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INSIDIOUS: La dignità della Paura al Cinema

Non so voi, personalmente le pellicole che mi spaventano di più, sono quelle con fantasmi e case infestate.

Chi scrive è un appassinato di horror, quindi può affermare con serenità che gli zombie non gli hanno mai provocato il minimo brivido, la stessa cosa dicasi per vampiri, mummie, diavoli e serial killer, ma davanti ad una casa infestata e a qualche ectoplasma della vecchia scuola, vedrete il terrore dipinto negli occhi del vostro affezionatissimo. Non parlo ovviamente delle scorciatoie modaiole, tipo Paranormal activity (citato anche nel lancio di questo film) tanto per intenderci, ma di quelle pellicole in cui lentamente ed inesorabilmente l’inquietudine cresce, fino a darci la sensazione di non essere soli e che se solo lo volessimo per davvero, allora potremmo vedere cose inimmaginabili e terrificanti. Continua a leggere

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SUPER 8: La mia infanzia… il mio cinema

Comincio con una confessione. Se in un film ci sono i bambini o il Natale, io piango. E’ scientifico, matematico, le mie lacrime sgorgano spontaneamente senza che io possa controllarle o ributtale indietro, la voce mi si spezza e il naso cola, mentre mi riduco ad una poco piacevole larva d’uomo scossa dai singhiozzi. Super 8 è il tipico film che spalanca i miei dotti lacrimali e nel finale, mi fa desiderare di essere lì, oltre lo schermo, in compagnia dei suoi piccoli protagonisti, per sognare e crescere insieme a loro.

Data tanta e tale premessa. mi sbilancio e lo dico fin da subito, Super 8, nuovo film diretto da J.J. Abrams e prodotto da Steven Spielberg è splendido, anzi un vero capolavoro che resterà incastonato nel tempo e nella memoria del cinema che verrà. Scalda il cuore assistere ad una pellicola così simile alle opere passate dello Spielberg che fu, penso ovviamente a E.T. e Incontri Ravvicinati, interamente dominata e  abitata da ragazzi, che attraverso uno spirito di corpo e di gruppo ormai appannaggio di un’epoca lontana, lottano e si fanno largo nella vita, sognando il cinema e abbracciando l’amore e l’ignoto. Continua a leggere

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FOUR LIONS: La risposta del Dio del Cinema a Giobbe.

Alla fine del post, oltre al solito trailer, trovate un brano tratto dalla colonna sonora. L’idea è quella di mettere in play il brano e poi leggere la recensione. Un modo per entrare dentro al film,  respirandone l’atmosfera… o forse solo un gioco.

Parafrasando Manhattan di Woody Allen, viene da pensare che Four Lions sia la risposta del Dio del Cinema a Giobbe. Il Dio del Cinema, infatti, avrebbe indicato la locandina di questa pellicola superba e avrebbe esclamato con vove tonitruante: “Di cose orribili ne ho prodotte tante, ma so anche fare film come questi…”

Pellicola inglese dalla trama semplice, arguta, dissacrante e tagliente, Four Lions (che esce finalmente anche in Italia, ovviamente dopo la puzza) racconta la vicenda di alcuni ragazzi musulmani determinati a farsi saltare in aria in nome della Jihad. Attenzione però, qui si ride parecchio, i tentativi e la preparazione del gesto sono esilaranti, paradossali eppure trattati con un disarmante realismo. Tutto bene direte voi, che  ci vuole, si butta in vacca un tabù e se ne raccolgono frutti, polemiche e risate. Purtroppo però non è così semplice, perchè il film drasticamente e coraggiosamente vira, capovolgendo il sorriso in ghigno, l’ilarità in costernazione. Continua a leggere

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MACHETE: L’omaggio che il genere aspettava da tempo

Robert Rodriguez è il fratellino dispettoso di Questin Tarantino, tutti i suoi film sono puro divertimento, sberleffo, risata ed eccesso.

Machete nasce quasi per scherzo, come falso trailer a far da trait d’union tra Planet Terror (diretto appunto da Rodriguez) e Death Proof  (appannaggio di Tarantino), tasselli dell’operazione Grindhouse. La storia del messicano Danny Trejo in cerca di vendetta e con una spiccata abilità nel maneggiare il machete, era troppo succulenta perchè uno come Rodriguez non decidesse di approfondirla a modo suo.

Il risultato è un film strepitoso, una cascata di trovate, luoghi comuni e ribaltamenti di questi, da far impallidire Stallone e i suoi Expendables. La carta vincente della pellicola è il suo eccesso e la sua disincantata goliardia, che vanno a comporre un lunghissimo omaggio al genere, un vero e proprio inno alla libertà e alla dignità di un certo tipo di cinema, troppo spesso bistrattato, dimenticato e nascosto sotto il tappeto. Continua a leggere

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HOBO WITH A SHOTGUN: Verso l’infinito e oltre

Quando uno crede di aver ormai visto tutto, si imbatte in un film come Hobo with a shotgun e allora cambia improvvisamente idea.

Interpretato da un redivivo e manumentale Rutger Hauer, Hobo… è un film talmente eccessivo da far tenerezza, talmente schematico, prevedibile e pacchiano, da meritarsi tutta la stima di chi scrive. Sì, perchè la forza di questo film fuori di testa sta tutta nell’eccesso e nell’esagerazione, a partire dai colori saturi della geniale fotografia.

In una corrotta città senza nome, un vagabondo (hobo, appunto) entra in possesso di un fucile e dice basta, amministrando la giustizia una pallottola per volta. Tutto qui. E vi sembra poco? Semplice lineare e folle, pieno zeppo di trovate in puro stile exploitation, ma anche ricco di amara poesia, questo film che arriva dal nulla per smarrirsi prestissimo nei cestoni dvd dei supermercati, conquista al primo sguardo. Continua a leggere

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WORLD INVASION – BATTLE LOS ANGELES: Guerra, camera a mano e una bandiera a stelle e strisce

Alla fine del post, oltre al solito trailer, trovate un brano tratto dalla colonna sonora. L’idea è quella di mettere in play il brano e poi leggere la recensione. Un modo per entrare dentro al film,  respirandone l’atmosfera… o forse solo un gioco.

In molti si recheranno  a vedere questo film ricercando la fantascienza e in molti ne resteranno delusi, in quanto qui di fantascienza non c’è traccia. Battle Los Angeles, sembra infatti incapace di guadagnarsi l’affetto incondizionato del pubblico a cui in realtà vorrebbe rivolgersi, tradendolo profondamente nel significato e nel significante, per relegare le sue intriganti premesse ad un evocativo spunto narrativo.

Coloro che sono a caccia di sognanti e minacciose storie di stelle e mondi lontani resteranno amaramente delusi, infatti qui la componente aliena non è occasione per sfoggiare mirabolanti effetti speciali, ma risulta essere un pretesto per mettere in scena una vera e propria guerriglia. Moltissima camera a  mano, come va di moda oggi, fa da corollario a questa lotta senza frontiere tra le strade di una Los Angeles deserta e devastata, abbandonata dagli uomini e dalla speranza. Che si tratti della California o dell’Iraq, non sembra esserci differenza e quello che viene rappresentato qui, non è uno scenario futuribile, ma il paradigma di uno scontro armato, la matrice comune  e primaria di ogni guerra moderna, combattuta tra le case della gente, per le strade e all’ombra di un’utopia chiamata libertà. Continua a leggere

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TUCKER AND DALE VS EVIL: L’anarcoide ribaltamento di tutto ciò che sembra

Ci sono idee che trascendono lo spazio e il tempo, riconsegnando ai nostri posteri un cinema di inusitata freschezza, figlio di una sperimentazione sana e goliardica, all’insegna del disincanto e della presa in giro. Tucker and Dale vs Evil (Tucker e Dale contro il Male) è l’ennesimo esempio di questo cinema, capace appunto di stupirci e divertirci, senza insegnarci nulla, ma titillando le nostre emozionate papille gustative di appassionati di cinema, per travolgerci con una girandola di assurdo nonsense.

In breve la trama: Due bifolchi in vacanza, si troveranno a dover affrontare un gruppo di invadenti teenager, convinti di aver a che fare con due psicopatici da slasher movie. Affastellando un numero impressionante di malintesi ed incidenti, i giovani inizieranno a morire uno ad uno, radicando sempre più nella mente dei nostri amabili protagonisti, l’idea che un gruppo di sgallettati abbia scelto la loro proprietà per mettere in atto un suicidio di massa. Continua a leggere

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THE NEXT THREE DAYS: L’ipnotica utopia di una sequenza perfetta

Alla fine del post, oltre al solito trailer, trovate un brano tratto dalla colonna sonora. L’idea è quella di mettere in play il brano e poi leggere la recensione. Un modo per entrare dentro al film,  respirandone l’atmosfera… o forse solo un gioco.

Ci sono due sequenze in questo film, che da sole ne giustificherebbero l’intera visione. Personalmente sostengo che il valore di una pellicola vada giudicata nel complesso, ma sono altrettanto convinto che negli anni, ciò che resta in mente sono alcune sequenze, sensazioni fugaci di emozioni sfiorate, momenti indimenticabili da consegnare all’infinito. Ma andiamo per ordine.

The next three days è l’ultima fatica di Paul Haggis, regista che qualche anno fa fece gridare molti al miracolo, grazie al corale, ma furbetto Crash. Personalmente ho apprezzato quel film, ma la sua parentela più o meno involontaria con lo splendido Magnolia, mi aveva lasciato un pò freddo. La musica è cambiata con il successivo Nella valle di Elah, in cui un maiuscolo Tommy Lee Jones cercava notizie del figlio, tra una menzogna e uno sguardo ostile. Film minore, sicuramente meno pretenzioso, più omogeneo e solido, anche se forse un pò di maniera, Nella valle di Elah, gettava le basi della poetica di Haggis, concretizzatasi finalmente in questo bellissimo film. Continua a leggere

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KICK-ASS: Un calcio a tutti luoghi comuni

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Colpisce al cuore Kick-ass come non capitava da molto molto tempo.

Colpisce al cuore, perchè di cuore e sangue è fatto.

A parte i giri di parole sibillini, Kick-ass è un signor film, una pellicola che parla di un gruppo si supereroi sui generis, ma a loro modo indimenticabili. Lontano anni luce dal divertimento fine a se stesso (anche se estremamente divertente), è proprio nelle sue parti drammatiche (commoventi?) che il film da il suo meglio.

Se Aaron Johnson è un ottimo protagonista, quello che conquista davvero sono l’innocenza negata e sanguigna di Chloe Moretz (Hit Girl) e la dolente ed amorevole maschera paterna interpretata da Nicolas Cage (Big Daddy). Supereroi senza super poteri, ma con moltissima responsabilità, il gruppo di protagonisti di Kick-ass accoglie lo spettatore in un mondo in cui il sangue scorre a fiumi, la pietà non esiste e la città assiste indifferente in attesa di un segnale di sveglia. Continua a leggere

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NON LASCIARMI: Umanità e anima

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Una luce di straziante bellezza e di disperata umanità avvolge gli ultimi minuti di uno dei film più belli che mi sia capitato e mi capiterà di vedere ultimamente. Never let me go è pellicola perfetta e commovente, eterea eppure spietatamente terrena.

La vita e l’imitazione di essa, risultano protagoniste assolute di una vicenda difficile da dimenticare, capace di farci riflettere sull’anima e sulla vera essenza dell’essere umani. Coccolati dalla splendida voce narrante di Carey Mulligan, folgorati dalla sua rassegnata umanità e dall’amore assoluto che permea la sua vita, noi spettatori inermi, ci ritroviamo spogliati di ogni cosa, ad affrontare una storia che ci coglie imprerati, emozionati e fragili. Continua a leggere

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FROZEN: Il cinema d’attesa e l’empatia dello spettatore

Frozen è un film di attesa e silenzio, di attesa e parole, di attesa e sangue.

La premessa è semplice, tre ragazzi, due amici d’infanzia e la fidanzata di uno dei due, restano bloccati su di una seggiovia, in pieno inverno. Siamo alla fine del week-end, quindi l’impianto resterà chiuso una settimana. Dovranno cercare di trovare il modo per salvarsi, mentre il ghiaccio e i lupi li circonderanno lentamente.

Ecco, Frozen è tutto qui, cinema di attesa come già detto, di spazio e di empatia, sospeso come i suoi protagonisti, tra cielo e terra, mentre il tempo scorre e la vita fugge via. Al di là del più o meno prevedibile svolgersi della vicenda, non è poi così difficile indovinare cosa accadrà, Frozen acquista punti nel tinteggiare egregiamente i personaggi, che al di là di qualche verbosità di troppo, risultano estremamente reali ed umani. Continua a leggere

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CABIN FEVER 2: Primavera, tempo di orrori

Bando alle ciance, il primo Cabin Fever era talmente inaspettato e divertente, da far gridare al miracolo ogni appassionato di horror, era opinabile quindi attendersi un secondo capitolo. La cosa che forse nessuno si aspettava, è che Cabin Fever 2 fosse meglio del suo predecessore. Sì, perchè a conti fatti, come raramente accade, il sequel batte l’originale.

Cominciando col consigliare a tutte le anime belle di astenersi dalla visione di questo bagno di sangue, dedicato esclusivamente agli appassionati, la prima cosa da notare è la grossolana vena di umorismo che caratterizza tutta l’operazione. A partire dai titoli di testa, sotto forma di cartone animato, fino ad arrivare alla mattanza della prom night, vera protagonista della vicenda, il film non risparmia colpi bassi e grasse risate, portando a casa un’ora e mezza di divertimento al sangue. Continua a leggere

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THE TROLL HUNTER: La voce norvegese del genere che si adegua

Mettiamo subito in chiaro una cosa, The Troll Hunter non è altro che un filmetto divertente, buono per passare onestamente e con un pizzico di curiosità  un pomeriggio tardo invernale.

L’idea è semplice, un gruppo di documentaristi segue un cacciatore di Troll, determinato a stanare ed uccidere le insane creature della mitica tradizione nordica, ritenute responsabili di morie di bestiame e altri disastri. Detto così può sembrare sciocco e per certi versi lo è, ma il film ha del buono e grazie ad alcune invenzioni sfiziose, porta a casa l’entusiasmo dell’appassionato di bocca buona, a caccia di briciole di emozione. Continua a leggere

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PIRANHA: Divertimento, esagerazione e sfacciata anarchia

Alla fine del post, oltre al solito trailer, trovate un brano tratto dalla colonna sonora. L’idea è quella di mettere in play il brano e poi leggere la recensione. Un modo per entrare dentro al film,  respirandone l’atmosfera… o forse solo un gioco.

Ecco uno di quei film succulenti che faranno la gioia di tutti gli appassionati. Alexander Aja riscatta il proprio nome e un’intera generazione di cinefili, dando nuova linfa vitale al classico di Joe Dante, al genere e a tutti gli eco vengeance di dubbia fattura che hanno infestato recentemente i nostri mari.

Piranha è un film beffardo, divertente oltre ogni limite, pantagruelico nel dispensare emoglobina ed estremamente acuto nel regalare al suo pubblico ciò che sta disperatamente cercando. Continua a leggere

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127 HOURS: Il coraggio della noia

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Dopo l’Oscar Danny Boyle avrebbe potuto fare qualsiasi cosa, invece si è buttato su di un piccolo film, interpretatato praticamente da un solo attore, la storia vera di un uomo intrappolato per 127 ore sul fondo di un canyon.

Il pericolo della noia è dietro l’angolo quando si decide di girare un intero film attorno ad un unico attore e lo Zemeckis di Cast Away ne sa qualcosa. Danny Boyle ormai ci ha abituato al suo genio e sregolatezza, quindi appare chiaro che l’uomo che ha diretto il sibillino Sunshine e ha gettato al vento il finale di 28 Giorni dopo, non poteva certo fermarsi di fronte al rischio di annoiare qualcuno.

La cosa piuttosto tragica è che qui non si parla di rischio, ma di certezza. Continua a leggere

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BLACK SWAN: La perfezione di un attimo

Onestamente è disarmante.

Amare il cinema significa spesso subire cocenti delusioni e nella maggior parte dei casi, sorbettarsi pellicole mediamente passabili. Pochi guizzi, pochissimi momenti memorabili e la quasi totale assenza di vero cinema. Esclusi alcuni grandi che confermano il loro talento (Scorsese, Tarantino, Fratelli Coen) e qualche bella sorpresa, magari ancora latitante in Italia (Kick Ass, Four Lions, Valhalla Rising), la media delle pellicole in uscita è desolante, se non semplicemente e banalmente mediocre. L’appassionato della settima arte quindi, soffre e nel profondo del suo cuore, invidia chi non ha visto tutti i film che ha visto lui, ma crogiolandosi nella propria media cinefilia, deve ancora imbattersi in perle nascoste e preziosissime.

In questo clima scorato e sconfortante l’appassionato si reca nell’ennesima sala ad assistere all’ennesimo film, Black Swan, ed uscitone felicemente in lacrime benedice la propria passione e capisce una volta di più, perchè è importante continuare a credere, sperare ed imparare.

Sì, Black Swan è un capolavoro. Continua a leggere

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TRUE GRIT: Il west, la vendetta e la natura umana

Apparentemente impegnati in quella che a prima vista può sembrare la loro opera più classica e di facile lettura, i Coen non smettono mai, nemmeno per lo spazio di un fotogramma, di indagare l’oscurità dell’anima umana.

Il western, genere americano per eccellenza, con cui tutti prima o poi devono fare i conti, ha messo alla prova moltissimi cineasti, alcuni vi ci sono perduti, altri ne sono usciti rinvigoriti e più lucidi che mai. I Coen non si sottraggono al suo fascino e dopo esserci arrivati terribilmente e splendidamente vicini con Non è un paese per vecchi,  si gettano anima e cuore nel remake de Il Grinta, classico che fruttò a John Wayne il suo unico Oscar. Continua a leggere

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RAMMBOCK: Vivere separati, morire uniti

Risulta immediatamente simpatico questo zombie-movie tedesco. Tanto per cominciare ha una durata anomala e corroborante (60 minuti appena), vanta dei protagonisti dai volti estremamente interessanti e soprattutto, nel suo piccolo,  propone un paio di ottime idee ed un finale assolutamente poetico ed indimenticabile.

Sono soprattutto le facce a restare impresse a fuoco nella memoria dello spettatore, così banali e di certo molto lontane dalle copertine da rivista patinata, immobili, attonite, incapaci di comprendere e reagire all’orrore che le investe. Orrore che nasce dalla malattia, da combattere disperatamente con i farmaci, la speranza e la disperata follia del quotidiano.

La nota sensibilità europea dona quindi all’abusatissimo tema dei morti viventi, un punto di vista innovativo e a tratti semplicemente romantico. Come accadeva qualche anno fa con l’esilarante capolavoro Shawn of the dead (in italiano ignobilmente tradotto L’alba dei morti dementi), Rammbock prende la classica ed inspiegata invasione di zombie, per ribaltarla, adattarla e attualizzarla, contestualizzandola all’interno di un banalissimo condominio berlinese.  Continua a leggere

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MY SOUL TO TAKE: Tuffo in un passato dimenticabile

Wes Craven è un regista strano, ha fama di grandissimo autore, pur essendo un buon artigiano e nulla più.

Fatta salva l’anarcoide violenza de L’ultima casa a sinistra, Nightmare rivisto oggi ha dei dialoghi impossibili da ascoltare, Le colline hanno gli occhi è stato surclassato dal bel remake di Alexander Aja e Scream ha ampiamente mostrato di essere un giocattolo e nulla più, senza contare pellicole completamente sbagliate come Dovevi essere morta, Sotto shock e Red Eye.

Forte del suo mestiere che tanto ha regalato e tanto ha tolto al genere, lo zio Wes ha trovato una macchina del tempo e una volta tolta la polvere, vi è salito sopra per fare un salto nei gloriosi e fastidiosi anni ’80, per poi regalarci, una volta tornato tra noi (ragazzi di oggi, noi) una pellicola figlia di quei turbolenti, plastificati e superficiali anni. Continua a leggere

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SKYLINE: L’insostenibile puntata pilota del bruttissimo telefilm che non esisterà mai

Due sono i modi per mettere insieme un film fantascientifico coi mostri.

Puoi buttarla in caciara, con tanto di tonitruante cast, botti e goliardia da caserma, vedi Independence Day, oppure cercare di creare qualcosa di nuovo, magari regalando alla visone uno stile narrativo quasi inedito ed è il caso di Cloverfield.

Skyline, indecente film senza capo ne coda, non fa ne l’una ne l’altra cosa, decidendo di confezionare un film di mostri spaziali, senza un briciolo di ironia, ne uno straccio di idea nuova. Supportato da un cast tanto televisivo quanto irritante, Skyline procede anonimo ed indolore, fuggendo da un lato qualsiasi climax emotivo da bockbuster e dall’altro restando saldamente ancorato ad un canonico e prevedibile gioco  allo sbadiglio. Continua a leggere

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