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VIVA L’ITALIA

??????????????????????????Da anni il nostro paese e il nostro cinema faticano ad interpretare la realtà che li circonda. Noi tutti infatti per anni siamo stati letteralmente sommersi e soffocati da tante, troppe commediole tutte uguali, capaci di raccontare esclusivamente le alterne fortune dei nostri vicini di casa, intesi come uomini e donne qualunque, alla continua ricerca di un amore o più semplicemente di una agognata e francamente poco sofferta realizzazione di se.

Gli unici segnali positivi ci sono arrivati da alcuni vecchi autori e da poche giovani promesse che sono diventate conferme, raggi di sole in un panorama grigio e chiuso in se stesso, impegnato a vendere sempre e solo lo stesso prodotto, un’effimera illusione di normalità, veicolata dall’indissolubile binomio gnocca-felicità. Continua a leggere

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JUAN DE LOS MUERTOS

juan-muertos-poster-bMettiamola così.

A Cuba un’epidemia di morti viventi, bollati dalle autolrità non come zombies ma come dissidenti, costringe lo squattrinato Juan e l’amico Lazaro ad arrangiarsi e sbarcare il lunario con un’impresa a conduzione dilettantesca dall’improbabile nome di Juan de los muertos, che si occupa di aiutare i possibili clienti ad uccidere i loro cari, defunti ed affamati.

Ammesso e non concesso che siate ancora qui a leggere queste righe e non siate corsi come pazzi a procurarvi disperatamente questo film, continuo. Continua a leggere

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GRABBERS

Grabbers-Poster-Richard-Coyle-Russell-Tovey-Ruth-BradleyNon sempre dobbiamo cercare la perfezione, spesso accontentandoci, siamo più vicini di un passo alla felicità.

Guardando Grabbers, piccolissimo film irlandese di mostri che sembra sbucato da un buco nel passato, con occhi giusti ma soprattutto comprensivi, si rischia seriamente di divertirsi.

Alla base di una vicenda oggettivamente piuttosto banale, che affonda le proprie radici nella tradizione più consolidata del monster movie, insieme a tanta scanzonata goliardia, c’è anche tanto cinema. Continua a leggere

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THE WEDDING PARTY

Che gran brutta cosa i matrimoni noiosi.

Già di per se questa fastidiosa convenzione sociale che va a braccetto con la festa privata e viene spesso a torto definita come “il giorno più felice di tutti”, nasconde insidiosamente in se i germi del tedio.

I soliti gesti ripetuti cerimonia dopo cerimonia lasciano sfiancato anche il più entusiasta degli invitati, che dopo la solita girandola di presentazioni, antipasti, dolci, scherzi, discorsi e brindisi, inizia lentamente a serbare un rancore più che profondo nei confronti di questa gioiosa rappresentazione dell’amore.

Resta quindi un vero e proprio mistero come il cinema non possa fare a meno di celebrare, indagare e vivisezionare questa vetusta tradizione, fino a proporci dozzine di pellicole fotocopia, misteriosamente impegnate a descrivere “il giorno più bello” e tutto quello che ci ruota attorno. The wedding party non fa eccezione e purtroppo per noi, come nelle peggiori cerimonie, ripropone il solito corollario di ragazze strane, problemi irrisolti e promesse mancate. Continua a leggere

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MAGIC MIKE

La prima cosa che salta agli occhi guardando Magic Mike, ultima fatica di un regista (Steven Soderbergh) che personalmente non smetterò mai di seguire ed amare, nonostante la sua altalenante capacità di stregarmi, è la mancanza di tutto quell’apparato di sensi di colpa, miseria, tristezza e decadenza, tipici della maggior parte delle pellicole che trattano l’intrattenimento per adulti.

E’ decisamente molto facile farsi contagiare dalla gioia e dall’elettricità che scaturiscono dalle esibizioni sul palco dei protagonisti, ragazzi e uomini diversi tra loro, ma tutti accomunati da una grande sicurezza in se e da invidiabile consapevolezza del proprio corpo. Non troppo diverso dalla solita parabola di ascesa, caduta e resurrezione che tante e forse troppe volte abbiamo visto in sala, Magic Mike riesce ad essere comunque fresco e mai crepuscolare, lontano milioni di anni luce dal moralismo e dallo stucchevole imbarazzo che ci si aspetterebbe da un film dedicato allo spogliarello maschile. Continua a leggere

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SEEKING A FRIEND FOR THE END OF THE WORLD

21 Dicembre 2012. Probabile fine del mondo?

Bisogna riconoscere ai Maya, oltre ad aver fomentato un monsone di paranoia collettiva e nutrito le tasche di una pletora di improvvisati santoni ed autorucoli dell’ultima ora, il merito indiscusso di aver regalato all’asfittico panorama cinematografico un briciolo di meritato respiro.

Mai come in quest’ultimo anno abbiamo assistito al fiorire di pellicole che hanno come pretesto narrativo la fine dei giorni, dell’umanità o della vita così come noi la conosciamo. Al fianco di imbarazzanti blockbuster (penso ovviamente a 2012 di Emmerich) e film d’autore (Melancholia di Lars Von Trier), si sono affacciati ai nostri schermi anche pellicole più dimesse ed altrettanto interessanti, che hanno saputo affrontare l’estinzione con garbo e con intensità. Se lo splendido Perfect sense ha già trovato asilo all’interno di queste pagine, ora è il momento di parlare del piccolo e sognante Seeking a friend for the end of the world, delicata commedia drammatica dai toni sentimentali ed insolitamente poetici. Continua a leggere

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TED: Politicamente scorretto, praticamente banale

Cosa dire di fronte a Ted, ennesimo film di crescita, terribilmente simile a tutti gli altri, con l’aggravante di una spocchia tangibile che lo ha ammantato di un’atmosfera politicamente scorretta, discutibile e tutta da verificare?

C’e’ qualcosa di perverso nel meccanismo mentale che porta uno spettatore a sentirsi più furbo e più intelligente dopo la visione di un film. Molte pellicole, di conseguenza molti sceneggiatori, giocano fin troppo sulle strizzatine d’occhio, cercando così di portare dalla loro parte un pubblico sempre più selettivo, che senza quasi accorgersene si trova invece coinvolto in un’operazione estremamente eterogenea e di massa, a tratti banale e codificata, esattamente l’opposto di quello che forse stava cercando. Continua a leggere

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THE BIG YEAR: Aria fresca

Strano pensare che un film sul bird watching sia tanto appassionante eppure come spesso succede, quando la sceneggiatura e’ valida, gli attori in splendida forma e nell’aria si avverte un vago afrore di cinema, tutto diventa possibile.

Meno strano pensare che un film incentrato su di una competizione che porta proprio il nome del titolo originale del film, venga banalizzato nella versione italiana in Un anno da leoni, strizzando cosi l’occhio al successo di una ben nota commedia che un paio di anni fa ha movimentato i botteghini italioti. Hei, Siamo in Italia, il paese in cui la lingua originale e’ costantemente buttata alle ortiche in favore di un blasonatissimo, spocchioso e spesso poco rispettoso doppiaggio, il paese che per esempio ha tradotto Eternal sunshine of a spotless mind in Se mi lasci ti cancello, quindi niente di nuovo sotto il sole. Continua a leggere

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CENA TRA AMICI: Relax estivo al sapor di intelligenza

Forse questa sciocca estate cinematografica ha ancora qualche cosa da dire. Ancora qualche rantolo di vita sembra infatti albergare tra le pieghe di una programmazione ormai estintasi, sciolta come neve all’impietoso sole d’agosto.

Cena tra amici, anonimo titolo italiota del francese Le prénom, è infatti una commedia talmente ben scritta e godibile da poter riconciliare anche lo spettatore più esigente con la miope distribuzione del bel paese. Lo spunto è di una semplicità elementare eppure, la simpatia e l’affiatamento di un cast visibilmente a proprio agio, fanno il miracolo fondendosi magicamente con una sapienza di scrittura sottile e mai banale, nemmeno nei suoi passaggi più telefonati. Continua a leggere

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COLAZIONE DA TIFFANY: Sogni e Promesse

Ogni tanto riguardo un classico e spesso mi chiedo se sia il caso di proporlo tra queste pagine oppure no, consapevole che probabilmente lo hanno già visto tutti e che il mio misero contributo sarebbe forse inutile.

Rompiamo gli indugi.

Lungi da me proporre un punto di vista nuovo ed illuminante su di un classico come Colazione da Tiffany, diciamo piuttosto che l’intento principale è quello di stuzzicare la curiosità di quelle generazioni che non avendo mai visto questo film, avranno la voglia e la bontà di avvicinarvisi, sfatando una volta per tutte il luogo comune che identifica il cinema del passato, come qualcosa di sorpassato e tendenzialmente noioso.

Credo infatti che il nostro principale dovere di amanti del cinema sia proprio quello di far conoscere ed amare questa straordinaria arte ai giovani e forse proprio a partire da questi film, pellicole che anche dopo parecchi anni e altrettante visioni, non hanno perso nulla del loro contagioso fascino o della loro inaspettata attualità. Continua a leggere

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IL DITTATORE: Satira e futuro

Tra 50 anni qualcuno ripescherà i lavori di Sacha Baron Cohen e li studierà nelle università. Qualcuno analizzerà la semantica di Borat e il linguaggio del corpo di Bruno. Tra 50 anni qualcuno si siederà in cattedra e scomporrà Il dittatore parola per parola, inquadratura per inquadratura, provocazione per provocazione.

Figlio di una struttura più convenzionale ma non meno velenoso e rivoluzionario, Il dittatore colpisce al cuore e ribalta continuamente i topoi, arrivando ad essere a tutti gli effetti un’esaltante propaganda per la dittatura. Mettendo continuamente il dito nella piaga di una democrazia forse solo presunta e facendo emergere contraddizioni e debolezze di un sistema perlomeno perfettibile, il dittatore Aladeen non risparmia nessuno e ha parole al vetriolo per tutti. Continua a leggere

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21 JUMP STREET: Indietro nel tempo

C’erano una volta gli anni ’80.

Anni di musica plastificata, horror carpenteriani, paninari, truzzi e pomeriggi in discoteca. Lo so, perché quegli anni li ho vissuti e ad essere sinceri non li rimpiango per niente, anche se devo ammettere che in uno sperduto angolo del mio cuore conservo ancora un briciolo di amore per loro e per la mia perduta infanzia.

In quegli anni andava molto di moda un genere cinematografico, che più di ogni altro ha caratterizzato quel periodo, lo scanzonato poliziesco. Pensiamo a 48 Ore di Walter Hill o a Una perfetta coppia di svitati con Billy Crystal ed ecco la fotografia perfetta di un genere che progressivamente si è smarrito negli anni e le cui regole erano alquanto semplici, bastava prendere un paio di caratteri affini ma diversi, unirli contro una minaccia comune ed annaffiare il tutto con una buona dose di ironia mista ad action e il gioco era fatto. Continua a leggere

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LA MIA VITA E’ UNO ZOO: Vita, amore, lacrime e tutto quanto il resto

Io adoro il cinema, è la prima cosa che ho imparato ad amare e l’ultima delle mie passioni a cui potrei rinunciare. Me ne accorgo ogni volta che guardo un film come questo.

We bought a zoo non è il miglior film dell’anno, ne quello più emozionante (Extremely loud & incredibly close gli da parecchie distanze), però è esattamente il tipo di pellicola che ogni tanto si ha proprio il bisogno di vedere. Quel tipo di film che vorresti non finisse mai.

Il nuovo film di Cameron Crowe racconta la storia vera di un uomo che perduta da poco la moglie deve reinventarsi una vita insieme al figlio adolescente e alla figlia di 7 anni. Deciderà di acquistare uno zoo, rimetterlo in sesto e aprirlo nuovamente al pubblico. Continua a leggere

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ATTACK THE BLOCK: Fuoco d’artificio con Babau

Caro buon vecchio Regno Unito… così compassato e tradizionalista, ma anche estremamente pronto a scherzare e a fare i capricci, quando un buon film gliene da la possibilità.

Attack the block, non è un film particolarmente diverso da altri che ultimamente ci hanno divertito ed intrattenuto, in primis da La Horde, da cui riprende la stessa struttura e la medesima, straniante, quotidiana idea, eppure questa atipica invasione aliena a suon di rap della periferia, conquista e si fa ricordare. A cominciare dai suoi piccoli protagonisti, tutti adolescenti appena un pò più grandicelli rispetto ai Goonies o ai ragazzi di Super 8, Attack the block, mischia generi, influenze e sensazioni, facendoci vivere l’esperienza di un film di fantascienza atipico, interpretato dal cast di un classico anni ’80, mischianto però con tematiche e sviluppi modernissimi. Continua a leggere

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IL PESCATORE DI SOGNI: Prospettiva

Sempre la solita storia, è una questione di prospettiva.

Può infatti capitare di recarsi in sala per gustarsi un filmino dolce e romantico, attratti dall’improbabile odissea di uno sceicco che vuole importare salmoni nello Yemen, per poi inspiegabilmente sorprendersi nel non restarne delusi.

Argomentando e volendo palesare un segreto che sembrano condividere in pochi, i film romantici sono tra noi, vivono e pulsano, regalando emozioni e qualche volta lacrime. Direi di più, quello romantico è un vero e proprio blasonatissimo genere, di certo non da disprezzare, ma di contro da valutare secondo  possibilità, aspettative e regole non troppo stringenti. Resta ovviamente inteso che il metro di giudizio deve essere elastico, non si possono giudicare alla stessa stregua Il pescatore di sogni e Cosmopolis, sarebbe non solo una lotta impari, ma anche viziata da canoni estetici per forza di cose imparagonabili. Continua a leggere

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TO ROME WITH LOVE: Quel pasticciaccio brutto…

C’era una volta un ragazzino che amava il cinema. Questo ragazzo, che chiameremo Houssy, si era quindi disperatamente invaghito delle pellicole di Kubrick, Hitchcock, Chaplin, Spielberg, Welles e di una dozzina di altri grandissimi autori. Houssy non amava soltanto il cinema, ma lo sognava anche e quando doveva immaginare un film, la sua mente volava immediatamente alla sopraffina scrittura di Woody Allen, al suo modo di raccontare storie e sentimenti e alle sue pellicole ora divertentissime, ora tragiche, spesso malinconiche.

Sono passati molti anni e visto che quel ragazzino ormai cresciuto non è riuscito a fare cinema, si è accontentato di vederlo sul grande schermo per poi scriverne in un blog.

Ora vi ho raccontato tutto questo per farvi capire il dolore lancinante che ho provato ad assistere ad un film come To Rome with love, che diciamolo subito, non solo è il peggior film di Woody Allen, ma è anche probabilmente il peggior film che mi sia capitato di vedere negli ultimi anni. Continua a leggere

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AMERICAN PIE REUNION: La solita vecchia torta

Assistere ancora una volta all’ennesimo American Pie, siamo arrivati al numero quattro senza contare una pletora di insulsi spin-off, è come andare dal tuo barbiere di fiducia.

Ti accomodi, attendi il tuo turno, dai una sbirciatina ai giornaletti zozzi che il tuo barbiere ancora coraggiosamente ed anacronisticamente propone e poi ti accomodi su quella poltrona che ormai le tue natiche hanno imparato a conoscere, rispettare e amare. Dopo di che ti volti verso di lui, lui si volta verso di te e a questo punto come da copione, segue l’ormai classico e consolidato scambio di battute. Il tuo Barbiere chiederà: Il solito? E allora Tu risponderai: Il solito grazie. Continua a leggere

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E’ NATA UNA STAR?: Niente domande per favore, siamo al cinema

Da pochissimo ho parlato di commedia, che già mi ritrovo a trattare questo spinoso argomento, ovviamente con la speranza di risultare se non avvincente, almeno vagamente  interessante.

La curiosità era molta intorno a questo film tratto da un racconto lungo di Nick Hornby, autore inglese tra i più apprezzati e saccheggiati dal cinema. Curiosità che per ragioni ovvie andava a braccetto con una generosa dose di rischio, visto che il matrimonio tra l’umorismo tagliente di Hornby e la discutibile poetica del cinema italiano, non era certamente sinonimo di stabilità.

Spiace dirlo ma i peggiori auspici si sono rivelati esatti e una volta tradotto ed adattato ai gusti italiani, E’ nata una star? Non riesce ad ingranare mai veramente, diviso com’è tra l’anima sofisticata e spesso amara dell’umorismo di Hornby e una certa tendenza pecoreccia tutta italiana a  buttare tutto in barzelletta sporcacciona. Continua a leggere

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LA PEGGIOR SETTIMANA DELLA MIA VITA: Lo stato della commedia

Chi frequenta queste pagine, conosce la mia avversione verso il provincialismo tutto sorrisi e pacche sulle spalle, del cinema italiano. Da me più volte liquidato come cinema che racconta le noiose vite dei nostri vicini di casa, con una propensione troppo spiccata per la commedia e una repulsione quasi virale per la riflessione.

Eppure criticare a priori mi piace poco e quindi di buon grado ho pensato bene di farmi un’idea più precisa dello stato della commedia nel bel paese.

Cavia prescelta, l’innocuo e scontato La peggior settimana della mia vita, titolo perfetto per riflettere sulla settima arte nella patria del maccherone e della pizza.

Andiamo a cominciare. Continua a leggere

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YOUNG ADULT: Amaro, beffardo, triste

Che medicina amara Young Adult, commedia fin troppo acre che non regala mai una vera risata di cuore, ma che si accontenta di farci digrignare i denti coinvolgendo solo la nostra testa.

Colpa soprattutto della tagliente e un pò troppo compiaciuta sceneggiatura di quella Diablo Cody che ha vinto un Oscar per Juno, sempre in tandem con il regista Jason Reitman, e che forse questa volta ha deciso di mettere molto di se nella protagonista scrittrice, decisa a tornare sui suoi passi e cercare di dare un senso ad una vita che sembra alquanto vuota.

Young Adult è una passeggiata molto meditativa e caustica sul viale dei ricordi, affacciandosi di tanto in tanto a dare una sbirciatina alle vite di coloro che abbiamo conosciuto, amato, detestato e maltrattato. Non c’è divertimento in questo, ma semplice presa di coscienza di un vuoto pneumatico che permea la vita di tutti, oguno a suo modo. Continua a leggere

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