Carissimo cinema italiano, Sic transit gloria mundi.
Guardate che non c’è da scherzare, nessuna risata sotto i baffi o alzata di spalle per favore, il Belgio è un paese che cinematograficamente ci fa le scarpe.
Passino i celeberrimi e premiatissimi fratelli Dardenne, ma qui siamo dalle parti del noir e Rundskop, film che che mi ha ricordato per certi versi l’interessante Calvaire, è candidato al premio Oscar come miglior film straniero.
Sì perchè noi, che abbiamo regalato al mondo il neo realismo, ci perdiamo appresso ai Manuali d’amore e alle Vacanze di Natale, mentre gli amici belgi coltivano con passione e intelligenza, il genere cinematografico, imponendosi all’attenzione del mondo alla stregua dei celeberrimi cugini francesi.
Quindi non c’è proprio niente da ridere.
Violento, rurale, asciutto e dolente, Rundskop, racconta con rara ed indimenticabile efficacia, l’inizio della fine delle fragili certezze di un uomo che si trova ad affrontare il proprio passato. Il destino e l’impossibilità di sfuggire da se stessi, sono ovviamente gli abusati temi messi in campo dal film di Roskam, la sincera peculiarità della messa in scena e la possente fisicità del protagonista fanno il resto, consegnandoci un film bello ed inevitabile come la caduta di un pesantissimo sasso.
Permeato da un lercio senso di ineluttabilità, avaro di consolazioni ed arcigno nel descriverci sentimenti come l’amore e l’amicizia, Bullhead ha l’urgenza dell’apologo e la profonda bellezza della parabola. Sussurrato e raramente gridato, sfumato eppure difficile da dimenticare, questo piccolo grande film con il piglio del racconto documentario, racconta un’umanità diversa e sotteranea, non meno degna di sognare, credere e innamorarsi.
Un’umanità e un umano sentire per certi versi davvero indimenticabile.
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Ciao Houssy,
Sono contento, davvero contento, che hai visto questo film, soprattutto perché l’ho visto ieri sera, eleggere le tue considerazioni, calde calde appena uscite mi da l’opportunità di darti quasi a caldo le mie impressioni.
Traumatico per certi versi, questo film ti strugge per la sua cruenta realtà.
Fin dall’inizio, a nessuno importa veramente cosa succede nei loschi affari fiamminghi, la storia a cui siamo decisamente interessati è quella del protagonista.
Lo seguiamo fin dall’infanzia, in cui subisce un trauma permanente ( ammettilo che anche tu ti sei impressionato per quella scena, mamma mia!) che lo segna per la tutta vita. E lo accompagniamo nelle vicende quotidiane, lo vediamo pieno di rancore, di rabbia ma anche voglioso di cambiare e amare.
La psicologia di questo personaggio impressiona davvero, ma alla fine gli vuoi bene e ti dispiace per tutto ciò che gli succede.
Un film veramente ben fatto, e come hai detto tu, questi film ora come ora ce li sogniamo. Non so se tu hai visto “Una Separazione”, ossia l’altro film nominato all’oscar, però reputo Bullhead di un altro spessore nonostante il film Iraniano sia veramente ben fatto.
Spero che vinca l’oscar
… per il resto.
Un abbraccio,
Andrea
Sì lo ammetto, la scena da te citata mi ha turbato eccome e poi confesso la mia debolezza e dichiaro apertamente che durante la notte degli Oscar farà il tifo per Bullhead. Già che sia stato candidato comunque è un interessante passo avanti da parte di un’Academy spesso fin troppo cieca.
A presto.