TEXAS KILLING FIELDS: Noia salmastra di una provincia prevedibile

Se ha un grande pregio Texas Killing Fields è quello di restituirci la parte più sordida di un paese che per quanto sterminato e moderno non è rappresentato dalle grandi metropoli che occhieggiano qua e là sulla mappa, ma al contrario da una provincia polverosa, retrograda e profondamente ignorante.

Texas Killing Fields (in italiano Le paludi della morte) mette in scena un paese violento e sporco, in cui è facile perdersi e difficilissimo ritrovarsi, un’umanità laida e omertosa, probabilmente consapevole della propria condizione, ma profondamente determinata a reiterare questa forma di ignavia il più a lungo possibile, fosse anche solo per un altro giorno ancora.

In questo scenario da discesa negli inferi si muovono due detective a caccia di un omicida seriale che ha per obbiettivo giovani donne. Ovviamente il genere prende il sopravvento e di per se non sarebbe un male, ma un’errata valutazione dei tempi abbassa drasticamente la tensione, facendo di fatto crollare il ritmo. Non aiutano uno sviluppo narrativo complicato da una sotto trama criminale che disperde l’attenzione dello spettatore e soprattutto una risoluzione con svelamento finale tra le più prevedibili di sempre.

Impreziosito da una fulgida Jessica Chastain, una fragilissima Chloe Moretz e da un compassionevole Jeffrey Dean Morgan, mentre Sam Worthington fatica ancora una volta a trovare una giustificazione alla propria esistenza di attore, il film è anche purtroppo imbolsito da un finalino consolatore e catartico, che poco centra con l’aria malsana e salmastra che si è respirata per tutta la durata della pellicola. Vero e proprio tradimento in fase di sceneggiatura per una storia cupa e apparentemente senza luce, che poteva essere un grezzo diamante nero come la notte, capace di restituirci l’apparentemente complessa, ma forse semplicissima essenza di una natura umana votata al masochismo, alla cecità e alla follia.

Peccato, prova riuscita a metà per la regista Ami Canaan Mann, figlia del ben più noto Michael Mann, anche se non tutto è proprio da dimenticare e qua e là un paio di efficaci momenti di cinema tentano comunque di far sentire la propria flebile voce.

Giudizio sospeso in attesa della prossima prova.

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VOTO

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