LA FURIA DEI TITANI: Uomini, Dei e dimenticabili Titani

Da che mondo e’ mondo l’eroe lotta, cade, si rialza, vince la guerra all’ultimo momento e si spupazza la bella di turno. La furia dei titani non fa eccezione e con un colpo di teatro tanto assurdo quanto prevedibile sottolinea ancora una volta l’inossidabile binomio eroe-gnocca.

Scherzi a parte, non c’è niente di male in questo giretto scacciapensieri sulle montagne russe della mitologia, ma inizio francamente a stancarmi di ripetere sempre le stesse cose, sottolineando le innocue intenzioni del solito pop-corn movie senza il minimo spessore. Il problema infatti è sempre quello di un cinema talmente leggero da risultare impalpabile, etereo e fondamentalmente privo di argomenti.

Il guaio non è tanto l’approssimativa mitologia da bancarella, ma piuttosto l’inconsistenza dei caratteri e la banalità dei personaggi. Se non possiamo aspettarci troppo da una Andromeda che risulta essere poco più di una comparsa, o da un Agenore che evidentemente ricopre l’ingrato ruolo della spalla comica, il vero ostacolo è Perseo, eroe triste e poco in parte, che caricandosi sulle spalle il film fallisce miseramente, restituendoci così una pellicola discontinua e profondamente puerile.

Come si usa fare oggi e senza prendersi la briga di approfondire nulla, il film ci scaglia nel bel mezzo dell’azione dopo appena cinque minuti dall’inizio, mostrando così inequivocabilmente un giustificato panico, quello maturato da un calo di ritmo che svelerebbe una volta per tutte la sua pochezza narrativa. E’ un fatto che molto cinema del presente soffre di un vero e proprio panico nel rallentare, prendendosi il suo tempo per dedicarsi a costruire personaggi e storia, risulta invece più facile puntare tutto sulla velocità e alla fin fine sulla confusione.

La furia dei titani quindi fa il suo mestiere di intrattenimento per circa due ore, ma poi scompare dalla corteccia cerebrale senza lasciare traccia alcuna e pochissimi rimpianti. Sostituibile e dimenticabile come molte delle pellicole viste ultimamente, sincero nella sua inutilità, ma desideroso di affermazione e successo, visti i soldi spesi per realizzarlo, il ridondante capitolo due di Scontro tra titani finisce per essere destinato ad un pubblico di minorenni, ultimo baluardo di speranza di incasso per i blockbuster senz’anima di Hollywood.

Ma di cinema qui, non vi è traccia alcuna.

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VOTO

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