TO ROME WITH LOVE: Quel pasticciaccio brutto…

C’era una volta un ragazzino che amava il cinema. Questo ragazzo, che chiameremo Houssy, si era quindi disperatamente invaghito delle pellicole di Kubrick, Hitchcock, Chaplin, Spielberg, Welles e di una dozzina di altri grandissimi autori. Houssy non amava soltanto il cinema, ma lo sognava anche e quando doveva immaginare un film, la sua mente volava immediatamente alla sopraffina scrittura di Woody Allen, al suo modo di raccontare storie e sentimenti e alle sue pellicole ora divertentissime, ora tragiche, spesso malinconiche.

Sono passati molti anni e visto che quel ragazzino ormai cresciuto non è riuscito a fare cinema, si è accontentato di vederlo sul grande schermo per poi scriverne in un blog.

Ora vi ho raccontato tutto questo per farvi capire il dolore lancinante che ho provato ad assistere ad un film come To Rome with love, che diciamolo subito, non solo è il peggior film di Woody Allen, ma è anche probabilmente il peggior film che mi sia capitato di vedere negli ultimi anni.

Roma, per l’occasione abitata esclusivamente da imbecilli, malati di protagonismo, ladri, mignotte e puttanieri, fa da sfondo ad un’accozzaglia di parole dette a caso da personaggi terribilmente stereotipati, che si muovono spaesati tra le vie di una città che appare bellissima, ma anche terribilmente vuota. Una serie di cartoline e luoghi comuni incorniciano una sceneggiatura inutile fatta della stessa impalpabile materia di cui sono fatte le promesse, vero peccato mortale di un film che cercando di essere tanto finisce per essere niente.

Così Jesse Eisenberg amoreggia con una nevrotica ed insopportabile Ellen Page, mentre Alec Baldwin filosofeggia sulla vita e l’amore, Woody Allen convince il futuro suocero, talentuoso beccamorto dotato di voce possente ma solo sotto la doccia, ad esibirsi al teatro dell’opera, la escort Penelope Cruz da’ vita all’ennesimo scambio di ruoli e il grigio impiegato Roberto Benigni diventa famosissimo dalla sera alla mattina senza apparente ragione, a dimostrare che forse in Italia abbiamo un ossessivo problemino legato alla fama e alla celebrità.

Il vero problema di to Rome with love è che tutto viene affrontato con poco umorismo, ma con tanta stanchezza. Il risultato è una stantia e polverosa patina di vecchiume, che depositata su ogni inquadratura, non affascina, ma indigna. L’Italia rappresentata da Allen è un paese vecchio e perduto tra le proprie nostalgie e i propri luoghi comuni (la colonna sonora è equamente divisa tra le arie d’opera, un’irritante  partitura che ricorda un film della Fenech e una mezza dozzina di versioni di Volare) mentre il passare del tempo sembra non averne intaccato la cialtrona  tendenza al melodramma con un immancabile contorno di corna.

In conclusione un film sbagliato e vecchio, abominevole anche nell’imbarazzante doppiaggio che per una volta poteva esser trattato con maggior dignità, un bruttissimo scivolone nella carriera di un regista che probabilmente ora come non mai merita un po’ di riposo.

Noi satolli e grati appassionati di un Allen che fu, ci consoleremo con le sue pellicole di trent’anni fa, ben più frizzanti e moderne di questo pasticciaccio brutto di parole ed immagini.

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LA SCENA CHE VALE IL FILM

Io non l’ho trovata, se qualcuno avesse la voglia di segnalarmela, sono tutto orecchi.

L’ANGOLO DELL’INTRIGANTE NOZIONISMO

Alec Baldwin aveva già lavorato insieme ad Allen in Alice, in un ruolo molto simile a questo, quel film fortunatamente per noi era decisamente più bello. Dovendo stilare una classifica dei migliori film di Woody, ecco la mia lista dei preferiti, rigorosamente o quasi in ordine cronologico: Bananas (assolutamente geniale), Io & Annie (delicato e splendido), Manhattan (indimenticabile), Broadway Danny Rose (un mio cult personalissimo), La rosa purpurea del Cairo (idea fantastica, finale tra i più belli di sempre), Radio Days (altro mio cult da recuperare), Crimini e misfatti (colpa e circolarità) e strano ma vero Midnight in Paris (piccolo gioiello di cinema sognato e sognante).

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12 commenti

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12 risposte a “TO ROME WITH LOVE: Quel pasticciaccio brutto…

  1. mi par di capire che siamo dalle parti della prima mezzora di “mangia, prega, ama” . mon dieu!

  2. concordo: è una vera ciofeca
    salverei solo l’episodio che ricalca il fellinesco LO SCEICCO BIANCO, ma poi penso che P. Cruz sta a Giulietta Masina come Berlusconi a De Gasperi e giro il pollice in giù
    A PROPOSITO DI CLASSIFICHE, riporto i voti che Mymovies (basandosi sul gradimento del pubblico e della critica) attribuisce agli ultimi film alleniani:
    SCOOP 3,29
    VICKY CRISTINA BARCELLONA 3,13
    BASTA CHE FUNZIONI 3,63
    INCONTRERAI L’UOMO… 2,94
    MIDNIGHT IN PARIS 3,51
    TO ROME WITH LOVE 2,46

    • Ma come si fa a far uscire una schifezza simile senza rendersi conto che si sta dando al pubblico un’opera tanto orrenda ? Soprattutto se prima si e’ diretto Manhattan e quindi si conosce la differenza tra
      Bel film e ciofeca. La risposta soffia nel vento e reca seco un sussurro a fior di labbra: rincoglionimento

  3. ale55andra

    Essendo appassionata verace di Allen devo dire che sono stata colpita al cuore come te. Una pugnalata vera e propria. Sono d’accordo su tutto (la colonna sonora di un irritante e scialbo incredibile per sottolineare uno dei difetti), il peggior Allen mai visto secondo me…

  4. Andrea

    Ciao. Sono un grande amante dei film di Allen, li ho visti e li apprezzo quasi tutti. Ho visto due volte questo, e posso dire che è uno di quei film che a primo impatto spaesano ma poi acquistano valore nel rivederli. Non credo affatto che sia il peggiore: basta pensare a Scoop e Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni, davvero inutili e privi di messaggi forti. Qui c’è una grossa satira nei confronti della smania di potere e celebità. Nella tua recensione ho notato un risentimento nei confronti di come è stata dipinta la nostra società, ma credo che questo non debba influire nel giudizio di un film. Io credo che se questo film fosse stato fatto in un Grecia, o in Portogallo, non sarebbe stato attaccato così. E’ chiaro che il nostro giudizio di italiani non può essere del tutto oggettivo: come tu hai detto sembriamo un paese di ladri e prostitute, ma non dobbiamo dimenticarci che la commedia è spesso fatta di “corna”. Non è un caso se il titolo doveva essere “The Bop Decameron”. Oltre al fatto che mi dispiace ammettere che escort e celebrità immeritata non sono affatto dei luoghi comuni. Lo sapete che quasi 20 milioni di italiani usufruiscono della prostituzione? E poi, non siamo noi italiani quelli che fanno milioni di spettatori con Grande Fratello e Isola dei Famosi? Ragazzi, la nostra società è molto peggio di come la racconta Allen, che come ha dichiarato, non voleva fare un documentario sui problemi italiani ma un film che intrattenesse. In questo caso, con i codici di 4 tipi di commedia differenti, quella degli equivoci per l’episodio li sposini, quella delle situazioni paradossali per Leopoldo/Benigni, quella surreale per Baldwin e quella sofisticata alleniana nell’episodio in cui lui stesso recita. Ripeto, secondo me c’è stata troppo crudeltà nei confronti di questo film, che è godibilissimo e molto più intelligente di tanti film che si vedono in giro (“il peggior film degli ultimi anni”? dai, te ne potrei dire almeno duecento di molto ma molto più brutti). La scena che vale il film? Il tenore sotto la doccia. Geniale, degna di un genio come Woody. Nella tua recensione non vedo riferimenti al fatto che Allen oltre a mostrare i nostri difetti ha mostrato anche i nostri pregi: l’elogio all’opera lirica è grande. Il tenore in questione è un vero tenore, Fabio Armiliato, e se ci fai caso è l’unico nell’intero film a non essere interessato alla celebrità. Proprio lui che è il più talentuoso di tutti… Fidatevi, Woody Allen non è uno scemo.

    • Caro Andrea.

      Dunque… ci ho pensato un pò su prima di risponderti, inizialmente ero in animo di lasciar perdere, pubblicare il tuo commento in quanto opinione, le opinioni non si discutono mai, e basta. Ma poi ho pensato che argomentazioni così dettagliate meritassero una risposta.

      Andiamo per ordine.

      Sono perfettamente d’accordo con te che la società italiana sia ben peggiore di quanto descritto da Allen, ma il problema sta nel modo che ha scelto per descriverla, modo terribilmente simile ad un cine-panettone qualsiasi, una specie di Vacanze di Natale a Roma diretto da Woody Allen. Niente di male in questo, ma allora anche il lavoro di Neri Parenti e soci che con i loro film fanno più o meno la stessa cosa, andrebbe rivalutato.

      Devo anche dire che quello che tu chiami esaltare pregi, per me si tratta solo di mettere in scena degli stereotipi.

      Ovviamente quando parlo del peggior film degli ultimi 10 anni, mi affido ad una parte di provocazione. Resta ben inteso comunque che la lista di film peggiori di questo in valore assoluto è chiaramente lunghissima, ma qui esiste l’aggravante che si tratta di un film di Allen. Come a dire che American Pie 4 è sicuramente un film pessimo ma non pretende di essere altro che American Pie 4 e di certo non si spaccia per una dotta ed intelletuale satira a tutto tondo dell’Italia.

      Non sarebbe poi stato meglio vedere il film doppiato con un minimo di decenza? E se addirittura lo avessero lasciato in lingua visto che è per buona parte parlato in italiano? Un cast italiano di livello più elevato non avrebbe forse giovato al film?

      Insomma tante chiacchiere ma la sostanza non cambia, a te è piaciuto tanto da rivederlo e a me ha fatto tornare in gola una colazione troppo abbondante consumata nel 1995. La verità è sempre quella: I GUSTI SONO GUSTI.

      Ti ringrazio comunque per il commento appassionato e preciso, ricco di puntualizzazioni ed argomentazioni, una dote molto rara nel frammentario universo della rete.

      A presto
      Matteo.

      • Andrea

        Ciao, Matteo. Allen non aveva assolutamente intenzione di fare una satira a tutto tondo dell’Italia. Semplicemente facendo commedia, certe cose sono emerse. Poi, uno stereotipo se si è crea è perché c’è un fondo di verità, e in una commedia può essere utilizzato, al contrario di un film drammatico, in cui dovrebbe esserci una maggiore pretesa di concretezza. E qui vengo a un altro punto: secondo me questo film è stato letto con un’eccessiva richiesta di “realismo” e attinenza alla realtà, ma in verità la Roma di Allen è una Roma filtrata dal suo immaginario cinematografico, non è la Roma reale. Quindi, non c’era nessuna intenzione di attaccarci. Anzi, lui è cresciuto con i nostri film, l’ha sempre detto. La differenza con Neri Parenti te la dico subito e sta soprattutto nella tecnica. Te lo dico lavorando nel cinema, i due modi di lavorare sul set non sono paragonabili: una scena di un cinepanettone la si prepara in mezzora, per un film di Allen ci vogliono almeno due ore di preparazione. “E se addirittura lo avessero lasciato in lingua visto che è per buona parte parlato in italiano? “. Ho pensato assolutamente la stessa cosa…. Assurdo doppiare un film bilingue, e assurdo il doppiaggio in sé, retaggio di una poca propensione al cambiamento e al sentire parlare lingue diverse nel nostro paese. Vedi, anche questa è una delle tante dimostrazioni che siamo prevenuti nei confronti degli stranieri. Il doppiaggio è una delle tante conseguenze che questa nostra mentalità comporta… Ma che vogliamo fare? Speriamo che le cose cambino…

      • Perdona il ritardo con cui ti faccio questa domanda ma ero fuori Italia. Lavori nel cinema? Che cosa fai di bello? E’ da sempre il mio sogno, come quello di tutti quelli che sono condannati a scriverne e basta.

  5. Non posso che essere daccordo con quanto detto da houssy, soprattutto nella risposta ad andrea.
    Per me c’è di peggio però! Il film è zeppo di pubblicità, c’è anche un cameo di Dolce e Gabbana (oltre al primo piano della pasta Garofalo, della passata Mutti e alla citazione di Illy). Inoltre sulla rivista Ciak il film era stato presentato addirittura come erede della Dolce vita in uno speciale di 8 pagine! Considerando questi fatti (e che Ciak è di Mondadori e Medusa film di Mediaset), il mio amore per Woody Allen mi costringe a pensare ad una sorta di complotto! Mi pare impossibile che settantenne abbia firmato questo rigurgito per soldi.. C’è chi non apprezza l’ultimo Allen, ma non si può negare che “Scoop”, “Manhattan”, “Basta che funzioni” e “Io e Annie” siano stati scritti dalla stessa mano. Sono permeati dallo stesso sarcasmo e falso cinismo che conosciamo, To rome with love no! (a parte UNA battuta su Freud). Speriamo si sia solamente rincoglionito.

    P.S. Sono rimasto deluso quando non ho visto “Il Dormiglione” tra gli 8 preferiti!

  6. Non fraintendetemi…Sono una grande amante dei film di woody allen ma questo film è il peggiore che abbia mai fatto… In primo luogo l’aspettativa delusa, in quanto ,quando ha scelto Roma per la nuova commedia dentro di me pensavo che il risultato sarebbe stato fantastico. Invece non è stato assolutamente in grado di sfruttare le potenzialità della città in nessun modo.. Sia a livello di fotografia che di regia…Le ambientazioni sono uno stereotipo…Sembra di guardare delle cartoline..ma del resto l’intero film è di per sè uno stereotipo… A Roma esistono delle ambientazioni e delle location uniche dotate di infinita bellezza e soprattutto facilmente raggiungibili, dunque è mancato proprio lo Sforzo , anzi non c’e stato neanche un minimo tentativo di ricerca…Si è preferito inquadrare piazza di spagna ed il colosseo un paio di volte , indubbio sintomo della stanchezza sia fisica che mentale del regista. Ciò detto a livello di trama il film è assolutamente inesistente… ma un inesistente che non è sinonimo di ricerca di qualcosa , bensì nel senso di assenza totale dei collegamenti , assoluta inconsistenza dei personaggi e della trama. Il regista ha riciclato temi e modalità di svolgimento del plot già visti e già sperimentati fruttuosamente in passato , tuttavia a differenza degli altri casi (un esempio fra tutti basta che funzioni/io e annie ecc) qui è stato tutto sviluppato con una superficialità estrema , senza un minimo di voglia di approfondire nè di provare qualcosa di nuovo. Dunque un già visto , e anche sviluppato male. Unico episodio interessante è quello interpretato da Benigni , episodio che inizialmente era partito bene ma che poi dissolto in un cumulo di banalità… Un benigni che viste le sue abilità poteva senza dubbio essere sfruttato meglio… Per ciò che attiene la tresca fra i due ragazzi seguiti dal fantasma di Alec Baldwin…bhe.. direi che forse è questa la parte peggiore del film.. Altra cosa che non mi è assolutamente piaciuta è il fatto che Allen ha scelto la via facile e si è palesemente rifugiato negli stereotipi riguardanti la cultura italiana. Stereotipi che tuttavia al giorno d’oggi sono palesemente anacronistici ( ditemi quanti di noi a casa hanno una madre 40 enne che si veste con gli abiti che si indossavano per i lutti negli anni 50??? dai su per favore! Poi a Roma??Posso capire a Poggiomaggiore Terme…..) Il film richiama un modo di vivere ed un insieme di abitudini che oramai appartengono al passato.. E’ facile farci passare per un paese bloccato agli anni post bellici ma la realtà è tutta altra cosa..E cosa fondamentale il regista non ha assolutamente colto l’anima di Roma e l’anima dei romani… fatto che mi è dispiaciuto visto come era riuscito a rendere bene questo aspetto in Vicky Cristina Barcelona.

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