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DYLAN DOG: Quando il troppo stroppia, la deriva del cinema americano

Se ripenso a quando adolscente, ho adocchiato il primo numero di Dylan Dog in edicola, mi si inumidiscono gli occhi.

Correva l’anno di grazia 1986, io avevo ancora tutti i capelli e mi piacerebbe anche dire che avevo qualche chilo in meno (ma sarebbe una bugia), quando nell’edicola del quartiere in cui abitavo, vidi fare capolino un albo a fumetti dal titolo, L’alba dei morti viventi. Visto che un adolescente cine-dipendente (come me) non poteva resistere al suadente richiamo di quel titolo, comprai il primo numero di quella pubblicazione e da quel momento me ne innamorai.

Non starò qui a tediarvi con un’ulteriore passeggiata sul viale dei ricordi, vi basti pensare che Dylan e la sua crew, mi hanno fatto compagnia fino al numero 100, poi francamente mi sono stancato, regalandomi qualche brivido, alcuni nudi femminili e tanta cinefilia bidimensionale.

Ora con questi sentimenti ad agitarsi nel cuore, mi sono avvicinato a Dylan Dog -Dead of night e quello che ho provato, proverò a descriverlo in queste poche righe. Continua a leggere

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PRIEST: De Profundis

Di fronte alla palese e spavalda disfatta di un film come Priest, vien voglia di rivalutare il cinema italiano con tutti i suoi compromessi e la sua cioccolataia gaiezza.

Fortemente debitore all’insensata e bulimica inconsistenza di Legion (stesso protagonista e stesso regista, non è un caso), Priest viaggia su binari pericolosi e paralleli, sostituendo agli angeli infuriati, un esercito di dimenticabili vampiri. Figlio di una poetica video ludica eccessiva e tonitruante, il film compie il miracolo di farsi dimenticare nel momento stesso in cui lo si sta guardando, lasciando nello spettatore inappagato, una fastidiosa serie di insensati deja-vu.

A metà strada tra il western, l’horror, il film d’arti marziali e l’apocalittico futuro che un bel dì vedremo, Priest, dimostra un innato talento nel proporre cose già viste e soluzioni narrative al limite del ridicolo, decidendo di rendere assolutamente trascurabile ogni personaggio e di annaffiare il tutto con fiumi di dabbenaggine digitale fine a se stessa. Poco importa se la trama starebbe scritta su di un biglietto del tram, il percorso fatto dagli antipatici protagonsiti per arrivare alla parola fine, assomiglia ad una brutta barzelletta. Continua a leggere

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L’ULTIMO DEI TEMPLARI: Tutta colpa di Dan Brown

Capiamoci, L’ultimo dei templari è davvero un brutto film, di cui si salvano soltanto i primi 5 minuti, quindi forse non ci sarebbe nemmeno bisogno di dilungarsi in dissertazioni accademiche, ma si sa, l’estate non si decide ad arrivare e quindi fa piacere fare un paio di considerazioni in allegra leggerezza.

Credo che la colpa principale se un brutto film dal titolo Season of the witch (Stagione della strega) viene tradotto in Italia con L’ultimo dei templeri, sia da ricondurre al famigerato Dan Brown e al suo dannato Codice Da Vinci. No, per carità, non ce l’ho con il super bestseller di Brown, anch’io l’ho letto con piacere, ma trovo inammissibile che la cieca e sorda distribuzione italiana, se ne serva in modo stolido, per lanciare un film che parla di tutt’altro. Forse la colpa è anche di noi esseri umani, che in questi incerti tempi di crisi, tendiamo a rifugiarci in ciò che conosciamo bene, ma l’ignoranza non ammette alibi e a ben gurdare trovo che ci sia anche un pò di truffaldina malizia nell’operazione di marketing che ha deciso il titolo di questo film. Sì perchè bisogna propro avere tanto pelo sullo stomaco per decidere di titillare l’opinione pubblica con un titolo che rievoca il famoso Codice, pur non avendo nulla a che fare con Dan Brown, i cavalieri in questione, il Santo Graal e la storia in generale…

Ai posteri l’ardua sentenza. Continua a leggere

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SUCKER PUNCH: Estetica del nulla

Alla fine del post, oltre al solito trailer, trovate un brano tratto dalla colonna sonora. L’idea è quella di mettere in play il brano e poi leggere la recensione. Un modo per entrare dentro al film,  respirandone l’atmosfera… o forse solo un gioco.

Forse, tra 50 anni, quando al cinema ci si andrà con la propria console per collegarsi al grande schermo e giocare, interagendo con il film e con i suoi personaggi, Sucker Punch sarà salutato come un antesignano illustre, un profeta della visione videoludica, un tassello indispensabile della poetica del videogame, ma fino ad allora, temo che resterà nella memoria di quanti avranno la sventura di imbattervisi, come una colossale cazzatona col botto. Continua a leggere

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LA BANDA DEI BABBI NATALE: L’eco distante delle risate che furono

Fa quasi tenerezza pensare che fino a qualche anno fa Aldo, Giovanni e Giacomo erano considerati la massima espressione di comicità del nostro paese. Quei tempi sono ormai lontani e il presente ci ha restituito, come la risacca notturna, una pellicola scialba, già vista e priva di nerbo.

Se qualche dubbio aveva attraversato la mente di quanti si erano incautamente accostati a Il Cosmo sul comò, loro precedente e temibile pellicola, ora la Banda dei Babbi Natale arriva per confermare quelle perplessità e per crearne di nuove. Continua a leggere

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WALL STREET-IL DENARO NON DORME MAI: Lo spettatore invece a volte si assopisce

Il sequel fuori tempo massimo di Wall Street (1987) fa venire in mente quel meraviglioso dialogo all’inizio de I protagonisti (del compianto Robert Altman), in cui un appassionato sceneggiatore spiega ad uno scettico, ma interessato produttore, la trama che starà alla base de Il laureato 2.

Con lo stesso spirito fatto di dubbi e molta cautela, lo spettatore odierno si avvicina a questo capitolo secondo, da un lato ben conscio della reputazione di Oliver Stone (buttata ultimamente alle ortiche, grazie ai suoi ultimi lavori) e dall’altro delle discrete potenzialità del soggetto in questione (un film che parla di economia globale, in pieno tempo di crisi).  Continua a leggere

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INNOCENTI BUGIE: Stantio, preconfezionato, vuoto

Ha un sapore di stantio il nuovo film multimilionario targato Tom Cruise e Cameron Diaz, il classico gusto dei cibi preconfezionati, invecchiati e consumati fuori tempo massimo.

L’idea di riproporre una formula cara a tanto cinema del passato, appare veramente anacronistica, soprattutto alla luce delle pallide interpretazioni dei due spenti protagonisti. Tom Cruise appare appannato, distante, l’ombra del guascone bello e dannato che un tempo fu, mentre Cameron Diaz è semplicemente irritante, tutta mossette, occhi sbarrati e gridolini di ansia. Continua a leggere

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