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KICK ASS 2

kickass_two_xlgDa quando un vero e proprio terremoto come Kick Ass si è abbattuto sul nostro amato mondo di celluloide, di fatto ha cambiato le regole del gioco e niente è stato più come prima. Kick Ass, esattamente come il suo protagonista, ha dato il via ad un cambiamento nel mondo dei supereroi, nel nostro modo di guardarli e di intenderli come tali. Quando un film come questo appare sulla scena, dando vita ad un fenomeno di idolatria di massa, succedono due cose: la prima riguarda le pellicole che verranno, costrette a fare i conti con ciò che è stato e la seconda è ovviamente un sequel. Inevitabile quindi che Kick Ass 2 facesse presto o tardi capolino nelle nostre vite. Il momento è arrivato e finalmente, grazie alla dabbenaggine della distribuzione italiana, che come al solito ne ha sottovalutato il potenziale, ecco uscire anche in Italia, nella settimana di ferragosto la più desertificata dell’intero anno, questo tanto atteso sequel. Diciamolo subito, si tratta di un gran bel film, certo il primo gettava le basi di un’idea veramente geniale, ma bisogna dire che il suo sviluppo non lascerà deluso nessuno. Non perdendo un grammo della volgarità, della violenza e dell’umorismo del primo capitolo, questo Kick Ass 2 acquista maggior corpo e sostanza del suo predecessore, spostando il suo fulcro sulla crescita, sulla responsabilità e sulla follia. Più che mai infatti, viene qui sottolineata la pazzia che sottende il travestirsi da supereroe, la distonia che obnubila la mente di chi si stacca dalla realtà credendo di vivere un fumetto e l’amara importanza della responsabilità che il singolo ha nei confronti dei suoi simili. Eroi e non supereroi, grida il film a gran voce, la società ha bisogno di questo, di persone reali che facciano davvero la differenza. Ecco quindi che Kick Ass 2, soprattutto nella seconda parte, lascia da parte la goliardia e depone la risata, per lasciar spazio al dramma e alla vera tragedia. Le azioni che compiamo hanno sempre delle conseguenze, portare una maschera non ci tutela dalla vita vera, dal male, dall’uomo. Ecco dunque che Kick Ass 2 va dritto al punto, esacerbando, portando alle sue estreme conseguenze l’idea che lo sottende, mostrandoci ancora una volta in tutta la sua atroce banalità, il volto della sua prima vera protagonista, la follia. A spartirsi il podio, ecco che vediamo farsi largo, l’altra grande protagonista del film, la crescita, che soprattutto nel personaggio di Hit Girl prende corpo e vita, mettendoci di fronte ad una fragilità e ad una femminilità, delicate e spiazzanti. Crescere significa in fondo comprendersi ed accettarsi, ecco quindi che Chloe Moretz interpreta quei dubbi e quelle difficoltà che tutti conosciamo fin troppo bene, regalando al suo personaggio sfumature toccanti ed inedite, probabilmente molto personali, fatte per toccare il cuore di ognuno di noi. Va detto che Kick Ass 2 sa essere anche un ottimo film di genere, catartico al punto giusto e capace di regalarci un paio di sequenze veramente memorabili, ma è là, sul fronte del dramma, che il film funziona meglio, scostandosi dai suoi imitatori e scoraggiando i suoi detrattori, calcificando insomma il ricordo di se, fino a farlo diventare mito ed archetipo. Kick Ass 2, non sembra un sequel, ma piuttosto la seconda parte di una storia interrottasi troppo presto, un attimo prima di diventare allarmante, malata, sbagliata, malvagia e schifosamente umana.

Un consiglio: non andatevene prima della fine dei titoli di coda. Avrete una sorpresa.

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NOW YOU SEE ME

now_you_see_me_xlgNow you see me è il tipo di film che ti fa sentire bene. Come molte pellicole di questo tipo prima di questa, ci fa sentire inevitabilmente bene vedere i ricchi e i potenti truffati, dileggiati e derubati. Come accadeva fin dai tempi de La grande rapina al treno, passando per La stangata, fino ad arrivare alla celeberrima saga di Ocean, tutti questi film hanno in comune lo stesso meccanismo, che sottende il malcelato realizzarsi di un sogno verde come l’invidia, sempre lo stesso: vedere chi ha più di noi ridotto in ginocchio. Ora Now you see me, pellicola fenomeno dell’estate americana, fa leva in maniera alquanto furba sulle stesse emozioni, innescando nello spettatore il desiderio di conoscere e scoprire il trucco che si cela alla base della truffa. Se il film, come già detto, è fin troppo furbo nel regalare al pubblico esattamente quello che vuole, il modo in cui lo fa è piuttosto dozzinale. Mettendo in campo un cast all star a tratti fin troppo ridondante, il film cede alla spettacolarità, senza interrogarsi veramente sui motivi che lo sottendono. Contaminando ed annacquando una semplice e cristallina storia di vendetta con troppe chiacchiere a proposito di una fantomatica e machiavellica  organizzazione esoterica segreta, la pellicola si perde un po’ per strada nel tentativo di nobilitare e rendere misterioso un plot ben più semplice di quel che in realtà può sembrare. Fumo negli occhi che probabilmente avrebbe funzionato sul palco, ma che al cinema, dopo che lo spettatore si è accorto della sua pretestuosa inutilità, non fa altro che complicare inutilmente le cose, allungando inevitabilmente il brodo. L’errore più grossolano del film resta il già citato cast, risulta infatti impossibile identificarsi completamente e provare vera empatia per i saccenti e spocchiosi protagonisti, che affrontano la loro missione magica senza un briciolo di ironia, ironia che non mancava certo a Ocean e soci, non facendoci quindi mai temere nemmeno per un istante per le loro vite o per la riuscita del loro piano. I film come questo, ben più di altri,  devono creare un inganno e lo spettatore deve crederci perché il gioco funzioni, la pellicola e chi la guarda devono stringere un vero e proprio patto di solidarietà e fiducia, fiducia che non deve mai essere tradita, altrimenti tutto il lavoro fatto risulterà dimenticabile e futile. Now you see me, non riesce a risultare pienamente simpatico perché i maghi protagonisti sembrano più dei supereroi che delle persone normali in cui sarebbe più facile riconoscersi, la loro mancanza di umanità spaventa e destabilizza lo spettatore, che alla fine della visione risulta semplicemente frastornato e un po’ confuso. Per concludere e tornando ai motivi che ci fanno stare bene dopo aver visto un film come questo, in cui coloro che hanno tanto vengono alleggeriti dal fardello della loro ricchezza da coloro che hanno poco, non resta che fare un’ultima annotazione che ha inevitabilmente a che fare con la prospettiva. Finita la visione col sorriso sulle labbra e contenti di aver assistito ad una classica storia alla Robin Hood, viene da chiedersi se una volta tornati a casa troveremo ancora il nostro iPod, il nostro iPad e tutte le altre cose di cui ci siamo circondati. Forse qualcuno più furbo di noi ha deciso che anche la nostra ricchezza andava ridistribuita e forse a quel punto il nostro sorriso compiaciuto è destinato a morire sulle nostre labbra. La morale è presto detta: un giorno ci potremmo accorgere che i più ricchi siamo proprio noi, ingenui ed avidi accumulatori compulsivi di superflui oggetti privi di vita. Prospettiva.

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PACIFIC RIM

pacific-rim-poster-imageBrutte notizie. Il film che tutti quanti aspettavamo con un filo di bava ai lati della bocca, quello in cui robottoni giganti se le danno di santa ragione con un esercito di mostri alti come palazzi, non è poi così straordinario. Prima di chiamare la neuro o andarvene a gambe levate da questo blog per non metterci più piede, lasciatemi spiegare. Pacific Rim inizia bene, anzi benissimo, liquidando addirittura prima del titolo tutto quello che abbiamo già visto nel trailer, sgombrando così molto velocemente il campo dalla solita pantomima che ammorba il cinema catastrofico. Non è un mistero che ogni blockbuster che ha per protagonista un evento epocale e potenzialmente apocalittico, non sfugge ad un corollario ben rodato di regole, che da sempre accompagnano questo tipo di visione: i primi sospetti e le prime avvisaglie, la presentazione dei protagonisti, le immancabili Cassandre che tentano invano di mettere in guardia le autorità, il plateale manifestarsi del disastro ed infine le reazioni dei protagonisti, con tanto di lotteria dei sopravvissuti. Ecco tutto questo in Pacific Rim viene liquidato nei primi dieci minuti, riassumendolo intelligentemente in una velocissima spiegazione che di fatto annulla le regole del gioco; una volta tolti di mezzo i topoi infatti, il film può davvero cominciare e allo spettatore non resta che aspettarsi di tutto. Purtroppo quello che di fatto capita rientra completamente nel campo della conclamata prevedibilità. Non che ci sia nulla di male nell’essere prevedibili, ma a disturbare qui, è la mancanza di coraggio da parte di un regista per affermare un punto di vista nuovo, polemico, rivoluzionario, capace di imporre una riflessione che vada oltre lo scontro tra giganti. Se ovviamente non si può eccepire nulla all’impianto squisitamente tecnico del film, tutti i combattimenti sono straordinari e lasciano a bocca aperta, quello che davvero zoppica in Pacific Rim è la sua struttura portante, fragile ed abitata da protagonisti odiosi e stereotipati. Incapaci di far provare una vera empatia allo spettatore e a volte talmente prevedibili da assomigliare a vere e proprie macchiette (i due scienziati sono imbarazzanti nella solo superficiale peculiarità), i personaggi che si aggirano in questa pellicola hanno uno spessore narrativo e drammatico, che sembra quasi ricalcato sul dimenticabile Top Gun. Ingenuità come il duello caratteriale tra i due piloti scioccamente ed inutilmente antagonisti (impossibile non rivedere i battibecchi tra Maverick e Iceman) e l’integerrima inflessibilità paterna del comandante in capo interpretato da Idris Elba, sono il vero canto del cigno di un film che fa dello stereotipo senza ironia ed autocritica il proprio vessillo. La verità è che il buon Del Toro sembra essersi completamente adeguato alle logiche delle grandi produzioni di Hollywood, capaci di intrattenere egregiamente, ma allo stesso tempo endemicamente incapaci di una seria e doverosa riflessione sullo stato delle cose. Nel mondo americano-centrico di Hollywood, quando i robot capitanati dagli equipaggi cinesi e russi sono in difficoltà, è proprio la fiera America, chiacchierona, spaccona ed incapace di abbandonare la battaglia incarnata dal protagonista, ad andare in loro soccorso. La parola fine infatti la scriveranno il coraggio e la voglia di perseguire il “Bene” sempre e comunque ad ogni costo, da parte del biondissimo ribelle a metà, con un cuore grande così. Concludendo, come giocattolo Pacific Rim funziona alla grande, regala divertimento e propone almeno un paio di idee veramente interessanti, la stessa tecnologia che lo circonda, decisamente steampunk, dona alla pellicola un’estetica non banale, che è una vera festa per gli occhi. Purtroppo però manca ciò che rende indimenticabile una visione, mancano la poesia, il sogno e soprattutto manca l’effimera illusione di aver imparato qualcosa sul mondo che abbiamo, sul mondo che vorremmo e in ultimo su noi stessi.

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HANSEL & GRETEL CACCIATORI DI STREGHE

hansel-and-gretel-witch-hunters-poster-speciale-imax-263966A volte non c’è niente di meglio di una bella cazzatona col botto!

Preso per buono che una volta spentesi le luci in sala assisteremo ad una serie di assurdità sparate a velocità supersonica, l’idea strampalata che Hansel e Gretel una volta uccisa la strega che se li voleva mangiare, abbiano deciso di fare di ciò una remunerata ed onorevole professione, ha quantomeno del sublime. Questo il semplice presupposto per una storia che senza tante sorprese, molto fracasso e tanto divertito divertimento, si crogiuola nella rivisitazione della fiaba e del mito, mai come questa volta così autoironico e scacciapensieri.

Se Jeremy Renner è un Hansel granitico, la sorpresa più grande arriva dalla burrosa e desiderabile Gretel interpretata da Gemma Arterton. Certo le streghe non mancano e il retrogusto steampunk che si respira per tutto il film, serve a concretizzare ed attualizzare un’atmosfera deliziosamente retrò, che conferisce al film una guascona cialtroneria capace di conquistare anche i più dubbiosi. Continua a leggere

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IL CECCHINO

locandinapg1Senza tanti inutili giri di parole, c’è qualcosa di preoccupante, anzi di storto e di sbagliato, nella decisione di Michele Placido di andare oltr’alpe per dar vita al suo nuovo film, che fino a prova contraria è un sì polar, ma prima di ogni altra cosa è un buon film di genere, teso, ben diretto e con una sceneggiatura che funziona, insomma un’occasione mancata per fare incasso nel nostro bel paese.

Forse la ragione sta nelle pieghe della strisciante consapevolezza che se un film simile fosse stato prodotto in Italia, probabilmente avrebbe incassato pochino, a dispetto dell’ottimo cast, sicuramente molto meno rispetto a pellicole come Benvenuto presidente o Principe azzurro cercasi. Ancora una volta, sembra che questo paese voglia solo la commedia e sia disposto a premiare solo quella. Ecco dunque lo specchio di un cinema che sembra esclusivamente abitato da pellicole mediocri, fatte con lo stampino, incapaci di qualsiasi guizzo di fantasia, prodotte in un panorama in cui anche alcuni autori si sono dovuti piegare a questo dictat della risata a tutti i costi. Continua a leggere

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IRON MAN 3

iron-man-3-international-posterChe bel pezzo di latta, questo Iron man 3.

Come una macchina estremamente lussuosa (e costosa), la terza pellicola interamente dedicata alle guascone peripezie dell’ingombrante Tony Stark, è cromata, piena di gadget e bellissima da vedere, insomma il tipico oggetto (cinematografico?) nato per farti stare bene, almeno per l’intera sua durata e i successivi dieci minuti.

Dimenticato quel pasticciaccio brutto del capitolo seconto, questo numero tre si allaccia direttamente alla “poetica” degli Avengers, prendendo il via da eventi di poco successivi al salvataggio di New York, da parte di quell’eterogeneo gruppo di eroi. Se la trama ad un primo sguardo sembra piuttosto complessa, in realtà risulta fin troppo semplice, quasi un pretesto, che una volta spazzati via i dubbi e i turbamenti dell’eroe nei primi trenta minuti, procede tranquilla e senza grumi, come una zuppa che bolle in santa pace a fuoco lento. Continua a leggere

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THE LAST STAND

IGN-last-stand-poster-610x940Fa un pò dispiacere pensare che un film come questo, sia stato veicolato esclusivamente dalla presenza, a ben vedere non necessaria, di un redivivo e certamente mai domo Arnold Schwarzenegger.

Al di là del potentissimo effetto revival che in questi ultimi anni cinematografici sembra aver rivalutato i maledetti anni ’80, facendo tornar di gran moda personaggi imbarazzanti del calibro di Chuck Norris, The last stand è un film dannatamente divertente, non certo per merito del suo provato protagonista, ma  grazie ad una messa in scena solidissima, capace di restituire un senso dello spettacolo che sembrava perduto. Continua a leggere

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