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LA GRANDE BELLEZZA

La-Grande-Bellezza-PosterE’ quasi uno sforzo titanico alzarsi dalla poltrona dopo aver assistito a La grande bellezza. Difficilissimo staccarsi da quelle ipnotiche immagini di una Roma raramente così affascinante, eppur così distante. Si rimane quindi inchiodati al proprio posto domandandone ancora e ancora, fino a che il nostro cuore già colmo di meraviglia non arriverà a traboccare letteralmente d’amore per quel sopraffino trucco chiamato Cinema. Film molto sottovalutato, a tratti quasi disprezzato, diviso equamente tra cinismo, sogno ed umorismo, accomunati e legati da un profondo trasporto, da un vero e proprio amore per l’amore in se, che attraversa tutta la visione, fino ad arrivare alle Radici di ciò che fa di noi quello che siamo. Gep Gambardella, l’uomo che probabilmente tutti vorremmo essere, attraversa il film e la nostra vita con una levità, un disincanto e al tempo stesso con una potenza espressiva che ci lasciano attoniti, disarmati, muti. Attimi di Grande Bellezza che sottendono la visione e le nostre esistenze, confuse e smarrite, in un costante accumulo di cose, parole e persone, per restituirci una dignità della visione che credevamo smarrita. La chiave è davanti ai nostri occhi, la Bellezza è intorno a noi, a volte è un trucco, a volte è solo sognata, eppure, scavando nei nostri ricordi, o negli anfratti di un essere altro, possiamo afferrarla, anche solo per un istante, sentendoci di nuovo vivi. Lo sguardo di Gep è quello del Cinema, che riesce a cogliere lo splendore che lo circonda, lo fa proprio, ma troppo spesso non riesce a restituircelo, a raccontarcelo. Allora per poterlo finalmente spiegare e raccontare, deve andare alla Radice, al cuore di una storia, all’attimo che ne genera altri ed inevitabilmente all’origine di tutte le storie, di tutte le nostre storie, di tutte le nostre vite, c’è per forza l’amore. Senza cogliere ed accogliere l’amore è impossibile vedere, capire e raccontare la Grande Bellezza che ci circonda, perché solo il sentimento ed il ricordo riescono a dare forma e sostanza alla materia che ci circonda. Poco importa se spesso si tratta di un trucco, di un gioco di prestigio, che ci fa credere di aver visto qualcosa, che in realtà forse non è mai stato lì, sarà stata comunque una magnifica illusione. Il Cinema quindi cattura il sogno, il trucco, il gioco, l’illusione e grazie all’amore li rende veri, vivi e commoventi, anche solo per un istante, anche e solo per noi che abbiamo ancora la pazienza di vedere. La Grande Bellezza è il Cinema e forse i veri poeti siamo noi, spettatori ancora capaci di sognare ad occhi aperti di fronte ad un trucco ben riuscito, di fronte ad una singola immagine, nonostante tutto ancora capaci di restare nudi e disarmati al cospetto dell’amore, che domina incontrastato su tutto e tutti. Fin dal principio, fin dai titoli di testa, delle storie di ognuno di noi.

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VIVA L’ITALIA

??????????????????????????Da anni il nostro paese e il nostro cinema faticano ad interpretare la realtà che li circonda. Noi tutti infatti per anni siamo stati letteralmente sommersi e soffocati da tante, troppe commediole tutte uguali, capaci di raccontare esclusivamente le alterne fortune dei nostri vicini di casa, intesi come uomini e donne qualunque, alla continua ricerca di un amore o più semplicemente di una agognata e francamente poco sofferta realizzazione di se.

Gli unici segnali positivi ci sono arrivati da alcuni vecchi autori e da poche giovani promesse che sono diventate conferme, raggi di sole in un panorama grigio e chiuso in se stesso, impegnato a vendere sempre e solo lo stesso prodotto, un’effimera illusione di normalità, veicolata dall’indissolubile binomio gnocca-felicità. Continua a leggere

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DIAZ: DON’T CLEAN UP THIS BLOOD

Chiariamo subito una cosa.

Più  volte ho dichiarato che questo blog si occupa di cinema e non di politica, ma di fronte a DIAZ ogni resistenza cade e la vergogna impostami da ciò che ho visto sullo schermo mi obbliga prima di tutto ad una riflessione civile.

Diaz NON è un film di parte, come qualcuno suggerisce, ma è una pellicola che si basa interamente sugli atti giudiziari, senza disperdere le colpe qua e là per accusare tutti e nessuno, ma decidendo invece in modo netto e lucido, pur non essendo un documentario, di raccontare cosa è accaduto seguendo scrupolosamente i FATTI desunti dagli atti dei processi e non le OPINIONI derivate dall’ottusa tifoseria politica che divide questo povero paese senza identità. Continua a leggere

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ROMANZO DI UNA STRAGE: La nostra storia, il nostro cinema

Vedere un film come Romanzo di una strage ti riconcilia con il nostro cinema.

Capiamoci, non si tratta di un capolavoro, ma di un’opera che perlomeno si prende la briga di riflettere su argomenti decisamente più intriganti della preparazione di un matrimonio o della lunghezza del pene del proprio figlio (giusto per citare le ultime due pellicole italiane finite tra le mie grinfie). Romanzo di una strage, si prende la briga di raccontare la nostra storia, una parte di essa, a cominciare dalla strage di Piazza Fontana per poi inoltrarsi in un insidioso ginepraio di tensione politica, sociale ed armata. Periodo buio e difficile, spesso raccontato dal miglior cinema di casa nostra, che qui ritorna a far sentire le proprie urla grazie alla solida regia di Marco Tullio Giordana e alla professionalità di un cast pantagruelico ed importante, ben lieto di partecipare ad un progetto finalmente adulto. Continua a leggere

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HABEMUS PAPAM: Tutto…

Se qualcuno mi chiedesse di cosa parla l’ultimo film di Moretti, credo che ci penserei un pò su, poi scrollando le spalle risponderei: “Parla di tutto…”

Moretti è un autore senza mezzi termini o compremessi, o lo si ama o lo si detesta. Così ricco di umorismo sottile e strampalato, di saggezza paranoica e di verità grottesca, il Nanni nazionale è capace di suscitare allo stesso tempo ammirazione e fastidio. Ovviamente questo Habemus Papam non fa eccezione e dopo il mezzo passo falso de Il Caimano, film bello a metà, la poetica di questo prepotente autore torna a far sentire la propria voce in maniera netta, cristallina e forse definitiva. Sarà colpa del misuratissimo Michel Piccoli, del torneo di pallavolo tra cardinali, del teatro di Cechov o di quello splendido, umanissimo e tremebondo finale, ma Habemus Papam è film raro e maturo, profondo e puro. Continua a leggere

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IL GIOIELLINO: Il cinema sa ancora essere italiano

Auguro a voi e alle vostre famiglie una morte lenta e dolorosa.

La frase, mormorata a denti stretti da un gigantesco Toni Servillo, oltre a citare parola per parola la battuta di Fausto Tonna, condanna senza appello, in modo lapidario, il mondo dell’informazione italiana, un pò come già faceva un altro bel film di questa stagione, Habemus Papam, ridicolizzando l’inconsistenza e l’impreparazione, del servizio pubblico. Una tirata d’orecchie necessaria, che a saper ben guardare appare come una sveglia d’allarme, rivolta nei confronti di un’opinione pubblica che merita maggior rispetto adulto e di un mondo, quello dell’informazione, sempre più impegnato ad avvitarsi su se stesso, sperduto nella contemplazione del proprio ombelico e dimentico dei doveri che questo servizio impone.

Vive di bei momenti e di ottimi interpreti Il gioiellino, film misurato, importante e per una volta non dedicato all’imperante desiderio d’amore che sembra ammorbare il nostro cinema ormai da un decennio. Descrivendo il crack Parmalat e concentrandosi più sugli uomini che sugli effetti, Il gioiellino, si addentra nei meandri di una questione di irresponsabilità economica, che ha dell’incredibile. Continua a leggere

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IO SONO L’AMORE: Finalmente il Cinema Italiano!

Alla fine del post, oltre al solito trailer, trovate un brano tratto dalla colonna sonora. L’idea è quella di mettere in play il brano e poi leggere la recensione. Un modo per entrare dentro al film,  respirandone l’atmosfera… o forse solo un gioco.

Io sono l’amore è uno dei film italiani più belli degli ultimi vent’anni.

Avvolto dalla sapiente regia di Luca Guadagnino, lo spettatore è cullato e stregato da una Milano quasi familiare eppure distantissima, attirato nelle velenose spire di una famiglia ricca, anzi ricchissima, che ha smarrito tutto, a cominciare dal significato dell’essenza della vita stessa. Anelli saldi eppure debolissimi di una catena umana che non ammette ripensamenti, soffocati e soffocanti, invincibili e vulnerabili. Parabola di lucidissima ed autoptica concretezza, capace di descrivere come non mai l’effimera fragilità dell’essere umano, la sua vigliacca ipocrisia e la follia di un sogno tramutatosi in fuga, Io sono l’amore, lega e conquista, trascianandoci nei lussuosissimi gironi infernali di una prigione dorata, difficilissima da abbandonare, se non a caro prezzo. Continua a leggere

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