HEREAFTER: Morte, laicismo e pochissima vita

E’ molto difficile parlare di Hereafter, il nuovo film di Clint Eastwood. Difficile in quanto non si tratta di un film riuscito al cento per cento, anzi una volta lasciato sedimentare emergono parecchi difetti.

Si sa che è sempre arduo e a tratti imbarazzante, parlare male di un film dell’Eastwood regista, il nostro infatti gode di una sacralità quasi intoccabile, che gli ha assicurato negli anni una massiccia dose di appassionati duri e puri, pronti a difendere sempre e comunque il suo lavoro. Hereafter però non è un buonissimo film, ma un’interessante storia laica sull’aldilà, a tratti ispirata e spesso troppo facile.

La suddivisione in tre segmenti distinti, Parigi, San Francisco e Londra, che confluiranno nel finale, non aiuta lo spettatore, in quanto soprattutto la parte francese è priva di mordente e con il suo approccio scientifico, razionalista, complottistico, confonde troppo spesso le carte in tavola. Di contro il segmento più riuscito (e toccante) è quello londinese, mentre la vicenda americana soffre di un’interpretazione troppo sofferta da parte di uno spaesato Matt Damon, francamente fuori parte.

Costantemente a corrente alternata, a volte emozionante, spesso didascalico e quasi sempre afflitto da un’insana voglia di chiudere ogni porta lasciata aperta, senza lasciare mai nulla in sospeso, Hereafter si concentra troppo su se stesso e sui suoi personaggi, dimenticando di far respirare la storia, che senza i dovuti tempi e le necessarie pause, sembra arrancare verso una parte finale fin troppo scontata e poco ispirata.

Orgogliosamente laico e lontano da qualsiasi religiosità spicciola, il film di Eastwood ha il grande pregio di parlare di aldilà e morte senza tirare in ballo le sacre scritture o il perdono divino. Diretto con la solita mano ferma e capace di un maestro, convincente quando racconta la quotidianità dei suoi protagonisti (la parentesi del corso di cucina è perfetta), ma inefficace di far provare vere emozioni man mano che ci si avvicina al vero climax della vicenda, Hereafter rende eccezionale il banale e banale l’eccezionale, raggelando tutto in una riuscita istantanea priva di vita, la stessa vita di cui in fin dei conti ogni storia dovebbe essere fatta.

VOTO

Se avete da 00 a 13 anni: Noioso ma non per bimbi piccoli, 5
Se avete da 14 a 22 anni: Carino, 6,5
Se avete da 23 a 33 anni: Bello, 7
Se avete da 34 a 45 anni: Interessante, 6,5
Se avete da 45 anni in su: Interessante, 6,5

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4 commenti

Archiviato in Drama, Fantasy

4 risposte a “HEREAFTER: Morte, laicismo e pochissima vita

  1. io son del parere che il film sarebbe stato un capolavoro se fosse assente la parte “francese”. ho provato ad immaginarlo senza, e sono arrivato alla cunclusione che oltre ad essere inutile, è stata deleteria per la riuscita del film.
    è servita solo come pubblicità per l’ effettone dello tsunami( altrimenti non so quanti americani sarebbero andati a vederlo) e lo sdolcinato ed inutile lieto fine( essenziale sempre per gli americani, che altrimenti tornano a casa tristi). un’ occasione persa per clint, sono d’ accordo con te in questo.

    • Pienamente condivisibile… la parte francese appesantisce e toglie respiro ad una vicenda che per il resto poteva essere più intima, più paradigmatica. Occasione persa per Clint, ma stiamo comunque parlando di un buon film. Ovvio, dal cinema di Eastwood ormai ci si aspetta di più.

  2. Ciao Houssy..
    E’ un pò che non scrivo, purtroppo non ho avuto il computer per tutta l’estate e ho dovuto finire alcune pratiche universitarie.

    Parlando del film…
    L’ho visto qualche settimana fa…
    I primi 15 minuti da urlo (causa anche lo tsunami), gli ultimi 15 da svenarsi.
    In mezzo carne e fumo… più fumo però..

    Trama interessantissima, ma mal sviluppata.. finale troppo poco significativo e sdolcinato… commovente la storia dei gemelli ma nient’altro..

    Su Matt Damon la penso esattamente come te… fuori ruolo…

    Un abbraccio..

    • E’ un piacere risentirti…
      Hereafter è esattamente come hai descritto tu, una prova in più, se ce ne fosse bisogno, della fallibilità umana, in questo caso del grande vecchio Eastwood. Il suo cinema sta tutto da un’altra parte.
      A prest.

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