I GUARDIANI DEL DESTINO: L’importanza di crederci fino in fondo

E’ possibile che un film capace di emizionarci e coinvolgerci, ribalti le carte in tavola nel finale, rovinando tutto ciò che aveva costruito ed arrivando perfino a farsi disprezzare dallo spettatore che fino a quel momento lo aveva seguito e amato?

Per rispondere a questa spinosa domanda, basta recarsi nella più vicina multisala e gustarsi fino all’ultimo fotogramma, I guardiani del destino, in originale The Adjustment Bureau.

Non c’è nulla che non va per il verso sbagliato in questa pellicola tratta da un ennesimo racconto di Philip K. Dick. Ottimo e azzeccato il cast, con Matt Damon al timone, Emily Blunt a seguire e perfino una spruzzatina di Terence Stamp, giusto per dare quel sapore in più, regia solida e non particolarmente intrigante, ma il film francamente non richiedeva di più e per finire una sapiente sceneggiatura, capace di entrare subito nel vivo degli eventi, per proseguire poi a rotta di collo. L’idea è francamente intrigante e alcuni passaggi sono proprio indovinati, con quella tragica parabola umana che risulta quasi completamente dominata dall’esterno.

I “cattivi” rappresentati come tanti ragionieri, le porte, i cappelli, il libero arbitrio e il piano, insomma I guardiani del destino, avvince e conquista, anche grazie alla fisicità del personaggio interpretato da Matt Damon, furbescamente simile a quel Jason Bourne che gli ha regalato la fama. Tutto bene quindi, direte voi. Tutto male invece, visto che nell’ultimo twist narrativo, nell’ora della risoluzione finale, nel momento esatto in cui ci si gioca il tutto per tutto, riannodando i fili di tanto e tale plot narrativo, la pellicola è capace sgonfiarsi in quattro e quattr’otto come un tragico suffle’ sbagliato.

Peccato, perchè fino al crollo finale (non aspettatevi un vero e proprio disastro, ma una conclusione moraleggiante, prevedibile e piena zeppa di tarallucci e vino), il film macina bene, spedito sui binari dell’ineluttabilità e della cinica rasseganzione, con il protagonista che lotta e si ingegna, ma nulla può contro un destino arcigno e beffardo che non concede premi di consolazione. Tragico, perchè quello che si lamenta quindi è l’assenza di una vera voglia di osare, di crederci fino in fondo, arrivando a preferire un finale buono per tutte le stagioni e per tutti i tipi di pubblico.

Scegliendo l’anonimato e la mediocrità, I guardiani del destino, resta la solita promessa estiva non mantenuta, troppo impegnata a non restare invisibile per preoccuparsi di essere qualcosa di vero, nuovo e orgogliosamente sincero.

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VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Carino, 6,5
Se avete da 13 a 20 anni: Non male, 6
Se avete da 20 a 30 anni: Discutibile, 6-
Se avete da 30 a 40 anni: Dimenticabile, 5,5
Se avete da 40 anni in su: Già dimenticato, 5

QUANTO SIETE DISPOSTI A SPENDERE

In dvd, a noleggio, in una serata casalinga tra amici.

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1 commento

Archiviato in Fatascienza

Una risposta a “I GUARDIANI DEL DESTINO: L’importanza di crederci fino in fondo

  1. alberto

    Concordo su tutto anche se devo dire che la prima parte non mi ha appassionato più di tanto. Ho una sola domanda: esistono ancora i videonoleggi?

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