinato tanto, facendomi compiere di fatto un viaggio, quasi entomologico, sicuramente chirurgico, tra le pieghe della mente di un’adolescente.

Gli incubi della straordinaria, quasi ipnotica protagonista, Pauline, sono quelli di un’intera generazione che non si riconosce più, faticando perfino ad accettare per vera l’immagine che vede riflessa nello specchio, smarrita negli ideali e nei desideri, a metà strada tra i sogni solipsisti ed ipocriti dei genitori e la sciocca utopia suggerita da una società che vive e si alimenta di convenzioni. Continua a leggere

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DE ROUILLE ET D’OS: Semplicemente un capolavoro

Di ruggine e ossa siamo fatti, uomini e donne, alla perenne ricerca di un senso, di una direzione, di un motivo.

Di ruggine e ossa, di sangue e lacrime sono fatti i nostri corpi perfetti, sconfitti dalla natura e dall’insensibile, sorda ed indifferente banalità della vita.

Se Marion Cotillard e’ splendida, fragilissima eppure durissima, sempre ad un passo dallo spezzarsi in un milione di piccoli pezzi, sono la forza cieca, i muscoli sempre tesi, la bovina fissità e la crudele ed ipnotica atrocità della carne martoriata di Matthias Schoenaerts a conquistare per sempre il nostro cuore di spettatori. Senza climax eppure ricchissimo di sequenze perfette, capace di sfuggire sapientemente ad una catalogazione e coraggiosamente in grado di mantenersi sempre un passo indietro, lavorando di sottrazione, per non abbandonarsi a facili emozioni da rigattiere, Di ruggine e ossa e’ il primo grande film di questa stagione cinematografica appena cominciata.

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THE TALL MAN: Notevole, intelligente, inquietante

Chi si aspetta un altro Martyrs  rimarrà di certo deluso, ma francamente era impossibile replicare la lancinante, dolorosa ed oltraggiosa bellezza di quel meraviglioso film che ha creato un punto di non ritorno nella mondo del cinema horror.

Sapientemente Pascal Laugier ha cambiato completamente direzione, The Tall Man e’ un film totalmente diverso e, cosa piu importante, non fa proprio nulla per assomigliare al capolavoro sopra citato.

In una minuscola e depressa cittadina afflitta dalla crisi economica i bambini cominciano a sparire, uno dopo l’altro, gli abitanti del luogo iniziano a dare un nome al colpevole, il misterioso Tall Man del titolo originale. Continua a leggere

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IL CAMMINO PER SANTIAGO: Cinema e sincerità

L’estate cinematografica italiana andrebbe studiata nelle università.

Periodo di tempo bizzarro ed inospitale, limbo filmico a cui vengono troppo spesso condannate pellicole decorose ed innocenti, si distingue per l’italiota ottusità che porta distributori ed esercenti a buttar nel mucchio horror impresentabili, film d’autore misconosciuti, antichi reperti archeologici ed opere prime targate Italia, impossibilitate così ad avere la benché minima visibilità.

In questo ingeneroso e spesso indecoroso mare magnum ecco far capolino Il cammino per Santiago (in originale semplicemente The way), film diretto da Emilio Estevez ed interpretato con cipiglio fiero da suo padre Martin Sheen, film datato 2010 finalmente e quasi inaspettatamente giunto al nostro cospetto di pubblico italiano. Pellicola emozionante ed interessante, The way racconta dell’improvvisa morte di un figlio e della decisione da parte di suo padre di continuare il cammino da lui interrotto. Continua a leggere

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DARK SHADOWS: Mostri, diversi, uguali

Un vecchio adagio recita che ogni autore di cinema gira sempre lo stesso film.

Nulla di più vero se pensiamo a Tim Burton e alla sua ultima fatica, l’oscuro Dark Shadows. Ancora una volta troviamo tutta la poetica del diverso che da sempre alimenta il cinema di Burton a cominciare dal suo vampiro protagonista, un simpatico e mai così  spietato Johnny Depp, fino alla sua splendida, mefistofelica ed altrettanto diversamente donna antagonista, la strega Eva Green.

Pellicola decisamente più cupa rispetto alle ultime, fortemente contaminate da una prepotente matrice fanciullesca, intrisa di sangue e di lancinante strazio e profondità, Dark Shadows racconta la perdita, dell’amore, della vita, dei genitori e dell’umanità, per ritrovare poi forza, coesione e sostanza in un equilibrio nuovo, non umano e probabilmente precario. Continua a leggere

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LA MIA VITA E’ UNO ZOO: Vita, amore, lacrime e tutto quanto il resto

Io adoro il cinema, è la prima cosa che ho imparato ad amare e l’ultima delle mie passioni a cui potrei rinunciare. Me ne accorgo ogni volta che guardo un film come questo.

We bought a zoo non è il miglior film dell’anno, ne quello più emozionante (Extremely loud & incredibly close gli da parecchie distanze), però è esattamente il tipo di pellicola che ogni tanto si ha proprio il bisogno di vedere. Quel tipo di film che vorresti non finisse mai.

Il nuovo film di Cameron Crowe racconta la storia vera di un uomo che perduta da poco la moglie deve reinventarsi una vita insieme al figlio adolescente e alla figlia di 7 anni. Deciderà di acquistare uno zoo, rimetterlo in sesto e aprirlo nuovamente al pubblico. Continua a leggere

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GOD BLESS AMERICA: Requiem for a dream

Bisogna riconoscere all’America la straordinaria e quasi unica capacità di riflettere impietosamente su se stessa.

Parallelamente ad Hollywood che sforna pop-corn movie e blockbuster buoni per essere visti e dimenticati, esiste una validissima ed alternativa dose di autorialità che pensa e scrive, cercando di usare il cinema per raccontare una realtà altra e matrigna, spesso servendosi del genere per veicolare un’idea. Film piccoli e poco main stream, fatti di storie a volte minuscole e spesso enormi, veri e propri paradigmi di un mondo in divenire, figli dell’urgenza di raccontare e a volte di urlare.

God bless America racconta di Frank, uomo di mezza età, che dopo aver passivamente subito il collasso morale, etico e civile della società che lo circonda, impegnata a celebrare se stessa attraverso l’arroganza e la cattiva tv, decide di armarsi fino ai denti e di cominciare la sua personalissima crociata volta a ripulire il suo paese Continua a leggere

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MY WEEK WITH MARILYN: C’era una volta…

Per una volta è il cinema, quello vero, il protagonista di una vicenda affascinante e splendidamente arricchita dalla gentilezza dei ricordi.

In modo diverso dal pluripremiato e tanto decantato The Artist, ma anche dal sottovalutato Hugo Cabret, My week with Marilyn (in Italia semplicemente Marilyn) racconta il cinema che fu, quello dei suoi protagonisti, dei suoi volti e delle sue fragilità.

Siamo in Inghilterra, Lawrence Olivier (uno straordinario Kenneth Branagh) incontra la diva per eccellenza, Marylin Monroe (una Michelle Williams che doveva portarsi a casa l’Oscar), per dirigerla ne Il principe e la ballerina. Sullo sfondo un’epoca, un modo di sentire, vivere e parlare, attori, attrici, film e sentimenti, mentre la diva-divina si consuma lentamente, splendida e lucente, ammaliante ed incantatrice, insicura e tenera, sfuggente, eterea e perchè no, commovente. Continua a leggere

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EXTREMELY LOUD & INCREDIBLY CLOSE: Molto forte, incredibilmente vicino

Il più brutto dei giorni.

Un uomo cade nel vuoto.

Ho amato il libro capolavoro di Safran Foer e in modo diverso e complementare ho amato questo splendido film.

Pellicola frammentaria, esperienza di lancinante tristezza e folgorante epifania, gioia e dolore, croce e delizia, riso e lacrime.

Momento altissimo di empatia e pietà, nadir di umana disperazione, lutto e perdita, zenit di amore, memoria e disperata umanità. Continua a leggere

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MARGIN CALL: Etica del profitto ed incontestabile comprensibilità

Bisognerebbe sempre dare un’occhiata ai film candidati all’Oscar, spesso si scovano pietre preziose e scintillanti.

Margin call era candidato come miglior sceneggiatura, ovviamente è stato battuto da Midnight in Paris, ma forse avrebbe meritato qualcosa di più, per esempio che anche il pubblico italiano potesse farsi un’idea del suo effettivo valore, ma questa è un’altra storia.

Film pericoloso ed ipnotico, Margin call ha il difficile compito di raccontare le 12 ore che hanno preceduto la crisi del 2008, semplicemente e dettagliatamente. Certo questo compito lo avevano già svolto egregiamente il documentario premio Oscar Inside job e il successivo film di Curtis Hanson Too big to fail, ma il valore incontestabile di un’operazione come Margin call è quello di rendere questa ostica materia comprensibile a tutti. Continua a leggere

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LEAFIE – LA STORIA DI UN AMORE: Crescita, dolore e un grazie

Meglio mettere le mani avanti e chiarire subito, qui se ne sono proprio infischiati del fatto che l’animazione sia considerata caramellato appannaggio dei più piccini, in Leafie la parola  lietofine nessuno sa proprio che cosa sia. Chi avrà la bontà e la voglia di recarsi in sala per vedere un simpatico filmetto con protagonisti tanti adorabili animaletti da cortile rimarrà deluso, trovandosi invece al cospetto di una pellicola tra le più tristi, dure e realiste che il cinema di animazione ricordi.

La spelacchiata e gentile gallina da batteria Leafie sogna la fuga, un figlio e il mondo esterno. Otterrà una vita piena di emozione e di amore, arrivando a crescere un anatroccolo orfano e a cogliere il vero significato del vivere. Detta così può sembrare poca cosa ma non scordatevi mai che state parlando di un cartone animato e vi assicuro che raramente vi capiterà di riflettere così intensamente sulle parole sacrificio, madre, figlio, vita e morte. Continua a leggere

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