RAPUNZEL: Fiabe, dollari ed altre dimensioni

Cominciamo col dire che Rapunzel, per tematica ed intento, è terribilmente simile al precedente La principessa e il ranocchio, senza però possederne la grazia e lo splendore.

Sarà colpa dell’animazione, che torna ad essere appannaggio della moda digitale, o delle canzoni, decisamente dimenticabili, ma la nuova avventura Disney diverte senza conquistare, graffia senza lasciare alcun segno. La storia della principessa Raperonzolo, dotata di una chioma fluente e magica, intrattiene per tutta la sua durata, senza però lasciare alcun ricordo di se, a parte un paio di sequenze davvero ben riuscite.

Schiava di un confuso mix tra una tematica forzatamente adulta (i pericoli del mondo esterno) ed un’altra più fiabesca, (l’importanza di avere un sogno, di nuovo una copia de La principessa e il ranocchio), la nuova fatica della Disney resta un film terribilmente indeciso. Pagando l’assenza di comprimari caratterialmente forti, il cavallo è simpatico e il camaleonte divertente ma nulla più, Rapunzel dimentica di dare voce e spessore a quell’universo forse minore, ma che da sempre rappresenta il vero carattere distintivo di ogni pellicola Disney che si rispetti.

Un discorso a parte merita invece la scelta di proporre la pellicola in 3d.

Stanco di battere sempre sullo stesso tasto, mi limito a dire che, rassegnato e sconfitto (le sale in cui il film viene proiettato in 2d sono davvero pochissime) mi sono dovuto recare con la mia bambina e  moglie al seguito in una multisala per godere della mirabolante visione a tre dimensioni.

Non prima di aver lasciato alla cassa i soldi destinati ai regali di Natale (28 Euro!) ci siamo accomodati in sala, pronti a godere del costoso privilegio appannaggio del 3d. Dopo aver litigato alcune volte con mia figlia per imporle di tenere gli occhialini fatati (senza i quali il film è sfocato e ancor più nocivo alle diottrie dei bambini) siamo al fin giunti ai titoli di coda e una volta lasciata la sala, un’unica domanda si è presentata, invadente alla soglia delle nostre menti: Perchè vedere questo film in 3d, quando gli unici momenti degni di un certo coinvolgimento tridimensionale, riguardano una lanterna fluttuante e una farfallina che svolazza allegramente e brevemente?

La risposta forse soffia nel vento, anche se odo in lontananza Topolino che conta i dollari e intanto guardando il mio portafiglio tristemente vuoto, ascolto mia figlia che schifata mi dice di non voler mai più vedere un film con gli occhialini.

Brava bambina.

VOTO

Se avete da 00 a 13 anni: Bellissimo mamma, 8
Se avete da 14 a 22 anni: Carino ma da femmine, 6
Se avete da 23 a 33 anni: Per bambini, 5
Se avete da 34 a 45 anni: Non male ma non in 3d, 6,5
Se avete da 45 anni in su: Non male ma solo in 2d, 6,5

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2 commenti

Archiviato in 3D, Animazione

2 risposte a “RAPUNZEL: Fiabe, dollari ed altre dimensioni

  1. Eroina

    Non sono assolutamente d’accordo con il tuo parere. E mi dispiace davvero, perché secondo me Rapunzel è il primo film Disney “decente” -a dir poco- dopo tanti anni. L’unica cosa che mi è dispiaciuta è stata la grafica con cui si è deciso di creare questa bellissima favola. Secondo me i vecchi disegni a matita l’avrebbero reso qualcosa di essenzialmente unico, e non ci sarebbe stato il bisogno di “sproporzionare” le teste dei poveri personaggi. Ma, data questa scelta delle “teste e occhi giganti” con cui ormai sembra ci sia il dovere di creare tutti i cartoni, il 3D è stata la scelta migliore. Tu parli di “coinvolgimento”, e ti paragoni alla scena delle lanterne. E’ vero, lì sembra davvero di poterle toccare, che ti sfiorino la faccia, ma lo scopo del 3D non è sempre questo. Non è quello di farti “interagire” (perché è di questo che parli tu, nella tua recensione), ma appunto di coinvolgerti. Ti sei accorto di essere rimasto in un altro mondo per tutta la durata del film, e questa è uno degli effetti del 3D. Non te ne rendi conto, ma ti tiene attaccato.
    E poi scusa, non hai notato sorriso che regnava sovrano sulle facce del pubblico in sala? Non ti sei emozionato? Non ti è arrivata la lacrimuccia al finale? Dove sono finiti i tuoi occhi di bambino?
    Mi dispiace dirti che ormai il mondo là fuori ti ha irrimediabilmente limitato. Che peccato, te lo saresti goduto veramente tanto questo film. E ancora oggi, a distanza di 10 giorni, prima di andare a letto ci ripenseresti un po’ a questa fantastica pellicola.
    Ah, un’ultima cosa. Faccio parte della seconda fascia che hai dato per i voti. “Carino ma da femmine, 6″. Uhm, sbagliato anche questo. Ti prego, la prossima volta cerca di essere un po’ più leggero, non vorrei che la gente, leggendo le tue recensioni e i tuoi voti, decidesse di scartare questo film per andare a vedere qualcos’altro. Sarebbe di una tristezza terribile, e del tutto sbagliato nei confronti del film.

    • Rispettabilissimi pensieri, ma questa è la tua opinione…
      Personalmente ho trovato Rapunzel un film deludente (e guarda che le aspettative erano altissime), canzoni poco coinvolgenti e non memorabili (a differenza del già da me citato La principessa e il ranocchio), una cattiva francamente poco carismatica… Spiacente, trovo che la magia stia altrove e non tra le lenti degli occhiali 3d… Tu mi parli di mondo magico, ma per trovarlo non occorre indossare un paio di occhiali, basta una melodia, un tratto leggero, uno sguardo… ti assicuro che in sala non c’erano sorrisi, ma insofferenza, infatti mia figlia si toglieva di continuo gli occhiali perchè le davano fastidio. Dovrei supporre che l’animazione non è adatta ai bambini, che anche loro non sanno apprezzarne la magia, avendo perso il loro sguardo di fanciulli? Rapunzel non è un pessimo film, ma non è di certo il meraviglioso film che tu descrivi, almeno secondo me… Il bello di scrivere di cinema è che ognuno ha una sua opinione, io do la mia, niente di più e niente di meno e spero che in tanti la leggano, anche se non a tutti chiedo di condividerla.
      Concludo dicendo che quando scrivo i commenti ai voti, non devi prendermi così sul serio, ma la frasetta scritta a fianco indica il pensiero della fascia d’età a cui è riferito il voto. Nello specifico, devi immaginare che quando scrivo “E’ da femmine” immagino un ragazzetto di quindici anni contrariato per la visione troppo al femminile del film, tutto qui, nessuna offesa.
      Grazie comunque del tuo dettagliato contributo, avevo anche meditato di postarlo e basta, ma la tua passione, mi ha spinto a scriverti queste righe per raccontarti in modo più schietto il mio punto di vista…
      Grazie ancora e di cuore, per le tue righe piene di amore per una forma d’arte che personalmente adoro, a presto (promettimelo) su queste pagine.
      Matteo

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