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FROZEN

Frozen-Fanmade-Poster-frozen-34911695-319-451Una delle cose di cui ero abbastanza sicuro, almeno da qualche anno a questa parte, era la qualità dell’animazione. Consapevole del progressivo smarrimento del cinema per adulti, escludendo ovviamente quello d’autore (difficilmente tra questa pagine preso da me in considerazione in quanto ritengo più interessante proporre riflessioni su titoli più commerciali o a volte invisibili), devo ammettere che negli anni più di una volta ho trovato rifugio nelle meraviglie animate che Pixar e soci mi hanno saputo regalare. Se la passata stagione ho potuto contare su titoli come Brave, Frankenweenie, Paranorman, I Croods e Le 5 leggende, bisogna dire che la presente stagione ha deluso ampiamente ogni aspettativa. Titoli come il fiacco Monsters Academy, l’imbarazzante Turbo e l’impresentabile Cattivissimo Me 2, hanno completamente gettato nello sconforto il vostro affezionatissimo, svuotandolo di ogni certezza e lasciandolo tremante, in un angolo, a brancolare nel buio dell’ignoranza cinematografica più manifesta e totale. Quando però tutto sembrava ormai perduto ecco arrivare Frozen, nuova fatica Disney e film come non se ne vedevano ormai da tanto, troppo tempo. Impossibile sorvolare sulla straordinaria qualità dell’animazione, talmente immersiva e coinvolgente da lasciare senza parole, come risulta altrettanto impensabile non entusiasmarsi per una sceneggiatura bella e soprattutto complessa, ricca di sfumature adulte e riflessioni che vanno ben al di là della solita storia d’amore alla Disney. Il rapporto tra le due sorelle protagoniste, vero cardine su cui gira l’intera vicenda, è di una complessità e di una profondità che lascia interdetti, così come la relazione che si va ad instaurare tra la principessa Anna e un altro personaggio, di cui non rivelerò l’identità, affonda la propria natura nell’ipocrisia e nell’opportunismo, sentimenti alieni e difficili da comprendere per il pubblico a cui si rivolge il film.  Poi ci sono le canzoni. Da anni ormai, bisogna tornare indietro allo straordinario La principessa e il ranocchio, l’animazione non ci regalava una tale pletora di pezzi così ben riusciti e coinvolgenti. Non è affatto un caso che la sequenza più bella del film sia musicale, complessa e coinvolgente, la meravigliosa Let it go (in italiano All’alba sorgerò) eseguita dalla divina Idina Menzel, ci regala un momento di cinema e di musica indimenticabile, capace davvero di farci piangere come vitelli. Frozen è questo e vive su questo, sopra un delicato equilibrio, fragile come il ghiaccio,  tra animazione, narrazione adulta e musica, intelligenti tratti distintivi di un film che non ha età, perché probabilmente vive e ci fa vivere fuori dal tempo e dallo spazio, sovrano assoluto però, di una zona franca che alberga nel cuore di ognuno di noi.

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INSIDIOUS: La dignità della Paura al Cinema

Non so voi, personalmente le pellicole che mi spaventano di più, sono quelle con fantasmi e case infestate.

Chi scrive è un appassinato di horror, quindi può affermare con serenità che gli zombie non gli hanno mai provocato il minimo brivido, la stessa cosa dicasi per vampiri, mummie, diavoli e serial killer, ma davanti ad una casa infestata e a qualche ectoplasma della vecchia scuola, vedrete il terrore dipinto negli occhi del vostro affezionatissimo. Non parlo ovviamente delle scorciatoie modaiole, tipo Paranormal activity (citato anche nel lancio di questo film) tanto per intenderci, ma di quelle pellicole in cui lentamente ed inesorabilmente l’inquietudine cresce, fino a darci la sensazione di non essere soli e che se solo lo volessimo per davvero, allora potremmo vedere cose inimmaginabili e terrificanti. Continua a leggere

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SUPER 8: La mia infanzia… il mio cinema

Comincio con una confessione. Se in un film ci sono i bambini o il Natale, io piango. E’ scientifico, matematico, le mie lacrime sgorgano spontaneamente senza che io possa controllarle o ributtale indietro, la voce mi si spezza e il naso cola, mentre mi riduco ad una poco piacevole larva d’uomo scossa dai singhiozzi. Super 8 è il tipico film che spalanca i miei dotti lacrimali e nel finale, mi fa desiderare di essere lì, oltre lo schermo, in compagnia dei suoi piccoli protagonisti, per sognare e crescere insieme a loro.

Data tanta e tale premessa. mi sbilancio e lo dico fin da subito, Super 8, nuovo film diretto da J.J. Abrams e prodotto da Steven Spielberg è splendido, anzi un vero capolavoro che resterà incastonato nel tempo e nella memoria del cinema che verrà. Scalda il cuore assistere ad una pellicola così simile alle opere passate dello Spielberg che fu, penso ovviamente a E.T. e Incontri Ravvicinati, interamente dominata e  abitata da ragazzi, che attraverso uno spirito di corpo e di gruppo ormai appannaggio di un’epoca lontana, lottano e si fanno largo nella vita, sognando il cinema e abbracciando l’amore e l’ignoto. Continua a leggere

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VANISHING ON 7th STREET: Scomparendo tra le ombre del brutto cinema

L’incipit è perfetto.

Un affollato centro commeciale, una multisala piena zeppa di gente che ride a crepapelle gustandosi una commedia. Il proiezionista esce a prendersi una bibita, flirta con la commessa, rientra in sala ed improvvisamente salta la luce. Buio ovunque, le risate si fermano all’improvviso, la sala è deserta, tutti, ma proprio tutti, sono scomparsi.

Ma cosa sta capitando al cinema americano? Sembra che l’horror e la fantascienza negli ultimi tempi siano ossessionati dall’apocalisse, dalla fine del mondo e dall’estinzione dell’umanità. Cambiando maniera e presupposti, tra epidemie, eventi inspiegabili, invasioni aliene e cataclismi geologici di rilevanza a volte planetaria, sembra che la speranza abbia abbandonato i cuori di coloro che scrivono di cinema. Un giorno forse questa tendenza dovrà essere approfondita, radicata com’è nelle profondità di un genere che dopo l’11 Settembre non è più stato lo stesso, nel bene e nel male. Continua a leggere

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CARS 2: Il divertente primo mezzo passo falso della Pixar

REGOLA DEL CINEMA NUMERO 67: Fare un sequel all’altezza del primo capitolo è difficilissimo.

La Pixar aveva dato prova di aver metabolizzato questa regola aurea, sfornando due seguiti meravigliosi per Toy Story, il terzo capitolo poi, uscito l’anno scorso era addirittura migliore degli altri due, eppure qualcosa non funziona a dovere in Cars 2, visto che la pellicola si guarda e si dimentica, senza lasciare apparente traccia nella corteccia cerebrale dello spettatore.

Divertente e rutilante, velocissimo e non privo di trovate geniali, Cars 2, inizia benissimo, regalandoci una sequenza alla James Bond che da sola vale il biglietto, ma quando dopo appena dieci minuti, cede il timone nella “mani” di Cricchetto, il pathos si sgonfia e tutto assume una disincantata atmosfera pasticciona, che a lungo andare stanca un pochino. Continua a leggere

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LONDON BOULEVARD: Etica, cervello e poco cuore

London Boulevard è il classico film che non ti aspetti.

Chi scrive per esempio, era spiritualmente pronto a vedere un film simile a quelli sfornati dal sopravvalutato Guy Ritchie o se vogliamo, allo splendido In Bruges, vista la presenza di Colin Farrell in un ruolo simile, invece London Boulevard è qualcosa d’altro. di alieno.

Scevro da battute e ammiccamenti, il film diretto dallo sceneggiatore premio Oscar William Monahan (The departed) è una pellicola granitica, ellittica, quasi integralista nel suo intento di cinema. Spogliando il genere delle solite e facili esagerazioni, quello che rimane è un film circolare, in cui l’umorismo, se non in alcune fugaci situazioni, è ospite assente e poco gradito, di contro la concretezza si presenta in tutta la sua beffarda ineluttabilità. Continua a leggere

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LIBERA USCITA: Innocuo con fanciullesco brio

Consapevole di aggirarmi in un territorio poco condiviso, proverò a spiegare le ragioni che mi portano a difendere un prodotto innocuo, ma tutto sommato garbato come questo Libera uscita, ennesima commedia volgarotta, ma sincera dei fratelli Farrelly.

Libera uscita diverte e spiazza, non tanto per le assurdità (a tratti divertentissime) che propone, ma per la sua garbata sincerità quasi infantile. E’ proprio grazie a questa felice leggerezza, che anche le situazioni più grevi, sono da inserirsi in un’ottica fanciullesca, tipica dell’immaturità pre puberale. Se nel film si gioca con le deiezioni corporali e con altre assortite volgarità, la palese spontaneità con cui queste vengono proposte, le spoglia automaticamente di ogni subdolo sotto significato nascosto, palesandole in tutta la loro infantile gaiezza. Hall Pass (questo il titolo originale) gioca e si diverte, come già accadeva con Scemo e più scemo e Tutti pazzi per Mary, con la spensieratezza tipica dei bambini, capaci di trasformare magicamente la cosa più imbarazzante, in scanzonata euforia, privandola di quella malizia adulta, che spesso rovina tutto. Continua a leggere

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INSIDE JOB: Il miglior film horror dell’anno

Esistono i buoni film, pellicole belle e divertenti, profonde e struggenti, scampoli di un paradiso perduto in terra, da vedere e rivedere fino alla fine del tempo.

Esistono i cattivi film, robaccia dimenticabile e spesso imbarazzante, pellicole così indifendibili da essere unanimemente considerate senza appello, da tutta la società civile.

Entrambe queste categorie sono ovviamente opinabili, cioè dietro al famoso motto: i gusti son gusti, si agitano un sottobosco di sensazione ed emozioni personalissime, che spostano il giudizio dello spettatore da un estremo all’altro, apparentemente senza alcun preciso disegno.

Poi ci sono le pellicole necessarie e qui la storia cambia. L’opinabile non esiste più, parole spesso vuote come bello e brutto, perdono di significato e ciò che resta è l’indispensabile.

Inside Job appartiene fieramente a questa terza categoria. Continua a leggere

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DYLAN DOG: Quando il troppo stroppia, la deriva del cinema americano

Se ripenso a quando adolscente, ho adocchiato il primo numero di Dylan Dog in edicola, mi si inumidiscono gli occhi.

Correva l’anno di grazia 1986, io avevo ancora tutti i capelli e mi piacerebbe anche dire che avevo qualche chilo in meno (ma sarebbe una bugia), quando nell’edicola del quartiere in cui abitavo, vidi fare capolino un albo a fumetti dal titolo, L’alba dei morti viventi. Visto che un adolescente cine-dipendente (come me) non poteva resistere al suadente richiamo di quel titolo, comprai il primo numero di quella pubblicazione e da quel momento me ne innamorai.

Non starò qui a tediarvi con un’ulteriore passeggiata sul viale dei ricordi, vi basti pensare che Dylan e la sua crew, mi hanno fatto compagnia fino al numero 100, poi francamente mi sono stancato, regalandomi qualche brivido, alcuni nudi femminili e tanta cinefilia bidimensionale.

Ora con questi sentimenti ad agitarsi nel cuore, mi sono avvicinato a Dylan Dog -Dead of night e quello che ho provato, proverò a descriverlo in queste poche righe. Continua a leggere

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PRIEST: De Profundis

Di fronte alla palese e spavalda disfatta di un film come Priest, vien voglia di rivalutare il cinema italiano con tutti i suoi compromessi e la sua cioccolataia gaiezza.

Fortemente debitore all’insensata e bulimica inconsistenza di Legion (stesso protagonista e stesso regista, non è un caso), Priest viaggia su binari pericolosi e paralleli, sostituendo agli angeli infuriati, un esercito di dimenticabili vampiri. Figlio di una poetica video ludica eccessiva e tonitruante, il film compie il miracolo di farsi dimenticare nel momento stesso in cui lo si sta guardando, lasciando nello spettatore inappagato, una fastidiosa serie di insensati deja-vu.

A metà strada tra il western, l’horror, il film d’arti marziali e l’apocalittico futuro che un bel dì vedremo, Priest, dimostra un innato talento nel proporre cose già viste e soluzioni narrative al limite del ridicolo, decidendo di rendere assolutamente trascurabile ogni personaggio e di annaffiare il tutto con fiumi di dabbenaggine digitale fine a se stessa. Poco importa se la trama starebbe scritta su di un biglietto del tram, il percorso fatto dagli antipatici protagonsiti per arrivare alla parola fine, assomiglia ad una brutta barzelletta. Continua a leggere

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I GUARDIANI DEL DESTINO: L’importanza di crederci fino in fondo

E’ possibile che un film capace di emizionarci e coinvolgerci, ribalti le carte in tavola nel finale, rovinando tutto ciò che aveva costruito ed arrivando perfino a farsi disprezzare dallo spettatore che fino a quel momento lo aveva seguito e amato?

Per rispondere a questa spinosa domanda, basta recarsi nella più vicina multisala e gustarsi fino all’ultimo fotogramma, I guardiani del destino, in originale The Adjustment Bureau.

Non c’è nulla che non va per il verso sbagliato in questa pellicola tratta da un ennesimo racconto di Philip K. Dick. Ottimo e azzeccato il cast, con Matt Damon al timone, Emily Blunt a seguire e perfino una spruzzatina di Terence Stamp, giusto per dare quel sapore in più, regia solida e non particolarmente intrigante, ma il film francamente non richiedeva di più e per finire una sapiente sceneggiatura, capace di entrare subito nel vivo degli eventi, per proseguire poi a rotta di collo. L’idea è francamente intrigante e alcuni passaggi sono proprio indovinati, con quella tragica parabola umana che risulta quasi completamente dominata dall’esterno. Continua a leggere

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PAUL: Tenero omaggio ad un cinema di sogni e stelle lontane

Alla fine del post, oltre al solito trailer, trovate un brano tratto dalla colonna sonora. L’idea è quella di mettere in play il brano e poi leggere la recensione. Un modo per entrare dentro al film,  respirandone l’atmosfera… o forse solo un gioco.

C’è stato un momento in cui tutti quelli che oggi hanno circa quarant’anni, hanno sognato le stelle.

C’è stato un momento in cui tutti quegli uomini e quelle donne di oggi, chiusi in una sala cinematografica, hanno creduto e sperato, desiderato e lottato, perdendosi cuore e anima nel buio dei pianeti e immaginando navi spaziali ed incontri intergalattici, sognando buffi extraterrestri e una pletora di protagonisti troppo simili a loro. Avventure inimmaginabili, viaggi nel tempo e amori adolescenziali, perduti per sempre tra un’utopia, un colpo di genio e un’interminabile serie di parole memorabili, mandate a memoria e mai dimenticate. Continua a leggere

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ZACK & MIRI MAKE A PORNO: Delicata e volgarissima storia d’amore… insomma, un film di Kevin Smith

Alla fine del post, oltre al solito trailer, trovate un brano tratto dalla colonna sonora. L’idea è quella di mettere in play il brano e poi leggere la recensione. Un modo per entrare dentro al film,  respirandone l’atmosfera… o forse solo un gioco.

Kevin Smith, I Love You. Non scherzo, mi sono innamorato del corpulento regista ai tempi del primo Clerks, sentimento che ho rinnovato con A proposito di Amy e che ho coltivato grazie a Generazione X, Dogma, Jay & Silent Bob Strikes Back, Cleks 2 e la serie tv da lui prodotta, Reaper.

Ora la nostra relazione platonica si arricchisce di un nuovo importante tassello, Zack & Miri make a porno (in italiano suona Zack & Miri amici a… primo sesso), pellicola che già nel geniale titolo ha nascoste le premesse per essere un vero capolavoro. Al diavolo, se si tratta di Kevin Smith, non riesco ad essere obiettivo, ascolto i suoi dialoghi sboccati e fuori di testa e sono già in sollucchero. La verità è che questo film, vicenda di due amici, lei Miri e lui Zack, che decidono di girare un film porno (il titolo è Swallow my Cockuccino) per pagare le bollette, è non solo esilarante, ma francamente ha in se elementi di conclamata divinità. Continua a leggere

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FOUR LIONS: La risposta del Dio del Cinema a Giobbe.

Alla fine del post, oltre al solito trailer, trovate un brano tratto dalla colonna sonora. L’idea è quella di mettere in play il brano e poi leggere la recensione. Un modo per entrare dentro al film,  respirandone l’atmosfera… o forse solo un gioco.

Parafrasando Manhattan di Woody Allen, viene da pensare che Four Lions sia la risposta del Dio del Cinema a Giobbe. Il Dio del Cinema, infatti, avrebbe indicato la locandina di questa pellicola superba e avrebbe esclamato con vove tonitruante: “Di cose orribili ne ho prodotte tante, ma so anche fare film come questi…”

Pellicola inglese dalla trama semplice, arguta, dissacrante e tagliente, Four Lions (che esce finalmente anche in Italia, ovviamente dopo la puzza) racconta la vicenda di alcuni ragazzi musulmani determinati a farsi saltare in aria in nome della Jihad. Attenzione però, qui si ride parecchio, i tentativi e la preparazione del gesto sono esilaranti, paradossali eppure trattati con un disarmante realismo. Tutto bene direte voi, che  ci vuole, si butta in vacca un tabù e se ne raccolgono frutti, polemiche e risate. Purtroppo però non è così semplice, perchè il film drasticamente e coraggiosamente vira, capovolgendo il sorriso in ghigno, l’ilarità in costernazione. Continua a leggere

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IL DILEMMA: L’opera poco convincente di un regista poco convinto

Cerchiamo di capirci, al di là del valore (minimo) insito nel film, bisogna cercare di fare chiarezza e rassegnarsi fin da subito al fatto che Il dilemma non è una commedia, perlomeno, si tratta di una pellicola perennemente indecisa tra il riso a mezze labbra e la fugace riflessione.

Figlio di un trailer fuorviante e sbagliato, capace di prendere un paio di sequenze e di ribaltarne il senso a proprio uso e consumo, Il dilemma si dipana per quasi due lughissime ore, alla ricerca di una vera identità. Ovviamente questa ambigua dualità non giova al film, che sembra in balia dei suoi attori e della banalotta sceneggiatura. Troppo poco per una storia che verte sulla legittimità di mettere dito tra marito e moglie, anche quando lui è il nostro migliore amico e lei viene sorpresa in flagrante. Così costruito, Il dilemma, smette di interessare quasi subito, ostaggio di una patetica pietà, che lentamente si fa largo nella pancia degli spettatori. Continua a leggere

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LIMITLESS: Un tuffo senza rete nella tana del bianconiglio

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Chi cerca svago e divertimento, troverà pane per i suoi denti, di fronte ad un filmino usa e getta come Limitless, piccola sorpresa alle soglie dell’estate, con tante frecce al suo arco.

Se Bradley Cooper è un perfetto protagonista di questo politicamente scorretto e diseducativo inno all’overdose, a farla da padrona è la sceneggiaura, vero colpo di frusta, capace di stupire piacevolmente anche il più navigato tra gli spettatori. Non fraintendetemi, non ci troviamo di fronte ad un’opera nuova, innovativa, metaforicamente complessa, ma l’onesta e sorniona spavalderia di cui abbonda, non può far altro che farsi largo tra le nostre labbra ed allargarle in un sorriso. Continua a leggere

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RED: Roboante, Elementare, Dimenticabile

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RED, è il classico film dalle grandi premesse che a ben pensare si sciolgono abbastanza velocemente come neve al sole. Non fraintendetemi i motivi per divertirsi ci sono tutti e la pellicola fa il suo lavoro egregiamente, ma una volta passate le quasi due ore della rocambolesca visione, la memoria si annebbia e le scene d’azione, così come le sarcastiche battute di spirito, si confondono con altre dozzine, già viste e digerite.

RED si classifica quindi quasi subito come pellicola scaccia pensieri, episodica e saltuaria occasione di divertimento fine a se stesso, impreziosita da un cast all star in splendida forma. Proprio i suoi protagonisti sono la parte migliore di questa pellicola, altrimenti dimenticabile ancor prima che inizino i titoli di coda, impegnati a divertirsi e a gigioneggiare come mai prima d’ora. Bruce Willis fa la sua parte e francamente come pensionato è poco credibile, Helen Mirren è elegante e strepitosa, Richard Dreyfuss divertente, Morgan Freeman ammiccante e John Malchovich è semplicemente indimenticabile. Continua a leggere

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FAST FIVE: Cinema muscolare di un tempo che fu

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Forse gran parte del merito va dato a Rio De Janeiro, pulsante, sudata, impolverata e violentata da auto illegali che sfrecciano per le sue strade, facendosi beffe delle leggi della fisica e inondando con fiumi di testosterone ogni singola inquadratura.

La verità è che Fast Five, quinta avventura di Dominic Toretto e soci, è il migliore della serie Fast and Forious ed è anche un signor film. Cinema muscolare e sudaticcio, che non ha paura di sporcarsi le mani di utopia e di olio motore. La pellicola a tutta birra interpretata da Vin Diesel è tutta qui, una manciata di scene d’azione esagerate e di combattimenti tra galli, in cui i protagonisti mostrano le penne e gonfiano il petto, per dimostrare chi sia davvero il migliore. La formula però funziona e in due ore di pellicola, la tensione e il divertimento non calano mai, anzi il film cresce gradulamente ed inesorabilmente di intensità emotiva, fino a culminare nello straordinario climax del finale. Continua a leggere

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IO SONO L’AMORE: Finalmente il Cinema Italiano!

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Io sono l’amore è uno dei film italiani più belli degli ultimi vent’anni.

Avvolto dalla sapiente regia di Luca Guadagnino, lo spettatore è cullato e stregato da una Milano quasi familiare eppure distantissima, attirato nelle velenose spire di una famiglia ricca, anzi ricchissima, che ha smarrito tutto, a cominciare dal significato dell’essenza della vita stessa. Anelli saldi eppure debolissimi di una catena umana che non ammette ripensamenti, soffocati e soffocanti, invincibili e vulnerabili. Parabola di lucidissima ed autoptica concretezza, capace di descrivere come non mai l’effimera fragilità dell’essere umano, la sua vigliacca ipocrisia e la follia di un sogno tramutatosi in fuga, Io sono l’amore, lega e conquista, trascianandoci nei lussuosissimi gironi infernali di una prigione dorata, difficilissima da abbandonare, se non a caro prezzo. Continua a leggere

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MACHETE: L’omaggio che il genere aspettava da tempo

Robert Rodriguez è il fratellino dispettoso di Questin Tarantino, tutti i suoi film sono puro divertimento, sberleffo, risata ed eccesso.

Machete nasce quasi per scherzo, come falso trailer a far da trait d’union tra Planet Terror (diretto appunto da Rodriguez) e Death Proof  (appannaggio di Tarantino), tasselli dell’operazione Grindhouse. La storia del messicano Danny Trejo in cerca di vendetta e con una spiccata abilità nel maneggiare il machete, era troppo succulenta perchè uno come Rodriguez non decidesse di approfondirla a modo suo.

Il risultato è un film strepitoso, una cascata di trovate, luoghi comuni e ribaltamenti di questi, da far impallidire Stallone e i suoi Expendables. La carta vincente della pellicola è il suo eccesso e la sua disincantata goliardia, che vanno a comporre un lunghissimo omaggio al genere, un vero e proprio inno alla libertà e alla dignità di un certo tipo di cinema, troppo spesso bistrattato, dimenticato e nascosto sotto il tappeto. Continua a leggere

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