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MALEFICENT, THE LEGO MOVIE, L’INFINITA PLETORA DEI NUMERI 2 E LO STATO DELL’INTRATTENIMENTO PER BAMBINI

animation-da-walt-disney-alla-pixar-animation-studPer quel che mi riguarda sono costretto a notare una cosa: se nelle passate stagioni l’animazione e l’intrattenimento per bambini avevano rappresentato un faro di speranza nel desolato e desolante panorama cinematografico, ormai condannato a reiterate se stesso, ostaggio di scorregge e banalità, bisogna a malincuore ammettere che l’appena conclusasi stagione cinematografica, ha portato ben pochi sorrisi sui faccini dei nostri amati piccoli spettatori, ben più spesso preferendo prendere scorciatoie che passano inevitabilmente per i portafogli dei genitori. Titoli come Paranorman, Brave, Hotel Transilvania o Le 5 Leggende, pur appartenendo alla passata stagione, sembrano ormai echi di un passato lontano, in cui il cinema “per famiglie” aveva più dignità e classe. Consapevoli della facilità dell’indotto, le famiglie sono di diritto tra le specie protette che ancora frequentano il circuito cinematografico, le case di produzione sembrano aver pensato di giocare sul sicuro, abbandonando il rischio ed affidandosi alla pedissequa riproposizione di un modello ormai consolidato, capace quindi di garantire affluenza e di conseguenza incasso.

hr_maleficent_pPrendiamo ad esempio Maleficent, ultimo nato di casa Disney, vero e proprio evento live action che aveva la pretesa di riaggiornare una storia ormai sedimentata nell’immaginario collettivo di intere generazioni, quel La bella addormentata nel bosco che campeggia in ogni videoteca che si rispetti. L’idea alla base di questa dubbia operazione sposta l’attenzione non più sulla Bella del titolo di riferimento, ma sulla fata che le fece il maleficio, consegnandoci così un personaggio con talmente tante attenuanti e sovrastrutture, da apparire insopportabilmente buono. Malefica non è più cattiva, anzi, il male risiede altrove, nell’inutile figura di un re quasi impalpabile. Pur scagliando comunque la maledizione sulla neonata Aurora, la bellissima fata non raggiunge mai la catarsi che merita, non pagando di fatto come meriterebbe per quel gesto così scellerato. Questa scelta nuoce enormemente al film e addirittura rischia di veicolare un messaggio sbagliato, un personaggio come quello interpretato dalla Jolie resta così bidimensionale, troppo schematico ed intrappolato nella sua zuccherosa bontà, che la allontana, e allontana ad un tempo gli stessi piccoli spettatori, dalla possibilità di sbagliare, assumersi le proprie pesanti responsabilità, redimersi e pagare, in una parola, crescere.

locandina (1)Se in un recentissimo passato abbiamo potuto godere della poetica di veri e propri autori quali Tim Burton (suo il bipolare Alice in Wonderland, ma anche lo straordinario Frankenweenie) e Sam Raimi (responsabile dell’ingiustamente demolito Il Grande e Potente Oz), che pur con le mani legate da produzioni pantagrueliche, riuscivano pur sbagliando a fare il proprio Cinema, ora la musica è cambiata e ad accompagnare un sempre più disarmante vuoto pneumatico di idee, sembra ci sia rimasta una dozzinale buona volontà, abborracciata con un allarmante pressapochismo che di autoriale non ha più nulla, essendo di fatto in mano a registi a cui non interessa il significato, ma si trovano irrimediabilmente smarriti nel significante. In mano ad un vero Autore, Maleficent probabilmente avrebbe avuto ben altro destino, riconsegnandoci un personaggio sofferente, drammatico e tragico, probabilmente dagli echi Shakespeariani, invece dell’accozzaglia di zucchero filato, stucchevole melassa e nauseabonda sciatteria narrativa di cui ora siamo poco orgogliosamente in possesso.

rio_two_ver3Vuoto pneumatico di idee dicevamo, affermazione quasi generosa quando ci si imbatte in pellicole come il deludente Cattivissimo Me 2, l’agghiacciante Rio 2, l’irritante Planes e l’assolutamente terrificante Tarzan. Non raccontiamoci balle: non serve nascondersi dietro al fatto che si tratta comunque di prodotti destinati ad un pubblico poco esigente (?!?), la favola che il capitolo secondo non potrà mai essere bello come il precedente ormai non incanta più nessuno, soprattutto dopo un titolo epocale come Toy Story 3, la verità è che il cinema, tutto il cinema, ha preso una china pericolosa, consegnando l’arte in mano a chi persegue il profitto. Punto e basta. Prendiamo proprio un filmaccio buono per il cestone di un supermercato come Rio 2. Quello che hanno fatto i poco fantasiosi “autori” non è stato lavorare sulla storia, ma piuttosto giocare all’accumulo dei personaggi, annacquando una già  striminzita logica ecologista, con problematiche familiari da soap opera pomeridiana. Una trappola in cui per esempio non sono caduti coloro che hanno dato una possibilità al capitolo due di Piovono polpette, che infatti senza arrivare alle vette del capostipite, rinnova la formula tenenedo intatto il team dei  protagonisti e lasciando invece dilagare la fantasia della messa in scena, arricchendola di un messaggio anti consumistico che male non fa di certo.

the-lego-movie-poster-full-photoBisogna poi ammettere che qualcosa di veramente bello si è visto, ben nascosto tra le tante schifezze già citate e quelle altrettanto imbarazzanti di cui ho preferito per vergogna non parlare (un titolo per tutti: I Puffi 2). Tra queste pagine si è già detto meraviglie di Frozen e di Belle e Sebastien, ma permettetemi anche di citare The Lego Movie. Passato un po’ in sordina, prima della sua uscita sembrava un titolo irrinunciabile e una volta sugli schermi la gente lo ha liquidato fin troppo velocemente, bisogna dire che questo straordinario film unisce una messa in scena geniale con un messaggio forte, adulto e polemico. Non parlo solo dell’edificante “finale a sorpresa” ma del fatto che The Lego Movie parla di noi, di tutti noi, raccontando una società perennemente indaffarata di persone tutte uguali, a cui piacciono le stesse cose, le stesse serie tv sempre uguali, gli stessi cibi e perfino le stesse canzoni, insomma un mondo in cui ogni diversità e peculiarità è bandita e  pensare creativamente con la propria testa è considerato inaccettabile. A vegliare su tutto e tutti, perché questo stato di cose non cambi mai, c’è ovviamente un super cattivo senza scrupoli chiamato, pensate un po’, Lord Businness… Più chiaro di così. The Lego Movie è la dimostrazione che quando la fantasia incontra un vero messaggio forte e politicamente scomodo da veicolare, si possono fare cose indimenticabili, aiutando gli spettatori, tutti gli spettatori, nell’arduo compito di crescere.

images (1)Ora più che mai abbiamo sempre più bisogno di pellicole che ci aiutino a pensare con la nostra testa, capaci di farci vedere il mondo con occhi diversi. Aiutare lo spettatore a guardare oltre è caratteristica primordiale e fondativa del cinema stesso, essendo l’arte che per eccellenza è legata allo sguardo, quando un film è un buon film, ci fa vedere al di là di noi stessi, usa l’irreale per riflettere sul reale, parte dalla fantasia per raccontarci la nostra vita, i nostri sogni, i nostri incubi e l’orribile bellezza che ci circonda. Ultimamente ho sempre più l’impressione che quello sguardo si sia appannato, sfuocato tra un miliardo di effetti digitali, sceneggiature scritte su carta igienica e smarrite tra sequel, prequel e reboot, soffocato dal rumore delle casse automatiche degli onnipresenti/onnipotenti multisala, dallo sgranocchiare incessante dei pop-corn e dalla crescente ignoranza degli spettatori, ormai incapaci di cogliere ed esigere la bellezza, ma assuefatti all’esplosione dilagante di un costante rumore di fondo sempre uguale, senza più alcun significato e senza più sogni da sognare.

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WORLD WAR Z

20130711-083319.jpgIo, Houssy, unico curatore di questo blog, in pieno possesso di tutte le mie facoltà mentali, oggi sono qui a difendere l’insindacabile diritto di nascita alle cazzate cinematografiche, purché le stesse siano completamente e fieramente consapevoli di esserlo, abbracciando non senza un filo di ironia, la propria natura semiseria e porgendo bonariamente il fianco a critiche al vetriolo e offrendosi così al pubblico ludibrio. Già da questa righe avrete capito che al sottoscritto il tanto odiato e maltrattato World War Z, non ha fatto schifo, anzi, devo ammettere che questa pellicola, presa per quello che é, una cazzatona appunto, diverte e fa il suo mestiere. Dopo un inizio tutt’altro che promettente, la pellicola azzecca una splendida sequenza a Gerusalemme e soprattutto, prima della fine, ha un’importante intuizione, quasi un’epifania, inedita per questo tipo di film, ovvero, complice un laboratorio, dilata i tempi, prendendosi tutto lo spazio filmico di cui ha bisogno, per costruire la tensione proprio là dove serve, in seno alle nostre certezze. Se di invasioni di zombie tante ne abbiamo viste ed altrettante ne vedremo, bisogna riconoscere a Z una discreta capacità di costruzione del mito. Si perché pur cambiando le materia Romeriana e sposando la nuova e modaiola corrente zombie, Z non rinuncia a qualche trovata inedita. Per cominciare non sembra di trovarsi al cospetto di veri e propri morti viventi, ma perlopiù quello che ci troviamo davanti è un esercito di animali rabbiosi, desiderosi di trasmettere un contagio e non di nutrirsi di carne umana. Questo cambia radicalmente le carte in tavola, rendendo accettabile ciò che altrimenti non lo sarebbe, i cadaveri non possono correre, sono carne in putrefazione, gli infetti invece risultano decisamente più credibili. Certo, qualcuno avrà di certo storto il naso, ma alla fine della fiera siamo in un film di zombie, per Diana, la plausibilità non ė propriamente la portata principale del buffet. Venendo alla vera ragione che mi fa difendere questo film a spada tratta, bisogna assolutamente riconoscergli l’incapacità di prendersi sul serio nemmeno per un minuto. Troppo spesso ultimamente, siamo circondati da pellicole che si prendono dannatamente sul serio, colpevolmente spocchiose e consapevolmente autoriali. Non è una colpa fare cinema di intrattenimento, a patto di non barare, lo è invece spacciare per cinema d’autore un banale blockbuster spacca botteghini. Ecco, negli ultimi tempi più che mai, abbiamo sacrificato il rispetto, che come spettatori ci è dovuto, in cambio di una manciata di promesse mancate, veicolate da trailer estenuanti e nomi altisonanti. Ricominciamo quindi a pretendere più onestà e maggior rispetto, a costo di disertare certi prodotti che evidentemente giocano con le nostre aspettative e con i nostri desideri, forse così Hollywood ricomincerà a trattarci come persone dotate di discernimento e non come zombie. World War Z non è un film sensazionale, ma fa passare un paio d’ore senza rimpiangerne un minuto, in più è onesto con il suo pubblico, fiero e consapevole del suo status di cazzatona col botto. Di questi tempi, fin troppo fast & furious, non è poco.

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2012 in review

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2012 per questo blog.

Ecco un estratto:

4,329 films were submitted to the 2012 Cannes Film Festival. This blog had 44.000 views in 2012. If each view were a film, this blog would power 10 Film Festivals

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

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MORGUE STREET

Nulla mi da più piacere del poter spaziare tra i mezzi, gli stimoli e le diverse forme espressive. Quando poi capita che un giovane autore mi sottoponga il suo lavoro, allora diventa impossibile evitare di scrivere qualche riga su quel lavoro.

Come dico sempre, c’è più vita in un corto, un video amatoriale, un documentario, un mediometraggio diretto ed interpretato da volti conosciuti o sconosciuti, che in un miliardo di parole che potrei mai scrivere in queste pagine da qui all’eternità. Ci vuole coraggio e volontà per mettere in scena un’idea, per realizzare concretamente qualcosa che possa essere visto e soprattutto giudicato da tutti.

Ecco quindi che si farà presto (dal 27 ottobre al 2 Novembre) largo ed onore al festival di San Sebastiàn, Morgue Street, unico corto italiano in concorso, diretto da Alberto Viavattene. Il corto è una rilettura molto personale dei Delitti della Rue Morgue di Edgar Allan Poe e ha già ottenuto commenti più che positivi da personaggi più che illustri come Brian Yzna e Jack Ketchum. Continua a leggere

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REALITY

Si è parlato molto del rapporto tra essere e apparire riguardo l’ultima pellicola di Matteo Garrone, eppure personalmente non riesco a togliermi dalla testa la parola Realtà.
Come all’interno del Grande Fratello, trasmissione televisiva simbolo e metafora, i protagonisti di questo romanzo popolare, di quest’opera lirica, o se preferite di questa fiaba, ci vengono introdotti come se già facessero parte dell’odiata/amata Casa, ognuno con la propria folle umanità, ognuno con le proprie debolezze, affetti, difetti e bagaglio di saggia stupidità.
Una volta che Vincenzo, pescivendolo istrione, viene a contatto con la realtà della Casa, facendo cadere il sipario e svelando la vera natura e consistenza dell’effimera realtà, non riesce a non desiderare di ritornarvi, per trovare pace, senso e sostanza nel caldo alveo di quella televisiva caotica pace.
Reality alla fine è questo, uno specchio scuro in cui riflettere la propria immagine, le proprie speranze e i propri sogni, cercandone un significato. Vincenzo, novello Pinocchio, ammaliato da un grillo e ossessionato dal desiderio di diventare vero, metterà tutto se stesso nella ricerca di se, nel disperato bisogno di dar forma e sostanza alle illusioni.
Questa e’ la grande forza di Garrone, regista capace di mescolare le carte del vero, imprigionandoci in un sogno dai contorni dell’incubo, o se preferite in una fiaba nera come una notte senza stelle. Incapaci quindi di distinguere tra ciò che è reale e cosa e’ pura illusione, intrecciando le nostre vite con quelle di un manipolo di sognatori privi di senno, annullati in un miserando microcosmo in cui i più fortunati si smarriscono nel labirinto delle proprie illusioni, pochissimi guardano il mondo attraverso gli occhi della fede e solo uno una volta accolta su di se la verità, accetta l’effimera follia della vita e può così tornare a Casa, nell’inferno della propria mente, nel paradiso del proprio domani.
Never give up.

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LA COSA IN CIMA ALLE SCALE

Avete presente il capolavoro della Pixar, Ratatuille? Chi ricorda quel bellissimo film avrà sicuramente presente il personaggio di Ego, vera rivelazione della pellicola. In una splendida scena verso la fine, il critico culinario Ego, parla della vacuità della critica culinaria e di quanto ci sia piu’ vita in un solo piatto da lui recensito, che in tutte le parole da lui scritte in anni di attività.

Quelle parole mi sono venute alla mente guardando il cortometraggio di Michele Torbidoni, giovane ed entusiasta cineasta con una spiccata passione per il genere e un gusto raro per il cinema. Michele mi ha contattato via mail chiedendomi se fossi interessato a visionare il suo lavoro. Be’ l’ho fatto e il risultato mi ha lasciato a bocca aperta. Continua a leggere

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HOUSSY’S SOUNDTRACKS

Forse qualcuno lo avrà già notato fare capolino qui a fianco, ma visto che di certo non si tratta di un segreto, mi sembra giusto presentarvi questa mia nuova creatura.

Houssy’s Soundtracks è un blog nuovo di zecca, ovviamente gestito dal sottoscritto, che si occupa di proporvi, più o meno giornalmente, alcuni spunti di ascolto, senza volervi inegnare nulla, ma con il solo scopo di portarvi a comporre una playlist ideale.

Da sempre amo il mondo delle colonne sonore e per un periodo le ho anche ospitate tra queste pagine, prima che l’impegno si facesse troppo gravoso. Ora questo nuovo blog non fa altro che presentarvi brani più o meno significativi, tratti da film più o meno famosi, onde poter condividere con voi tutti la mia sconfinata passione.

Niente chiacchiere inutili quindi, ma solo tanta musica e alcuni interessanti suggerimenti di ascolto.

Con la speranza, ora e sempre, di non annoiarvi.

Houssy

http://houssysoundtracks.wordpress.com/

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30 GIORNI DI CINEMA: Ovvero come smettere di preoccuparsi per le catene di Sant’Antonio e vivere felici

L’idea è quella di comporre una lista di preferenze cinematografiche divisa in 30 giorni. Il giochino sta spopolando su Facebook e Twitter e parecchi blogger hanno deciso di dargli spazio. Da amante del cinema, non non ho potuto far altro che cadere nella rete con tutte le scarpe e vi invito a fare altrettanto. Mettiamola così, credo che questa sia per me un’occasione preziosa per mettermi un po’ a nudo e farvi conoscere un pezzettino della mia anima.
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Giorno 1 – Il tuo film preferito: Barry Lyndon. Capolavoro, viaggio, meraviglia, cinema allo stato puro.
Giorno 2 – Un film che odi: La finestra di fronte. Brutta copia sbiadita del capolavoro Una giornata particolare.
Giorno 3 – Un film che guardi per tirarti su: Uno due tre. Billy Wilder al suo apice, James Cagney direttore della Coca Cola a Berlino Ovest. Un film sottovalutato e meraviglioso. Continua a leggere

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2011 in review

Come sempre grazie a tutti. A coloro che mi hanno letto, consigliato, commentato o fatto cambiare idea…

Houssy

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2011 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

The concert hall at the Syndey Opera House holds 2,700 people. This blog was viewed about 37.000 times in 2011. If it were a concert at Sydney Opera House, it would take about 14 sold-out performances for that many people to see it.

Click here to see the complete report.

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FROM ZERO

Non è mia abitudine aprire ad altri le pagine del mio blog, che ritengo essere una riserva privata e protetta, ma la gentile richiesta di pubblicazione di questo comunicato stampa, non poteva essere ignorata, in quanto va toccare un nervo ancora scoperto del nostro paese, il terremoto che ha sconvolto la città de L’Aquila. Mi rendo conto che si tratta di pubblicità, ma per una volta credo che sia indirizzata ad una buona causa. Grazie ad Alessandra, per avermela proposta. Continua a leggere

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BURLESQUE: La negazione del musical

Praticamente stroncato da tutti quanti, desiderosi di distruggere la neonata carriera cinematografica di Christina Aguilera e di demolire una volte per tutte il mito di Cher, Burlesque fa quasi tenerezza.

Dopotutto mette in scena la solita storia di un sogno che si avvera, tra lustrini, boa di piume colorati, amorevoli baristi, costumisti gay e ragazzote dal cuore d’oro, pronte a prendere al volo la propria occasione. Tutto già visto, tutto già sentito, nessuna sorpresa e nessuna emozione, solo tanto fumo negli occhi e a saperlo accettare per quello che è, anche un pò di divertimento. Il problema vero di Burlesque è che non è un musical. Continua a leggere

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2010 in review… Ovvero, Grazie di Cuore a Tutti Voi!

The stats helper monkeys at WordPress.com mulled over how this blog did in 2010, and here’s a high level summary of its overall blog health:

Healthy blog!

The Blog-Health-o-Meter™ reads Wow.

Crunchy numbers

Featured image

The average container ship can carry about 4,500 containers. This blog was viewed about 23,000 times in 2010. If each view were a shipping container, your blog would have filled about 5 fully loaded ships.

 

In 2010, there were 260 new posts, not bad for the first year! There were 579 pictures uploaded, taking up a total of 51mb. That’s about 2 pictures per day.

The busiest day of the year was November 27th with 256 views. The most popular post that day was RAPUNZEL: 3d, bambini in attesa e recensioni rimandate a data da destinarsi.

Where did they come from?

The top referring sites in 2010 were liquida.it, houssycinema.blogspot.com, facebook.com, nuovosoldo.wordpress.com, and google.it.

Some visitors came searching, mostly for avatar, alvin superstar 2, iron man 2, codice genesi, and inception.

Attractions in 2010

These are the posts and pages that got the most views in 2010.

1

RAPUNZEL: 3d, bambini in attesa e recensioni rimandate a data da destinarsi November 2010
1 comment

2

CODICE GENESI: Oltre i limiti del ridicolo February 2010
14 comments

3

AVATAR vs SCONTRO TRA TITANI: Ovvero le ragioni del mio odio per uno e del mio amore per l’altro April 2010
4 comments

4

AND THE OSCAR GOES TO… March 2010
4 comments

5

ALVIN SUPERSTAR 2: Immondizia… almeno secondo me January 2010
3 comments

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TRON LEGACY: Plastica, vintage e lucette al neon

Quando un anno e mezzo fa, ho sentito che la Disney avrebbe fatto uscire un sequel di Tron (classico di nicchia del 1982), un’espressione si è fatta largo nella mia mente: CANNA DEL GAS.

Non è un segreto ormai per nessuno che il cinema annaspa in acque piuttosto agitate, dedicandosi a seguiti improbabili, remake spazzatura e discutibili adattamenti di quasi tutto ciò che prevede un briciolo di originalità, dal videogioco, al fumetto, fino alla recita della parrocchia.

Tron Legacy purtroppo non fa eccezione e ben nascosta sotto la corazza di plastica e luci al neon che lo abbelliscono, la puzza di stantio è forte e prende la bocca dello stomaco. Utilizzando una trama piuttosto sconclusionata, equamente divisa tra la tecnologia spicciola anni ’80, la filosofia da bancarella e la religione più corriva, questo Tron capitolo secondo, delude senza imprimersi nella memoria di chi guarda. Continua a leggere

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Archiviato in 3D, Fantasy/Action

LE INSIDIE DEL 3D: Servizio Tg

Spero vorrete perdonarmi un pizzico di auto celebrazione.

Qualche tempo fa mi sono occupato in un post dei problemi legati alla visione in 3d. Avendo una bimba di 3 anni, lamentavo la scarsità di pellicole in formato 2d, a favore delle stesse, però in formato 3d… Quel post è stato ripreso in un servizio tg andato in onda sull’emittente 7Gold. Continua a leggere

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IL LATO OSCURO DELLA TERZA DIMENSIONE: Considerazioni di un padre determinato a rispettare la salute della figlia

Mia figlia ha tre anni e mezzo ed è pazza per i cartoni (come tutti i bambini), per colpa poi di un padre snaturato, che le ha trasmesso la passione per la sala cinematografica, ogni nuovo film in uscita è salutato con l’entusiasmo riservato alla vigilia di Natale. Immaginate quindi una bimba gasata a mille al pensiero di poter vedere Cattivissimo me (al cinema da venerdì scorso) ed un padre pronto a realizzare il desiderio della figlia.

Purtroppo questo padre sta per scontrarsi con una triste ed amara realtà. Continua a leggere

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CENTURION: Il Gladiatore al sangue e la maledizione del film perfetto

Due emozioni differenti accompagnano la visione del nuovo film di Neil Marshall. La prima è un sentimento di rivalsa per tutti coloro che non hanno amato Il gladiatore diretto da Ridley Scott, la seconda è una profonda tristezza, che lentamente si fa largo nel cuore di chi ha amato The Descent e da anni aspetta che il suo regista ripeta quel meraviglioso exploit.

Centurion non è molto diverso da Il gladiatore eppure è profondamente differente per stile, forma e contenuti. Determinato a smitizzare alcuni aspetti e a porre un crudele ed insistito accento sulla cruda rappresentazione della violenza, Centurion procede spedito tra un calcio in bocca ed una testa mozzata, trovando il proprio equilibrio a metà strada tra l’arrogante spocchia del blockbuster di Scott e la rappresentazione del genere più corrivo. Continua a leggere

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THE DISAPPEARANCE OF ALICE CREED: Il genere che salverà il cinema

Non è un caso se tutti i film più interessanti che mi è capitato di vedere ultimamente appartengono al Genere. Penso a Inception (ovviamente), ma anche a Carriers, Unthinkable, A serbian film, Hard candy e a molti altri.

Il genere sembra essere rimasto l’unica possibilità per i cineasti di talento di raccontare storie personali, estreme, disperate ed affascinanti, capaci di colmare l’enorme vuoto di stile e contenuti, lasciato dal cinema mainstream. Non fa eccezione questo La scomparsa di Alice Creed, che forte di un canovaccio semplicissimo e senza fronzoli, si gioca tutto sull’ottimo cast (tre soli attori) e sull’infinita serie di twist narrativi che incorniciano la vicenda.

Ricordando in una certa misura, un capolavoro (almeno per chi scrive) dimenticato e poco citato come Le strade della paura (Cohen and Tate, di Eric Red 1988), The disappearance of Alice Creed, parte benissimo, si sviluppa meglio e si chiude nel modo  più giusto possibile, per una vicenda che senza sconti e senza peli sulla lingua, descrive le imprevedibili dinamiche di un sequestro. Continua a leggere

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LA GRANDE RAPINA AL TRENO: Quando il cinema era cinema

Prendete La grande rapina al treno, film del 1978 conosciuto da alcuni, venerato da pochi.

Senza scomodare titoli classici della storia della settima arte, questo film è un ottimo esempio di un modo di fare cinema estintosi gradualmente, ma inesorabilmente, fino a lasciare dietro di se un’interminabile serie di rimpianti e sequenze memorabili.

Nessun montaggio frenetico, niente effetti speciali e colonna sonora di maniera a cura del veterano Jerry Goldsmith, eppure La grande rapina al treno, gioca tutte le sue carte sul carisma del suo cast (un guascone Sean Connery e un adorabile Donald Sutherland) e sulla solidità della sceneggiatura. Il resto è puro cinema. Continua a leggere

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THE AMERICAN: Immobilità e tanta classe

Strano pensare che di questo film si parla da un pò di tempo e solo in merito alla presunta scena di sesso bollente tra George Clooney e Violante Placido. Certo l’intento è quello di trovare un veicolo efficace per lanciare il film, ma accanirsi in modo cieco e stolido nel sottolineare gli aspetti erotici di una pellicola, non solo è fuorviante, ma alla lunga nuoce gravemente alla pellicola e all’intelligenza degli spettatori.

C’è molto altro infatti in The American, stranissimo oggetto cinematografico, capace di incantare con la sua poetica e silente fissità. A cominciare dalla splendida terra che gli fa da scenario, passando per l’ottimo cast, fino alla bella e classicheggiante regia, The American è film che incanta i sensi di tutti coloro, che stanchi di tanta chiassosa ipertrofia cinematografica, saranno ben lieti di concedere una pausa ai propri occhi ed ai propri cuori, per naufragare dolcemente tra i paesaggi di un Abruzzo inedito ed ipnotico. Continua a leggere

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RESIDENT EVIL-AFTERLIFE: Filmaccio in salsa Matrix con contorno di 3d

Il cinema horror ha moltissimi appassionati, un vero e proprio esercito che fa la fila al botteghino, paga il biglietto e si accomoda in sala pronto a saziarsi occhi ed orecchie. L’ultimo capitolo della stanca saga di Resident Evil, commette l’errore madornale di considerare questa fascia di pubblico come onnivora, pronta a digerire di tutto, pur di divertirsi.

Con una certa presunzione ed una memoria storica inesistente, il film in questione, con l’unica scusante di un 3d ingiustificato e ridondante, si scaglia sulla materia grigia dei suoi spettatori, causandone mal di testa ed irritazione crescente. E’ fin troppo chiaro da subito infatti, che l’ennesimo atto delle gesta di una Milla Jovovich ormai condannata a ricoprire questo ruolo a vita, non fa del sottotesto la propria cifra stilistica, dedicandosi invece con passione al saccheggio senza esclusione di colpi di altre pellicole. Continua a leggere

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