ACAB: Brothers in arms

Al di là delle polemiche un po’ strumentali che ha suscitato questo duro e abbastanza puro film, diretto con mano forse troppo televisiva da Sollima, risulta comunque riuscito a metà.

Pellicola di dovere e potere, povertà e miseria, colpa ed espiazione, Acab si fa ricordare per il linguaggio cinematografico schietto e per il microcosmo che descrive, fuor di dubbio affascinante ed inedito. Partendo dal particolare per descrivere una situazione ben più complessa e generale, non azzecca tutte le scelte che compie, ma perlomeno dimostra innato coraggio e sincera coerenza nel tentare di essere se stesso. 

Se le storie di Giallini e Nigro appaiono accessorie e a tratti caricaturalmente eccessive, è il celerino tutto d’un pezzo di Favino a fare il film nel bene e nel male. Pronto a caricarsi l’intera pellicola sulle spalle e portarla in un luogo migliore, il duro ma giusto celerino Cobra, è l’unico personaggio davvero sfumato e mai mono-dimensionale dell’intero film. Al tempo stesso pieno di dubbi legittimi ed esitazioni, destinati ad essere dimenticati in un angolo della mente appena un “fratello” è in difficoltà, Favino incarna un poliziotto umano e sfaccettato, un eroe dolente e bastardo, suo malgrado costretto ad agire e molto più raramente ad essere e pensare.

Pellicola allegorica e a suo modo profonda Acab, scava in quest’Italia e nelle sue letargiche istituzioni, condannate ad un’immobilità irreale e schiave di reazioni spesso avventate e fin troppo repressive. Figlia di un paese vigliacco ed ipocrita, capace di esaltare in modo omertoso i legami di sangue, ma troppo spesso dimentico della giustizia e della dignità del dovere, la prima opera cinematografica di Sollima, resta incompleta, quasi sospesa, in continua attesa di un’assoluzione che forse non arriverà mai. Eppur con le sue luci e le sue ombre, Acab è una perfetta cartina tornasole di un paese inerme e piegato da una crisi economica di cui si sente costantemente il puzzo, un morbo violento e putrescente, capace di rendere tutti uguali e tutti ugualmente perdenti.

Gli eroi-antieroi di Acab sono uomini già sconfitti in partenza, per questo non dissimili da coloro che ritengono di dover affrontare. Ai protagonisti di Sollima resta solo la cieca fratellanza che si sono costruiti attorno, ultimo valore-non valore a cui aggrapparsi mentre l’intero mondo, attorno a loro, prende fuoco ed esplode, in un ultimo disperato fuoco d’artificio.

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1 commento

Archiviato in Drama

Una risposta a “ACAB: Brothers in arms

  1. Ciao Houssy, ti abbiamo nominato al nostro Versatile Blog Award.. te lo meriti proprio! A presto!! http://www.nonsolopizzaecinema.com/

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