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KICK ASS 2

kickass_two_xlgDa quando un vero e proprio terremoto come Kick Ass si è abbattuto sul nostro amato mondo di celluloide, di fatto ha cambiato le regole del gioco e niente è stato più come prima. Kick Ass, esattamente come il suo protagonista, ha dato il via ad un cambiamento nel mondo dei supereroi, nel nostro modo di guardarli e di intenderli come tali. Quando un film come questo appare sulla scena, dando vita ad un fenomeno di idolatria di massa, succedono due cose: la prima riguarda le pellicole che verranno, costrette a fare i conti con ciò che è stato e la seconda è ovviamente un sequel. Inevitabile quindi che Kick Ass 2 facesse presto o tardi capolino nelle nostre vite. Il momento è arrivato e finalmente, grazie alla dabbenaggine della distribuzione italiana, che come al solito ne ha sottovalutato il potenziale, ecco uscire anche in Italia, nella settimana di ferragosto la più desertificata dell’intero anno, questo tanto atteso sequel. Diciamolo subito, si tratta di un gran bel film, certo il primo gettava le basi di un’idea veramente geniale, ma bisogna dire che il suo sviluppo non lascerà deluso nessuno. Non perdendo un grammo della volgarità, della violenza e dell’umorismo del primo capitolo, questo Kick Ass 2 acquista maggior corpo e sostanza del suo predecessore, spostando il suo fulcro sulla crescita, sulla responsabilità e sulla follia. Più che mai infatti, viene qui sottolineata la pazzia che sottende il travestirsi da supereroe, la distonia che obnubila la mente di chi si stacca dalla realtà credendo di vivere un fumetto e l’amara importanza della responsabilità che il singolo ha nei confronti dei suoi simili. Eroi e non supereroi, grida il film a gran voce, la società ha bisogno di questo, di persone reali che facciano davvero la differenza. Ecco quindi che Kick Ass 2, soprattutto nella seconda parte, lascia da parte la goliardia e depone la risata, per lasciar spazio al dramma e alla vera tragedia. Le azioni che compiamo hanno sempre delle conseguenze, portare una maschera non ci tutela dalla vita vera, dal male, dall’uomo. Ecco dunque che Kick Ass 2 va dritto al punto, esacerbando, portando alle sue estreme conseguenze l’idea che lo sottende, mostrandoci ancora una volta in tutta la sua atroce banalità, il volto della sua prima vera protagonista, la follia. A spartirsi il podio, ecco che vediamo farsi largo, l’altra grande protagonista del film, la crescita, che soprattutto nel personaggio di Hit Girl prende corpo e vita, mettendoci di fronte ad una fragilità e ad una femminilità, delicate e spiazzanti. Crescere significa in fondo comprendersi ed accettarsi, ecco quindi che Chloe Moretz interpreta quei dubbi e quelle difficoltà che tutti conosciamo fin troppo bene, regalando al suo personaggio sfumature toccanti ed inedite, probabilmente molto personali, fatte per toccare il cuore di ognuno di noi. Va detto che Kick Ass 2 sa essere anche un ottimo film di genere, catartico al punto giusto e capace di regalarci un paio di sequenze veramente memorabili, ma è là, sul fronte del dramma, che il film funziona meglio, scostandosi dai suoi imitatori e scoraggiando i suoi detrattori, calcificando insomma il ricordo di se, fino a farlo diventare mito ed archetipo. Kick Ass 2, non sembra un sequel, ma piuttosto la seconda parte di una storia interrottasi troppo presto, un attimo prima di diventare allarmante, malata, sbagliata, malvagia e schifosamente umana.

Un consiglio: non andatevene prima della fine dei titoli di coda. Avrete una sorpresa.

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NOW YOU SEE ME

now_you_see_me_xlgNow you see me è il tipo di film che ti fa sentire bene. Come molte pellicole di questo tipo prima di questa, ci fa sentire inevitabilmente bene vedere i ricchi e i potenti truffati, dileggiati e derubati. Come accadeva fin dai tempi de La grande rapina al treno, passando per La stangata, fino ad arrivare alla celeberrima saga di Ocean, tutti questi film hanno in comune lo stesso meccanismo, che sottende il malcelato realizzarsi di un sogno verde come l’invidia, sempre lo stesso: vedere chi ha più di noi ridotto in ginocchio. Ora Now you see me, pellicola fenomeno dell’estate americana, fa leva in maniera alquanto furba sulle stesse emozioni, innescando nello spettatore il desiderio di conoscere e scoprire il trucco che si cela alla base della truffa. Se il film, come già detto, è fin troppo furbo nel regalare al pubblico esattamente quello che vuole, il modo in cui lo fa è piuttosto dozzinale. Mettendo in campo un cast all star a tratti fin troppo ridondante, il film cede alla spettacolarità, senza interrogarsi veramente sui motivi che lo sottendono. Contaminando ed annacquando una semplice e cristallina storia di vendetta con troppe chiacchiere a proposito di una fantomatica e machiavellica  organizzazione esoterica segreta, la pellicola si perde un po’ per strada nel tentativo di nobilitare e rendere misterioso un plot ben più semplice di quel che in realtà può sembrare. Fumo negli occhi che probabilmente avrebbe funzionato sul palco, ma che al cinema, dopo che lo spettatore si è accorto della sua pretestuosa inutilità, non fa altro che complicare inutilmente le cose, allungando inevitabilmente il brodo. L’errore più grossolano del film resta il già citato cast, risulta infatti impossibile identificarsi completamente e provare vera empatia per i saccenti e spocchiosi protagonisti, che affrontano la loro missione magica senza un briciolo di ironia, ironia che non mancava certo a Ocean e soci, non facendoci quindi mai temere nemmeno per un istante per le loro vite o per la riuscita del loro piano. I film come questo, ben più di altri,  devono creare un inganno e lo spettatore deve crederci perché il gioco funzioni, la pellicola e chi la guarda devono stringere un vero e proprio patto di solidarietà e fiducia, fiducia che non deve mai essere tradita, altrimenti tutto il lavoro fatto risulterà dimenticabile e futile. Now you see me, non riesce a risultare pienamente simpatico perché i maghi protagonisti sembrano più dei supereroi che delle persone normali in cui sarebbe più facile riconoscersi, la loro mancanza di umanità spaventa e destabilizza lo spettatore, che alla fine della visione risulta semplicemente frastornato e un po’ confuso. Per concludere e tornando ai motivi che ci fanno stare bene dopo aver visto un film come questo, in cui coloro che hanno tanto vengono alleggeriti dal fardello della loro ricchezza da coloro che hanno poco, non resta che fare un’ultima annotazione che ha inevitabilmente a che fare con la prospettiva. Finita la visione col sorriso sulle labbra e contenti di aver assistito ad una classica storia alla Robin Hood, viene da chiedersi se una volta tornati a casa troveremo ancora il nostro iPod, il nostro iPad e tutte le altre cose di cui ci siamo circondati. Forse qualcuno più furbo di noi ha deciso che anche la nostra ricchezza andava ridistribuita e forse a quel punto il nostro sorriso compiaciuto è destinato a morire sulle nostre labbra. La morale è presto detta: un giorno ci potremmo accorgere che i più ricchi siamo proprio noi, ingenui ed avidi accumulatori compulsivi di superflui oggetti privi di vita. Prospettiva.

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PACIFIC RIM

pacific-rim-poster-imageBrutte notizie. Il film che tutti quanti aspettavamo con un filo di bava ai lati della bocca, quello in cui robottoni giganti se le danno di santa ragione con un esercito di mostri alti come palazzi, non è poi così straordinario. Prima di chiamare la neuro o andarvene a gambe levate da questo blog per non metterci più piede, lasciatemi spiegare. Pacific Rim inizia bene, anzi benissimo, liquidando addirittura prima del titolo tutto quello che abbiamo già visto nel trailer, sgombrando così molto velocemente il campo dalla solita pantomima che ammorba il cinema catastrofico. Non è un mistero che ogni blockbuster che ha per protagonista un evento epocale e potenzialmente apocalittico, non sfugge ad un corollario ben rodato di regole, che da sempre accompagnano questo tipo di visione: i primi sospetti e le prime avvisaglie, la presentazione dei protagonisti, le immancabili Cassandre che tentano invano di mettere in guardia le autorità, il plateale manifestarsi del disastro ed infine le reazioni dei protagonisti, con tanto di lotteria dei sopravvissuti. Ecco tutto questo in Pacific Rim viene liquidato nei primi dieci minuti, riassumendolo intelligentemente in una velocissima spiegazione che di fatto annulla le regole del gioco; una volta tolti di mezzo i topoi infatti, il film può davvero cominciare e allo spettatore non resta che aspettarsi di tutto. Purtroppo quello che di fatto capita rientra completamente nel campo della conclamata prevedibilità. Non che ci sia nulla di male nell’essere prevedibili, ma a disturbare qui, è la mancanza di coraggio da parte di un regista per affermare un punto di vista nuovo, polemico, rivoluzionario, capace di imporre una riflessione che vada oltre lo scontro tra giganti. Se ovviamente non si può eccepire nulla all’impianto squisitamente tecnico del film, tutti i combattimenti sono straordinari e lasciano a bocca aperta, quello che davvero zoppica in Pacific Rim è la sua struttura portante, fragile ed abitata da protagonisti odiosi e stereotipati. Incapaci di far provare una vera empatia allo spettatore e a volte talmente prevedibili da assomigliare a vere e proprie macchiette (i due scienziati sono imbarazzanti nella solo superficiale peculiarità), i personaggi che si aggirano in questa pellicola hanno uno spessore narrativo e drammatico, che sembra quasi ricalcato sul dimenticabile Top Gun. Ingenuità come il duello caratteriale tra i due piloti scioccamente ed inutilmente antagonisti (impossibile non rivedere i battibecchi tra Maverick e Iceman) e l’integerrima inflessibilità paterna del comandante in capo interpretato da Idris Elba, sono il vero canto del cigno di un film che fa dello stereotipo senza ironia ed autocritica il proprio vessillo. La verità è che il buon Del Toro sembra essersi completamente adeguato alle logiche delle grandi produzioni di Hollywood, capaci di intrattenere egregiamente, ma allo stesso tempo endemicamente incapaci di una seria e doverosa riflessione sullo stato delle cose. Nel mondo americano-centrico di Hollywood, quando i robot capitanati dagli equipaggi cinesi e russi sono in difficoltà, è proprio la fiera America, chiacchierona, spaccona ed incapace di abbandonare la battaglia incarnata dal protagonista, ad andare in loro soccorso. La parola fine infatti la scriveranno il coraggio e la voglia di perseguire il “Bene” sempre e comunque ad ogni costo, da parte del biondissimo ribelle a metà, con un cuore grande così. Concludendo, come giocattolo Pacific Rim funziona alla grande, regala divertimento e propone almeno un paio di idee veramente interessanti, la stessa tecnologia che lo circonda, decisamente steampunk, dona alla pellicola un’estetica non banale, che è una vera festa per gli occhi. Purtroppo però manca ciò che rende indimenticabile una visione, mancano la poesia, il sogno e soprattutto manca l’effimera illusione di aver imparato qualcosa sul mondo che abbiamo, sul mondo che vorremmo e in ultimo su noi stessi.

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WORLD WAR Z

20130711-083319.jpgIo, Houssy, unico curatore di questo blog, in pieno possesso di tutte le mie facoltà mentali, oggi sono qui a difendere l’insindacabile diritto di nascita alle cazzate cinematografiche, purché le stesse siano completamente e fieramente consapevoli di esserlo, abbracciando non senza un filo di ironia, la propria natura semiseria e porgendo bonariamente il fianco a critiche al vetriolo e offrendosi così al pubblico ludibrio. Già da questa righe avrete capito che al sottoscritto il tanto odiato e maltrattato World War Z, non ha fatto schifo, anzi, devo ammettere che questa pellicola, presa per quello che é, una cazzatona appunto, diverte e fa il suo mestiere. Dopo un inizio tutt’altro che promettente, la pellicola azzecca una splendida sequenza a Gerusalemme e soprattutto, prima della fine, ha un’importante intuizione, quasi un’epifania, inedita per questo tipo di film, ovvero, complice un laboratorio, dilata i tempi, prendendosi tutto lo spazio filmico di cui ha bisogno, per costruire la tensione proprio là dove serve, in seno alle nostre certezze. Se di invasioni di zombie tante ne abbiamo viste ed altrettante ne vedremo, bisogna riconoscere a Z una discreta capacità di costruzione del mito. Si perché pur cambiando le materia Romeriana e sposando la nuova e modaiola corrente zombie, Z non rinuncia a qualche trovata inedita. Per cominciare non sembra di trovarsi al cospetto di veri e propri morti viventi, ma perlopiù quello che ci troviamo davanti è un esercito di animali rabbiosi, desiderosi di trasmettere un contagio e non di nutrirsi di carne umana. Questo cambia radicalmente le carte in tavola, rendendo accettabile ciò che altrimenti non lo sarebbe, i cadaveri non possono correre, sono carne in putrefazione, gli infetti invece risultano decisamente più credibili. Certo, qualcuno avrà di certo storto il naso, ma alla fine della fiera siamo in un film di zombie, per Diana, la plausibilità non ė propriamente la portata principale del buffet. Venendo alla vera ragione che mi fa difendere questo film a spada tratta, bisogna assolutamente riconoscergli l’incapacità di prendersi sul serio nemmeno per un minuto. Troppo spesso ultimamente, siamo circondati da pellicole che si prendono dannatamente sul serio, colpevolmente spocchiose e consapevolmente autoriali. Non è una colpa fare cinema di intrattenimento, a patto di non barare, lo è invece spacciare per cinema d’autore un banale blockbuster spacca botteghini. Ecco, negli ultimi tempi più che mai, abbiamo sacrificato il rispetto, che come spettatori ci è dovuto, in cambio di una manciata di promesse mancate, veicolate da trailer estenuanti e nomi altisonanti. Ricominciamo quindi a pretendere più onestà e maggior rispetto, a costo di disertare certi prodotti che evidentemente giocano con le nostre aspettative e con i nostri desideri, forse così Hollywood ricomincerà a trattarci come persone dotate di discernimento e non come zombie. World War Z non è un film sensazionale, ma fa passare un paio d’ore senza rimpiangerne un minuto, in più è onesto con il suo pubblico, fiero e consapevole del suo status di cazzatona col botto. Di questi tempi, fin troppo fast & furious, non è poco.

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HANSEL & GRETEL CACCIATORI DI STREGHE

hansel-and-gretel-witch-hunters-poster-speciale-imax-263966A volte non c’è niente di meglio di una bella cazzatona col botto!

Preso per buono che una volta spentesi le luci in sala assisteremo ad una serie di assurdità sparate a velocità supersonica, l’idea strampalata che Hansel e Gretel una volta uccisa la strega che se li voleva mangiare, abbiano deciso di fare di ciò una remunerata ed onorevole professione, ha quantomeno del sublime. Questo il semplice presupposto per una storia che senza tante sorprese, molto fracasso e tanto divertito divertimento, si crogiuola nella rivisitazione della fiaba e del mito, mai come questa volta così autoironico e scacciapensieri.

Se Jeremy Renner è un Hansel granitico, la sorpresa più grande arriva dalla burrosa e desiderabile Gretel interpretata da Gemma Arterton. Certo le streghe non mancano e il retrogusto steampunk che si respira per tutto il film, serve a concretizzare ed attualizzare un’atmosfera deliziosamente retrò, che conferisce al film una guascona cialtroneria capace di conquistare anche i più dubbiosi. Continua a leggere

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IL CECCHINO

locandinapg1Senza tanti inutili giri di parole, c’è qualcosa di preoccupante, anzi di storto e di sbagliato, nella decisione di Michele Placido di andare oltr’alpe per dar vita al suo nuovo film, che fino a prova contraria è un sì polar, ma prima di ogni altra cosa è un buon film di genere, teso, ben diretto e con una sceneggiatura che funziona, insomma un’occasione mancata per fare incasso nel nostro bel paese.

Forse la ragione sta nelle pieghe della strisciante consapevolezza che se un film simile fosse stato prodotto in Italia, probabilmente avrebbe incassato pochino, a dispetto dell’ottimo cast, sicuramente molto meno rispetto a pellicole come Benvenuto presidente o Principe azzurro cercasi. Ancora una volta, sembra che questo paese voglia solo la commedia e sia disposto a premiare solo quella. Ecco dunque lo specchio di un cinema che sembra esclusivamente abitato da pellicole mediocri, fatte con lo stampino, incapaci di qualsiasi guizzo di fantasia, prodotte in un panorama in cui anche alcuni autori si sono dovuti piegare a questo dictat della risata a tutti i costi. Continua a leggere

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IRON MAN 3

iron-man-3-international-posterChe bel pezzo di latta, questo Iron man 3.

Come una macchina estremamente lussuosa (e costosa), la terza pellicola interamente dedicata alle guascone peripezie dell’ingombrante Tony Stark, è cromata, piena di gadget e bellissima da vedere, insomma il tipico oggetto (cinematografico?) nato per farti stare bene, almeno per l’intera sua durata e i successivi dieci minuti.

Dimenticato quel pasticciaccio brutto del capitolo seconto, questo numero tre si allaccia direttamente alla “poetica” degli Avengers, prendendo il via da eventi di poco successivi al salvataggio di New York, da parte di quell’eterogeneo gruppo di eroi. Se la trama ad un primo sguardo sembra piuttosto complessa, in realtà risulta fin troppo semplice, quasi un pretesto, che una volta spazzati via i dubbi e i turbamenti dell’eroe nei primi trenta minuti, procede tranquilla e senza grumi, come una zuppa che bolle in santa pace a fuoco lento. Continua a leggere

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THE LAST STAND

IGN-last-stand-poster-610x940Fa un pò dispiacere pensare che un film come questo, sia stato veicolato esclusivamente dalla presenza, a ben vedere non necessaria, di un redivivo e certamente mai domo Arnold Schwarzenegger.

Al di là del potentissimo effetto revival che in questi ultimi anni cinematografici sembra aver rivalutato i maledetti anni ’80, facendo tornar di gran moda personaggi imbarazzanti del calibro di Chuck Norris, The last stand è un film dannatamente divertente, non certo per merito del suo provato protagonista, ma  grazie ad una messa in scena solidissima, capace di restituire un senso dello spettacolo che sembrava perduto. Continua a leggere

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DREDD

dredd_posterEcco il classico film che in Italia non vedremo mai.

A meno di un ripescaggio estivo, il bel Dredd è destinato ad una distribuzione repentina in DVD, per poi sparire all’interno di quei cestoni “tutto a 5 euro” che affollano, invisibili, i punti vendita della grande distribuzione.

Peccato perché l’epopea del giudice senza volto interpretato con masochistica e granitica fissità funzionale dal buon Karl Urban ha un che di veramente sfizioso e violentemente trascinante. Figlio di un’estetica apocalittica e polverosa come abbiamo già visto atrove, Dredd, ha il grande valore aggiunto di divertire, e non poco, lo spettatore alla ricerca di questo tipo di onesto prodotto d’intrattenimento. Continua a leggere

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ZERO DARK THIRTY

zero-dark-thirty-releases-a-uk-poster-121641-00-1000-100Necessario ed ingombrante, estenuante e splendido, l’ultimo film di Kathryn Bigelow ha la forza di una mattonata e l’urgenza del miglior cinema.

Film bellico che fa della guerra un’esperienza interiore e logorante, capace di cambiare gli uomini, e soprattutto le donne, dal di dentro oltre che dal di fuori, Zero Dark Thirty, gioca la sua partita a metà strada tra il campo di battaglia, con l’umanità che lo abita, indagandone i volti segnati dalla stanchezza ed indugiando sui visi deformati dalla tortura, e i corridoi in cui si prendono le decisioni, uffici asettici e tutti uguali, percorsi da uomini dai lineamenti più rilassati e mossi da motivazioni fin troppo diverse. Continua a leggere

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CLEANSKIN

cleanskin_posterDifficile coniugare riflessione ed intrattenimento, due concetti che per esempio in Italia sembrano in antitesi, eppure ancora una volta è proprio dalla terra di Albione che ci arriva una delle più lucide ed interessanti analisi sul tragico e complesso fenomeno del terrorismo.

Con il termine cleanskin si intendono quei terroristi apparentemente slegati da cellule già note all’intelligence, quei martiri che sembrano agire in modo indipendente ed imprevedibile, fenomeni isolati, molto difficili da arginare e  classificare. Continua a leggere

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PREMIUM RUSH

premium-rush-posterQuesto film senza pensieri e dietrologie, diretto con grande senso del ritmo da David Koepp, può essere approcciato in due modi diversi.

Parafrasando il titolo italiano: Con o senza freni.

Nel primo cauto caso, con i freni, probabilmente vi divertirete, certo la vicenda è talmente classica che ci si vergogna perfino a parlarne, un cattivo soggetto insegue il buon protagonista per le strade di New York, eppure il semplice fatto di vivere l’intero film, o quasi, in sella ad una bici, modifica radicalmente la prospettiva dello spettatore e rende decisamente più accattivante il soggetto. Purtroppo però, proprio a causa dei freni inseriti, l’esperienza risulterà terribilmente simile a quella provata di fronte a tantissime altre pellicole in cui un ragazzo come tanti, un bad guy e una corsa contro il tempo, ce la mettono tutta per regalarci una piccola emozione.

Ma c’è il secondo caso, senza freni appunto, e qui casca l’asino. Continua a leggere

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LOOPER

looper-posterPossiamo discuterne, ma credo che una delle cose più difficili, cinematograficamente parlando, sia fare un bel film sui viaggi nel tempo.

Non tanto perché l’argomento sia complesso ed insidioso, ma soprattutto perché forse quasi tutto è già stato detto. La verità è che a partire dalle pellicole del passato, L’uomo venuto dall’impossibile per dirne una, fino ai classici come Ritorno al futuro, fino allo splendido L’esercito delle 12 scimmie e al citatissimo Donnie Darko, il tema del time traveling è stato saccheggiato in lungo e il largo. C’è stato chi ne ha fatto delle commedie, come l’imprescindibile Non ci resta che piangere o il divertente I visitatori, chi ha voluto inserire venature horror, come nel caso del paranoico The butterfly effect e poi c’è stato chi più semplicemente non aveva poi tanto da dire sull’argomento.

Parliamoci francamente scrivere un film sul viaggio nel tempo credibile, originale e non dimenticabile, è cosa davvero difficile, anzi rischiosa. La buona notizia è che Looper riesce ad essere tutto questo, portando a casa un risultato francamente insospettabile. Continua a leggere

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SKYFALL

Chi scrive non è mai stato un appassionato della più che longeva saga di James Bond, saga di cui, non mi vergogno a dirlo, non ho nemmeno visto tutti i film che la compongono.

Le polemiche partigiane su chi sia il miglior Bond di sempre non mi interessano e di certo non sono uno che manda a memoria le battute di Connery e soci. Però sono un amante del cinema e come tale credo di saper riconoscere quando mi trovo al cospetto di un signor film.

Senza indugi e senza timore di essere smentito, posso quindi affermare che Skyfall è veramente una splendida pellicola, tesa, ipnotica, umana. Continua a leggere

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LA LEGGENDA DEL CACCIATORE DI VAMPIRI: Beggars can’t be choosers

Chi lo avrebbe mai detto che il buon Lincoln fosse un agguerrito cacciatore di vampiri. Finalmente questo film restituisce giustizia e statura alla personalità di un presidente che non fu solo questo, ma che più di ogni altra cosa riuscì a comprendere ed interpretare la grave minaccia che si celava dietro ad un esercito di succhia sangue.

Scherzi a parte, questa premessa serve a far comprendere oltre ogni ragionevole dubbio allo spettatore che vorrà recarsi in sala ad assistere a questo film che una volta là si troverà di fronte ad una pellicola che racconta l’estenuante lotta tra una pletora di vampiri sanguinari ed appunto il presidente Abraham Lincoln. Continua a leggere

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THE AMAZING SPIDER-MAN: Molto Peter, poco Spider

Basterebbe la sequenza delle gru a far tacere qualsiasi Cassandra voglia sminuire questo reboot, liquidandolo come adolescenziale e dimenticabile. Non me ne voglia nemmeno Sam Raimi, ma questo Spider-man è proprio un film straordinario, probabilmente migliore del suo.

Umanissimo e tremebondo, pieno di dubbi e di rabbia, di amore e tenerezza, il Peter Parker di Andrew Garfield ci resterà nel cuore per parecchio tempo, insieme agli occhi enormi, fragili ed innamorati di una altrettanto perfetta Emma Stone. Prima della solidissima sceneggiatura, capace di restituire freschezza e vigore ad una genesi tra le più risapute della storia dei fumetti, quello che resta veramente indelebile è la tenerezza quasi d’altri tempi, in punta di piedi, di una toccante love story, benedetta dall’invidiabile e palpabile chimica tra due ragazzi, protagonisti sullo schermo di un’emozione tanto forte, quanto sincera. Continua a leggere

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21 JUMP STREET: Indietro nel tempo

C’erano una volta gli anni ’80.

Anni di musica plastificata, horror carpenteriani, paninari, truzzi e pomeriggi in discoteca. Lo so, perché quegli anni li ho vissuti e ad essere sinceri non li rimpiango per niente, anche se devo ammettere che in uno sperduto angolo del mio cuore conservo ancora un briciolo di amore per loro e per la mia perduta infanzia.

In quegli anni andava molto di moda un genere cinematografico, che più di ogni altro ha caratterizzato quel periodo, lo scanzonato poliziesco. Pensiamo a 48 Ore di Walter Hill o a Una perfetta coppia di svitati con Billy Crystal ed ecco la fotografia perfetta di un genere che progressivamente si è smarrito negli anni e le cui regole erano alquanto semplici, bastava prendere un paio di caratteri affini ma diversi, unirli contro una minaccia comune ed annaffiare il tutto con una buona dose di ironia mista ad action e il gioco era fatto. Continua a leggere

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LA FURIA DEI TITANI: Uomini, Dei e dimenticabili Titani

Da che mondo e’ mondo l’eroe lotta, cade, si rialza, vince la guerra all’ultimo momento e si spupazza la bella di turno. La furia dei titani non fa eccezione e con un colpo di teatro tanto assurdo quanto prevedibile sottolinea ancora una volta l’inossidabile binomio eroe-gnocca.

Scherzi a parte, non c’è niente di male in questo giretto scacciapensieri sulle montagne russe della mitologia, ma inizio francamente a stancarmi di ripetere sempre le stesse cose, sottolineando le innocue intenzioni del solito pop-corn movie senza il minimo spessore. Il problema infatti è sempre quello di un cinema talmente leggero da risultare impalpabile, etereo e fondamentalmente privo di argomenti. Continua a leggere

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JOHN CARTER: Mito, leggenda, cinema

C’è molto di più di un sano divertimento a fronte dei tanti milioni spesi dietro il celeberrimo blockbuster John Carter. Intanto c’è il cinema di cappa e spada, di mondi lontani e di avventura, ma soprattutto c’è quell’indomito sentimento di epica e leggenda che da sempre rende indimenticabile un film.

Pellicola perfetta per gli uomini di domani e i bambini di ieri, John Carter ha il raro dono di inchiodare alla poltrona il suo pubblico e trasportarlo con se su Marte. La storia del cavalleggero deluso che si ritrova a combattere per la libertà di Barsoom ricorda tanti altri film, che in realtà a lui si sono ispirati, senza però risultare prevedibile o ripetitivo, ma di contro apparendo ai nostri occhi di navigati spettatori della terra, semplicemente coinvolgente e trascinante. La ragione di questo miracolo è da ricercarsi appunto nel mito e nella leggenda, elementi comuni al cinema che ricordiamo come indimenticabile, capaci di sviluppare un tessuto comune di partecipata emozione, humus arcaico e condiviso di indubitabile potenza evocativa, impossibile da rimuovere o dimenticare. Continua a leggere

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VIAGGIO NELL’ISOLA MISTERIOSA: Tornar bambini

Ci sono alcune occasioni in cui vorrei tornare bambino.

Rari momenti in cui penso a come sarebbe bello leggere quel libro per la prima volta o vedere quel film con occhi vergini. Sono attimi miei in cui sogno ad occhi aperti, desiderando di tornare indietro, rifare tutto da capo ed emozionarmi di nuovo come un tempo.

Di solito questa non comune sindrome si impadronisce di me ogni volta che poso lo sguardo su di una pellicola che mi fa provare qualcosa che non provavo da tempo, un fremito infantile, un’antica febbre che mi riporta i sapori e gli odori di un tempo che fu. Viaggio nell’Isola misteriosa è l’ultimo fattore scatenante di questa piacevolissima reazione allergica. Il film, seguito del già notevole Viaggio al centro della terra, non fa altro che riproporre quell’avventura da bancarella dell’usato che tanto riempiva la mia vita di bambino. Continua a leggere

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