THE TROLL HUNTER: La voce norvegese del genere che si adegua

Mettiamo subito in chiaro una cosa, The Troll Hunter non è altro che un filmetto divertente, buono per passare onestamente e con un pizzico di curiosità  un pomeriggio tardo invernale.

L’idea è semplice, un gruppo di documentaristi segue un cacciatore di Troll, determinato a stanare ed uccidere le insane creature della mitica tradizione nordica, ritenute responsabili di morie di bestiame e altri disastri. Detto così può sembrare sciocco e per certi versi lo è, ma il film ha del buono e grazie ad alcune invenzioni sfiziose, porta a casa l’entusiasmo dell’appassionato di bocca buona, a caccia di briciole di emozione.

L’espediente narrativo è sempre lo stesso: un falso dcumentario e tantissima camera a mano, due elementi ormai codificati e digeriti da ogni appassionato, eppure ancora capaci di suscitare qualche inedito brivido. Complice un’ambientazione inedita e adattassima al cinema horror, The Troll Hunter fa di necessità virtù ed usando dei meccanismi ormai abusati, ne trae comunque qualcosa di nuovo. Sarà colpa del tema trattato o forse responsabilità dei riusciti effetti speciali e dell’idea coraggiosa di mostrare, invece che celare, eppure questa pellicola quasi elementare si lascia guardare volentieri.

Nonostante tutto, piaccia o no, The Troll Hunter impone una serie di riflessioni.

In primo luogo, si tratta di un film norvegese e la mente corre al nostro bel paese e ai suoi presunti autori, all’incapacità di fare cinema di genere e al fatto che ora pure in Norvegia hanno il loro bel film di mostri, mentre noi continuiamo a correr dietro ai manuale d’amore a ai problemi dell’andropausa. In secondo luogo, un film come The Troll Hunter, innesca una digressione sulle direzioni ultimamente intraprese dal genere horror.

Il genere falso documentario, da The Blair witch project, a Paranormal activity, passando per L’ultimo esorcismo e Rec, fino ad arrivare al classico Cannibal Holocaust, ha permesso soprattutto negli ultimi anni, una libertà narrativa senza eguali. In pratica, bastava una buona idea (mostri, streghe, fantasmi…) e la voglia di realizzarla, poi il cinema avrebbe fatto il resto. The Troll Hunter è figlio di questa tendenza, se volete, in alcuni casi di questa degenerazione, ormai largamente di moda, sia per relativa economia dei mezzi, sia per la semplicità della messa in scena.

Forse non un male, ma una netta e decisa sterzata verso un appiattimento di idee e di significante, che a volte lascia perplessi. Passati e quasi dimenticati gli anni dei Carpenter e dei Romero, a suon di remake e reboot, il cinema “de paura” si avvia verso una globalizzazione necessaria. Se da un lato l’arsura di idee si riflette nell’impianto narrativo sempre più schematico (male), dall’altro paesi che un tempo restavano in silenzio, ora si affacciano timidamente nel panorama internazionale, determinati a battersi finalmente ad armi pari con  lo strapotere americano (bene).

E l’Italia? Come detto il nostro paese resta in attesa, alla finestra, timidamente impegnato a farsi palpeggiare la coscienza da temi fintamente altisonanti, mentre nasconde sotto il tappeto le brutture e i problemi che lo soffocano. Qualche segnale arriva (Zampaglione per esempio), ma si tratta di episodi isolati, sporadici raggi di sole, troppo flebili per farci mettere i maglioni in naftalina ed uscire a giocare, sulle spericolate, sperimentali e divertentissime altalene del cinema di genere.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Carino, 6,5
Se avete da 13 a 20 anni: Molto Carino, 7
Se avete da 20 a 30 anni: Carino, 6,5
Se avete da 30 a 40 anni: Interessante, 6,5
Se avete da 40 anni in su: Interessante, 6,5

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5 commenti

Archiviato in Horror

5 risposte a “THE TROLL HUNTER: La voce norvegese del genere che si adegua

  1. io sono ancor più pessimista di te. il caso citato di Zampaglione è l’ ennesimo esempio negativo. un italiano ha finalmente i “ganci” giusti ( perchè purtroppo è sempre quello il problema) per girare un film Horror, e cosa fa? un piccolo lavoro di clonazione.riciclando un finale già visto, e tu sai quale, arrivandoci con una struttura narrativa americanissima. un’ occasione persa per quanto mi riguarda. basta vedere film l’ horror contemporaneo spagnolo e francese, per capire che l’ Italia è ancora ai blocchi di partenza…anzi, nello spogliatoio.

    • Sacrosanto… ho citato Shadow, perchè si tratta comunque di una piccola traccia di vita in un panorama deprimente. Sono rimasto estremamente deluso dal film di Zampaglione, soprattutto dal suo finale, appiccicato con lo sputo e dedicato a tutti coloro che hanno smarrito la memoria cinematografica. Guardando soprattutto alla Francia (ma anche alla Spagna), come giustamente dici tu, non esistono termini di paragone. Un film come Martyrs basterebbe a spazzare via qualsiasi dubbio al riguardo, capolavoro assoluto di cristallina e torbida potenza. Film come quelli in Italia ce li sogniamo e non credo sia solo colpa della produzione assente e del mercato bastardo, ma anche di una generazione di autori latitante e miope.

  2. Sarà un film lieve ma non vedevo un film del genere da anni… Un horror con atmosfere lente, senza troppi scivoloni narrativi (ed il mockumentary ne è pieno, il tanto osannato REC è un buco narrativo unico ma pare che a nessuno importi) ma, soprattutto, con i Troll come uno se li immagina da bambino. Nessuna delusione: immensi, brutti, spaventosi… mi sono venuti i brividi e mi sono esaltata subito, appena comparsi sullo schermo. Meraviglia.

    Finalmente qualcuno che nomina Cannibal Holocaust, invece di fermarsi alla strega di blair…

    • E’ stato effettivamente molto piacevole imbattersi in questo Troll Hunter, quasi quanto vedere Rare Export. Il cinema non smetterà davvero mai di stupirmi….

  3. Rare Export non l’ho visto! Consigli? Vado a vedere se hai scritto qualche recensione…

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