MARGIN CALL: Etica del profitto ed incontestabile comprensibilità

Bisognerebbe sempre dare un’occhiata ai film candidati all’Oscar, spesso si scovano pietre preziose e scintillanti.

Margin call era candidato come miglior sceneggiatura, ovviamente è stato battuto da Midnight in Paris, ma forse avrebbe meritato qualcosa di più, per esempio che anche il pubblico italiano potesse farsi un’idea del suo effettivo valore, ma questa è un’altra storia.

Film pericoloso ed ipnotico, Margin call ha il difficile compito di raccontare le 12 ore che hanno preceduto la crisi del 2008, semplicemente e dettagliatamente. Certo questo compito lo avevano già svolto egregiamente il documentario premio Oscar Inside job e il successivo film di Curtis Hanson Too big to fail, ma il valore incontestabile di un’operazione come Margin call è quello di rendere questa ostica materia comprensibile a tutti.

Affidandosi ad una drammatizzazione ed evitando consapevolmente date, nomi e dettagli tecnici, il film si concentra su cosa è realmente avvenuto, perfino banalizzandolo, ma contemporaneamente rendendolo fruibile ed accessibile. Così gli amministratori delegati e i dirigenti hanno nomi fittizi e la compagnia protagonista è semplicemente La Compagnia, niente nomi o riferimenti concreti a confondere la memoria, ma un puro esercizio teorico da brivido.

Non a caso parlo di “brivido” in quanto il materiale trattato e la disinvoltura vera o presunta con cui sono state prese alcune decisioni, fa tremare le vene ai polsi. Riflessione a 360 gradi sul mondo della finanza e su come questa sia profondamente radicata nel nostro stile di vita, Margin Call, nella sua splendida sceneggiatura, trova anche il tempo di riflettere su altri aspetti inediti della faccenda, cioè su come la finanza scellerata sia inscindibile dalla responsabilità personale di ognuno di noi, complici di affidarci a lei nel momento in cui vogliamo vivere al di sopra delle nostre possibilità e prontissimi a puntare il dito, dimentichi che in parte siamo stati motore e causa di un meccanismo involutivo, che non poteva avere lunga vita.

Intensamente interpretato da attori del calibro di Kevin Spacey e Jeremy Irons, finalmente impegnati in ruoli importanti e ben scritti, come non capitava loro ormai da diversi anni, Margin call si fa ricordare e anzi risulta ben più efficace, divulgativo e di rapido impatto di qualsiasi discorso abbiate sentito fare sull’argomento.

Una bella pagina di cinema che riflette sulla realtà, cinema importante e necessario, cinema da Oscar.

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Post Sriptum

Finalmente anche in Italiariusciamo a vedere in sala Margin Call. Il 18 di Maggio. Meglio tardi che mai.

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LA SCENA CHE VALE IL FILM

La riunione a tarda notte in cui tutti seduti intorno ad un tavolo si discute su come gestire la cosa. Una bella doccia fredda di realtà pura.

L’ANGOLO DELL’INTRIGANTE NOZIONISMO

Tantissimi i volti noti coinvolti in questo film a partire dal giovanissimo Zachary Quinto già visto in Heroes e nuovo Spock per lo Star Trek di Abrams. Stanley Tucci ha interpretato dozzine di film da Il rapporto Pelican a Il diavolo veste Prada, mi piace ricodarlo in un film piccolo piccolo di cui è anche regista (insieme a Campbell Scott), il delizioso Big Night, racconto dolce amaro di due fratelli calabresi (uno è lo stesso Tucci, l’altro è un toccante Tony Shalhoub) in America, che cercano di barcamenarsi nel loro ristorante. Demi Moore non ha bisogno di presentazioni, mi piace ricordarla bella come il sole in Ghost e quasi brava in La settima profezia, horror religioso di grande impatto e massiccia struttura. Kevin Spacey è stato due volte premio Oscar (I soliti sospetti e American Beauty) e per ricordarlo in due film che mi sono molto cari, vado a ripescare dalla memoria i titoli di The big cahuna e soprattutto di Americani, pellicola ad orologeria con un cast stellare diretta da James Foley nel lontano 1992. Concludendo Jeremy Irons, che amo ricordare in Mission, si è portato a casa un immeritato Oscar per Il mistero Von Bulow, algido filmetto su di un controverso caso di cronaca di cui non importava quasi niente a nessuno, Oscar di risarcimento per la mancata statuetta l’anno precedente, in cui il nostro aveva dato il meglio di se, interpretatnto un intenso e straziante doppio ruolo in Inseparabili, capolavoro di David Cronemberg.

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6 commenti

Archiviato in Drama

6 risposte a “MARGIN CALL: Etica del profitto ed incontestabile comprensibilità

  1. mmm, me lo guarderò, sembra meritare. e poi amo Jeremy Irons! la sua voce e il suo carisma sono davvero rari.. anche se intuisco che qui ha un ruolo decisamente poco simpatico!

  2. visto ieri, non male! jeremy sempre il migliore, devo dire che ho apprezzato molto anche spacey e paul bettany! demi moore senza infamia nè lode, il genio dalle sopracciglia enormi (Zacarhy Quinto) è per i miei gusti fisicamente osceno, ma come attore non sembra male :)

    • Effettivamente è stato un piacere vedere Paul Bettany in un ruolo che non prevedeva fucili ed arti marziali da bancarella, come gli era accaduto recentemente nei pessimi Legion e Priest. Ancora lo ricordo, splendido compagno di stanza di Russell Crowe in A beautiful mind. Straordinario anche in Master and Commander, sempre al fianco di Crowe, questa volta però diretto da quel geniaccio di Peter Weir.

  3. pino

    credo senza smentita che dopo wall street che mostrava una società come quella degli anni 80 ricca cinica e ambiziosa è il film meglio riuscito sulla finanza, descrivendo egregiamente e alla portata di tutti la crisi del 2007…gran parte del merito oltre alla ottima sceneggiatura è dovuta ad interpreti di rango…vi consiglio di vederlo per gli amanti del genere

  4. Ciao,
    piacere sono Cristina. Molto bello il tuo blog!
    Ne ho uno anch’io e nasce da una sfida: raccontare, ogni giorno, un film e le emozioni che sa regalare allo spettatore. Film romantici ma anche divertenti.
    Ti va di collaborare? Ho in mente un paio di idee per rendere la cosa interessante per entrambi.
    Se l’idea ti ispira, scrivimi su lascatoladelleemozioni@gmail.com
    A presto!

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