A LONELY PLACE TO DIE: Genere, spazio e respiro

Buon film di genere e sangue questo britannico prodotto diviso quasi equamente in due anime distinte e purtroppo non altrettanto efficaci.

Tra le montagne della Scozia un gruppo di amici si appresta ad un’escursione. Durante una sosta si imbattono in una fossa nel terreno in cui è sepolta una bambina in fin di vita. Il gruppo la salva e la porta con se. Sarà l’inizio di un incubo.

A lonely place to die parte a razzo incollando lo spettatore alla poltrona e regalandogli ciò che il cinema non dovrebbe mai dimenticarsi di dare al suo pubblico, lo spazio. Proprio lo spazio aperto selvaggio ed incontaminato dona respiro e corpo ad un film che non racconta nulla di nuovo, ma che  almeno nella prima parte gioca sapientemente le proprie carte, lentamente ma anche repentinamente intento a sorprenderci.

Impossibile non far affiorare il ricordo di un’altra pellicola inglese come The Descent di Neil Marshall, in cui anche in quel frangente un gruppo di persone (in quel caso si trattava di ragazze) si trovava ad affrontare una minaccia inaspettata durante un’escursione. Si sa nel cinema quasi nulla si crea e  si distrugge, ma tutto si trasforma in qualcos’altro e A lonely placet o die non fa eccezione, mutuando idee da altre pellicole, ma restituendoci intatta un’identità comunque forte e mai anonima.

Purtroppo dopo un’ora di colpi di scena ben orchestrati e un climax invidiabile, l’azione si sposta tra le quattro soffocanti mura di un villaggio, togliendo respiro ed imprevedibilità ad una storia che lentamente si va ad allineare ai canoni ben più convenzionali del genere. Aggiungendo altra inutile carne al fuoco e perdendo di vista l’obbiettivo di minacciosa semplicità esposto nella prima parte, A lonely placet o die inciampa ma non crolla, rinunciando purtroppo, soprattutto nel finale, ad un pizzico di coraggio in più, che avrebbe probabilmente salvato capra e cavoli.

Niente facce tristi in sala però, avercene di film così, duri, tutti d’un pezzo, ben scritti, ben interpretati ed impreziositi  da una regia che sa sempre dove mettere la macchina da presa e quando incantare con un bel movimento al rallentatore.

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LA SCENA CHE VALE IL FILM

Il fiume, la corsa tra i boschi, tante altre che non posso citare per non svelarvi troppo.

L’ANGOLO DELL’INTRIGANTE NOZIONISMO

Melissa George, la protagonista, è già stata l’eroina di un altro bel horror e cioè quel 30 Giorni di buio (un gruppo di vampiri attacca un paesino in Alaska) con Josh Artnett che ha convinto molti, me compreso.

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